COLTIVATORI DI EMOZIONI: LA PIATTAFORMA DIGITALE DOVE SI SEMINA LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Per il nostro benessere e del Pianeta c’è una “buona pratica”: l’adozione a distanza di una tradizione agroalimentare italiana, custodita dai coltivatori che utilizzano metodi a basso impatto ambientale, in uno dei tanti borghi a rischio di abbandono della penisola.

AMBIENTE
Antonella Zisa
COLTIVATORI DI EMOZIONI: LA PIATTAFORMA DIGITALE DOVE SI SEMINA LO SVILUPPO SOSTENIBILE

Per il nostro benessere e del Pianeta c’è una “buona pratica”: l’adozione a distanza di una tradizione agroalimentare italiana, custodita dai coltivatori che utilizzano metodi a basso impatto ambientale, in uno dei tanti borghi a rischio di abbandono della penisola.

Da quando l’Italia ha colto la sfida della sostenibilità firmando l’Agenda 2030 ONU nel 2015, sono nate numerose iniziative per promuovere le “buone pratiche” nella società civile. Tra queste ci ha incuriosito Coltivatori di Emozioni, la prima piattaforma online italiana di social farming (agricoltura sociale). Attiva dal 2018 ha dato avvio a un progetto che unisce aspetti ambientali, sociali ed economici. E si basa sull’adozione a distanza di un agricoltore, che porta avanti o recupera una tradizione agroalimentare italiana, comprese quelle che vantano certificazioni di qualità e che caratterizza la storia di un borgo a rischio di spopolamento. Aspetto cruciale è che ogni coltivatore incluso nel progetto utilizza metodi di coltivazione tradizionali e sostenibili.

Come si adotta? Collegandosi al sito si può fare una donazione in ore-lavoro scegliendo fra 3 pacchetti. Le ore donate sono utilizzate per svolgere una specifica operazione (semina, aratura, raccolta…) che consente all’agricoltore di completare la lavorazione dei prodotti o uno specifico progetto della piccola azienda. La donazione consente di ricevere i prodotti direttamente a casa e, periodicamente, il sostenitore viene aggiornato sulle attività dell’agricoltore e dell’azienda “presa in carico”. A suggello dell’atto simbolico di adozione il team di Coltivatori di Emozioni realizza un certificato, che attesta anche il legame di fiducia tra produttore e consumatore.

Ogni beneficiario della donazione racconta la propria storia e la tradizione agricola del territorio in un video che, al contempo, permette di visitare le loro realtà incastonate nel suggestivo mondo rurale. Sono tanti i prodotti tradizionali entrati nella rete Coltivatori di Emozioni tra cui la Nocciola IGP del Monferrato in Piemonte, lo Zafferano DOP dell’Aquila coltivato nel borgo di Novelli e il Morbidone dell’Oratino nel molisano. E poi i grani antichi coltivati nell’entroterra siciliano e il miele prodotto “secondo natura” da appassionati apicoltori, sensibili alla drammatica situazione in cui versano i preziosi impollinatori.

Entrando nell’anima del progetto, capiamo bene che la rete Coltivatori di Emozioni non si limita a “recuperare” una tradizione agroalimentare: “Grazie a una presenza sempre più capillare sul territorio italiano, la piattaforma è anche uno strumento a sostegno dell’occupazione per coloro che decidono di tornare alla terra e restituire nuova vita all’Italia dei piccoli borghi storici” spiega il fondatore Paolo Galloso.

E come racconta la piattaforma, tornare alla terra recuperando una tradizione agricola vuol dire anche tutelare il paesaggio, così migliorando la vivibilità e l’attrattività del territorio, a beneficio delle comunità locali anzitutto e poi per i turisti, con tutto quello che ne consegue in crescita economica sostenibile e duratura (vedi PNRR).

Un territorio curato da un agricoltore significa anche renderlo più sicuro, meno sensibile alle leggi della natura che governano il dissesto idrogeologico. Questo è un tema “particolarmente rilevante” poiché interessa gran parte della penisola, predisposta a diversi fenomeni naturali che impattano sulla popolazione, sulle infrastrutture e sul tessuto economico e produttivo del Paese, citando l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (nel merito il PNRR prevede specifici interventi).

Recuperare i terreni incolti destinandoli alle numerose tradizioni agroalimentari che caratterizzano la penisola, vuol dire anche salvaguardare la biodiversità. Il nostro Paese è caratterizzato da un patrimonio di biodiversità tra i più significativi in Europa per specie animali e vegetali. Ma è una ricchezza che sta “rapidamente diminuendo come conseguenza diretta o indiretta delle attività umane” riferisce il rapporto 2021 di Legambiente. Tenuto conto della sua funzione nell’ecosistema, nessuna nazione può permettersi la perdita o il depauperamento della biodiversità, perché comporta disastri naturali, una drammatica riduzione di risorse alimentari, energetiche e di medicinali.

Bisogna dirlo, non stupisce che la piattaforma Coltivatori di Emozioni abbia destato interesse fin dal primo anno di attivazione. Nel 2018 riceve il premio “Green Pride” per aver saputo cavalcare il potenziale del digitale e agire sul territorio in ogni dimensione della sostenibilità. Finora ha coperto 18 regioni italiane e sostenuto 43 agricoltori selezionati. Chiunque può supportare il progetto — precisa il team — non solo i privati ma anche le imprese, le associazioni e gli enti che vogliono improntare la propria attività nell’ottica della sostenibilità.

Le caratteristiche del progetto attraggono anche il sostegno dello chef Simone Rugiati, che dal 2020 è “Ambassador” del marchio e da allora racconta in rete le “colture e le culture” che hanno aderito alla piattaforma. E sempre nel 2020 prende avvio la partnership con l’Associazione “I borghi più belli d’Italia” per promuovere la valorizzazione dei borghi storici appartenenti al circuito, anche attraverso la riscoperta dei suoi prodotti agricoli più tipici.

Non resta quindi che tornare da dove siamo partiti: Coltivatori di Emozioni contribuisce a raggiungere gli obiettivi dell’Agenda 2030. Il team sottolinea nello specifico il n.8 “Lavoro dignitoso e crescita economica”, il n.12 “Consumo e produzione responsabile” e il n.15 “La vita sulla Terra”. A conti fatti, scorgiamo anche il n.2 “Sconfiggere la fame”, il n.3 “Salute e benessere” e il n.11 “Città e comunità sostenibili”.