COL PROSCIUTTO NEGLI OCCHI E I FIGLI OBESI

Bambini e adolescenti affetti da obesità. Ma un genitore su tre lo nega. Uno studio su abitudini, percezioni e comportamenti rispetto alla cura dell’obesità nei giovani.

SALUTE
Cristina Nati
COL PROSCIUTTO NEGLI OCCHI E I FIGLI OBESI

Bambini e adolescenti affetti da obesità. Ma un genitore su tre lo nega. Uno studio su abitudini, percezioni e comportamenti rispetto alla cura dell’obesità nei giovani.

Un genitore su tre fatica a riconoscere l’obesità del proprio figlio e un adolescente su quattro non si rende conto di essere obeso. Questo è ciò che principalmente emerge dai nuovi dati dello studio internazionale ACTION TEENS, condotto in dieci paesi nei vari continenti, Italia inclusa, e presentato al Congresso Europeo sull’Obesità (ECO) 2022. L’obiettivo primario dello studio, che ha coinvolto circa 13.000 persone, di cui oltre 5.000 bambini e adolescenti con obesità, 5.400 genitori e caregiver, e più di 2.000 operatori sanitari, era quello di identificare le percezioni, le attitudini, i comportamenti e gli ostacoli per la cura dell’obesità e capire in che modo questi fattori influenzino la sua gestione.

L’obesità è una malattia cronica che richiede una gestione a lungo termine, è una malattia complessa e multifattoriale, influenzata da fattori genetici, fisiologici, ambientali e psicologici ed è associata a numerose gravi conseguenze per la salute. L’aumento della prevalenza dell’obesità a livello globale rappresenta un problema di salute pubblica che comporta gravi implicazioni in termini di costi per i sistemi sanitari. Nonostante l’elevata prevalenza, molte persone con obesità non ricevono sostegno ai loro sforzi per perdere peso e la malattia rimane sostanzialmente mal diagnosticata e sottostimata.

Sottovalutare questa patologia nei bambini e negli adolescenti porta a uno sviluppo precoce di malattie croniche come problemi di salute mentale, disturbi cardiaci, diabete di tipo 2, nonché alcuni tipi di tumori e problemi sia allo scheletro che alle articolazioni. I nuovi dati rilevati dalla ricerca evidenziano che l’obesità pediatrica ha un notevole impatto sulle aspettative di vita di chi ne è affetto e infatti, il rischio di morte prematura triplica nei bambini con obesità rispetto ai bambini che hanno un indice di massa corporea (BMI) nella norma. Ma i genitori di bambini con obesità faticano a riconoscerla e spesso sottovalutano la gravità della malattia, convincendosi che si risolverà con la crescita, aspettativa quest’ultima assolutamente non supportata dalle evidenze scientifiche.

“L’obesità è una malattia cronica che tende a recidivare e nel tempo può complicarsi con lo sviluppo di altre malattie, ma se trattata con serietà, tempo, dedizione e impegno si può curare”, spiega Claudio Maffeis, Past President della Società Italiana di Endocrinologia e Diabetologia Pediatrica. “In Italia i dati più recenti dell’indagine Okkio alla Salute ci dicono che purtroppo siamo tra i paesi europei con i valori più elevati di sovrappeso e obesità nella popolazione in età scolare, risulta infatti che la percentuale di bambini in sovrappeso è del 20,4 per cento e di bambini con obesità del 9,4 per cento, compresi i gravemente obesi che rappresentano il 2,4 per cento”.

“L’obesità rappresenta una sfida irrisolta di salute pubblica, colpisce e condiziona la vita di troppi giovani, influenzando profondamente la loro salute. Lo studio ACTION TEENS ha analizzato le diverse potenziali barriere che ostacolano un’efficace lotta a questa malattia”, aggiunge Stephen Gough, Senior vice president, Global Chief Medical Officer, Novo Nordisk. “L’obesità in età pediatrica si riflette in età adulta in quattro casi su cinque; dobbiamo agire per guidare la popolazione a un cambiamento radicale di attitudini”.

“I risultati dello studio mostrano che, nonostante gli adolescenti vogliano perdere peso per migliorare la propria salute, in un caso su tre non riescono a parlarne direttamente con i genitori e spesso ricorrono all’uso dei social media per cercare aiuto”, sostiene Vicki Mooney, una delle autrici dello studio, Direttrice esecutiva della European Coalition for People living with Obesity (ECPO). “È difficile comprendere pienamente le pressioni quotidiane cui gli adolescenti in questa situazione sono soggetti, soprattutto perché due terzi di loro si sentono gli unici responsabili del perdere peso. Infatti, molti genitori e caregiver di bambini e adolescenti con obesità non sanno come affrontarla e come gestirla al meglio”.

Dallo studio, infine, emerge la necessità di migliorare i percorsi di formazione di medici e operatori sanitari nella gestione e nella cura dell’obesità come malattia cronica. Secondo i dati raccolti risulta, infatti, che l’87 per cento ritiene di non aver avuto una formazione adeguata su questa malattia.

“L’impatto dell’obesità sulla società e sui nostri sistemi sanitari non deve essere sottovalutato. C’è urgente bisogno che i governi e la società riconoscano e trattino l’obesità come una malattia cronica, in modo da offrire il giusto sostegno a tutti”, ha dichiarato l’autore principale dello studio, Jason Halford, Direttore della Scuola di psicologia dell’Università di Leeds e Presidente dell’Associazione europea per lo studio dell’obesità (EASO).