Clima, sentenza storica contro la Svizzera

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha espresso parere favorevole alla denuncia presentata dall’associazione svizzera Anziane per il Clima contro lo stato svizzero.

APPROFONDIMENTO
Domenico Aloia
Clima, sentenza storica contro la Svizzera

La Corte Europea per i Diritti dell’Uomo ha espresso parere favorevole alla denuncia presentata dall’associazione svizzera Anziane per il Clima contro lo stato svizzero.

I governi devono mettere in atto azioni e promuovere politiche in materia climatica che mostrino un concreto impegno per il clima e garantiscano anche la tutela dei diritti e il benessere dei cittadini. Purtroppo non sempre i governi dimostrano una vera attenzione verso determinati aspetti, venendo considerati colpevoli di non aver messo in atto tutte le azioni necessarie.

La domanda: il clima sta cambiando, voi cosa fate?

Qualcosa però sta cambiando. A dimostrarcelo un caso di giustizia climatica che viene dalla Svizzera dove un gruppo di attiviste, l’associazione Anziane per il Clima, è riuscita a far valere i propri diritti. In particolare, alla base della denuncia nei confronti della Confederazione Elvetica, la violazione dei diritti in termini di salute per non aver messo in atto azioni volte alla riduzione delle emissioni di CO2  e aver causato l’innalzamento delle temperature danneggiando le fasce più anziane della popolazione considerate maggiormente suscettibili ai cambiamenti climatici.

Anziane per il Clima (Klima Seniorinnen Schweiz) è un’ associazione senza scopo di lucro nata nel 2016 della quale fanno parte oltre 2500 donne over 64 che abbiano domicilio sul territorio elvetico. L’obiettivo è veder riconosciute richieste in favore del clima, tra queste la riduzione delle emissioni dei gas serra e degli effetti sul riscaldamento globale, non solo nell’ interesse dei soci  ma della collettività e delle future generazioni.

L’associazione, come accennato in precedenza, si è resa protagonista di un contenzioso con lo stato svizzero in materia di clima, che potrebbe rappresentare un caso scuola per le future controversie in ambito climatico tra cittadini o associazioni e governi. Nello specifico si tratta dell’applicazione 53600/20 della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo incentrata sulla denuncia delle Anziane per il Clima contro la Confederazione Elvetica.

La Corte Europea ha riscontrato la mancata applicazione da parte dello stato svizzero dell’ articolo 8 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, inerente il diritto alla vita privata e familiare. Secondo l’ articolo le pubbliche autorità non possono entrare in questioni riguardanti il rispetto della vita privata e familiare a meno che ciò non sia previsto dalla legge per motivi di sicurezza nazionale, per il benessere economico del paese, per la protezione della salute. Per questo si richiede allo stato di adeguare gli obiettivi climatici su basi scientifiche.

Ma quale è stato l’iter della denuncia ?

Innanzitutto il ricorso è stato promosso non solo da Anziane per il Clima come associazione ma anche da quattro sue attiviste, che hanno lamentato un acuirsi dei problemi di salute a causa delle ondate di calore, tanto da condizionarle nella propria vita.

La strada che ha portato alla storica decisone della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo è stata molto accidentata. La data di avvio del contenzioso è il 25 novembre 2016, quando l’associazione in base alla legge sulla procedura amministrativa, presenta una richiesta al Consiglio Federale, al Dipartimento federale dell’Ambiente, dei Trasporti e delle Comunicazioni, all’Ufficio Federale dell’ambiente, e all’Ufficio Federale dell’Energia elvetico. Le richieste dei ricorrenti erano volte a far si che lo stato Svizzero non venisse meno all’ impegno di ridurre le emissioni al 25% nel 2020, e dei gas serra del 50% entro il 2030. In buona sostanza si invitavano le autorità elvetiche ad adottare le necessarie misure per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’accordo di Parigi sul clima del 2015.

Purtroppo inizialmente le richieste sono rimaste inascoltate, un primo diniego è datato 25 aprile 2017 da parte del Dipartimento dell’Ambiente, dei Trasporti, Energia, il quale motivava la decisione con il fatto che i ricorrenti non fossero direttamente colpiti dai problemi climatici. Una successiva nota di diniego da parte del tribunale amministrativo federale è del dicembre 2018, secondo cui ad essere colpite non sarebbero soltanto donne over 65 ma l’umanità nella sua totalità.

Nel maggio 2020 il tribunale federale respinge il ricorso presentato nel gennaio dell’ anno precedente, con la motivazione che il tanto temuto aumento di 1,5 °C non si sarebbe verificato nel breve periodo, e come la crisi climatica rappresentasse uno spazio che esulava dalla garanzia dei diritti umani.

I ricorrenti lamentavano il fatto che i tribunali non avessero risposto alle loro richieste emettendo  decisioni lesive dei diritti civili per la mancata adozione da parte dello stato di azioni di contrasto ai cambiamenti climatici. Essendo rimasti inascoltati i ricorsi inoltrati alle autorità giudiziarie nazionali, l’associazione ha deciso di rivolgersi ad un organismo sovranazionale, la Corte Europea dei Diritti dell’ Uomo, organo deputato al rispetto della Convenzione Europea dei Diritti dell’ Uomo.

La Corte dopo vari passaggi, lo scorso 9 aprile 2024, si è espressa positivamente nei confronti dell’istanza promossa dall’ associazione elvetica. A convalidare il parere e a renderlo scientificamente valido, la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite, la Convenzione di Parigi del 2015 e i pareri del Gruppo Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (IPCC), in grado di certificare l’esistenza di un cambiamento climatico di origine antropica, quale seria minaccia per i diritti umani e la conseguente necessità di adottare misure di contrasto ai cambiamenti climatici e impedire il fatidico aumento di 1,5 °C.