COMBATTERE LA MALARIA: DALL’UNIVERSITÀ DI PISA AL KENYA
La dottoranda del Centro di ricerca Enrico Piaggio Florinda Coro in partenza per l’Africa.
“Lavorare sul campo mi consentirà di mettere in pratica tutto il lavoro fatto in questi anni. Riuscirò a toccare con mano e a cogliere quali sono i limiti effettivi del mio progetto nonché a collaborare con diversi colleghi del luogo per poterli superare al meglio. Interfacciarsi con altri ingegneri ma anche con professionisti dell’healthcare quali medici ed infermieri sarà un’occasione unica per imparare e crescere”.
Lo dice con papabile emozione a pochi giorni dalla partenza per Nairobi, la capitale keniota, che assisterà alla prova del 9 per validare i frutti della sua ricerca.
Lei è Florinda Coro, dottoranda del Centro di Ricerca Enrico Piaggio e del dipartimento di Ingegneria dell’Informazione dell’Università di Pisa. Una carriera accademica dedicata alla bioingegneria e al settore biomedicale per affinare progetti e momenti di studio e ricerca volti allo sviluppo di dispositivi medici open-source.
Destinatari? I paesi del mondo a reddito medio-basso con una peculiare attenzione focalizzata su strumento diagnostico in vitro per la diagnosi della malaria.
Un percorso che inizia da lontano. Una laurea magistrale in ingegneria biomedica all’Università di Pisa, due periodi all’estero a Nairobi (Kenya) e a Kampala (Uganda) finalizzati alla progettazione collaborativa di dispositivi medici open-source e, attualmente, impegnata con la sua attività di ricerca che spazia dalla progettazione, prototipazione meccanica ed elettronica alla regolamentazione con l’obiettivo di rendere accessibili a tutti dispositivi medici sicuri, appropriati e convenienti.
Ed ecco che proprio questo mese l’ingegnera Coro porterà a Nairobi – dove resterà per i prossimi due mesi e mezzo – un sistema di diagnosi in vitro disegnato su misura per gli ospedali del posto. Lavorerà alla Kenyatta University di Nairobi con un obiettivo preciso: rimediare alla mancanza di sistemi diagnostici per la malaria efficaci, robusti, di facile e veloce impiego, ma soprattutto realizzabili sul posto e di facile manutenzione.

“Il problema è che nelle aree a basse risorse, come le zone rurali dei paesi dell’Africa Sub-sahariana, la maggior parte delle strumentazioni mediche arriva grazie alle donazioni. Ma alla fine meno di un terzo funziona davvero – spiega la dottoranda -. La ragione è semplice: le strumentazioni pensate per gli ospedali europei o statunitensi non trovano, negli ospedali di queste aree, le condizioni per funzionare. Il mio primo compito sarà quello di capire precisamente perché: – prosegue Florinda Coro – le ragioni possono essere mancanza di corrente o sbalzi di tensione, difficoltà nel reperimento di acqua potabile, mancanza di personale specializzato…”.
Questa fase si chiama “need assessment” e richiede di visitare di persona le strutture.
“Abbiamo già un primo prototipo di sistema diagnostico: con questa analisi lo adatteremo con maggiore precisione al contesto in cui dovrà funzionare”. Nella fattispecie, il sistema di diagnosi in vitro sviluppato a Pisa e affidato a Florinda Coro è composto da un dispositivo per fare lo striscio di sangue, un microscopio a basso costo e un algoritmo di intelligenza artificiale che permette la diagnosi in automatico. Tutti dispositivi open-source, quindi liberamente condivisi, in cui ogni componente, dal design al codice sorgente, può essere studiato, modificato, riprodotto.
“Questo permetterà di usarlo anche in assenza di tecnici esperti”, incalza Coro. Ma non si tratta solo di sperimentare uno strumento di diagnosi: il viaggio di Florinda, più in generale, sperimenterà un metodo di lavoro. L’ingegner Coro, infatti, lavorerà fianco a fianco coi colleghi africani per sperimentare, aggiustare, modificare e perfezionare un metodo di progettazione che sia “context-based. Cioè tagliato su misura”. In particolare, la referente numero uno alla Kenyatta University sarà la dottoressa June Madete, con cui il Centro Enrico Piaggio collabora da tempo. Madete infatti è una dei partner del progetto Ubora, progetto finanziato dalla comunità europea 2017-2019 con cui si è realizzata una piattaforma di progettazione collaborativa di dispositivi medici.
“La ricerca dell’ingegner Florinda Coro – conclude il professor Carmelo De Maria, uno dei responsabili della piattaforma Ubora – si inserisce in un percorso più ampio di collaborazione internazionale sulle tecnologie sanitarie, che negli anni coinvolto anche le Nazioni Unite, cioè da quando si è capito che la salute della popolazione è l’asset più importante di un paese”. E anche per Coro non è la prima volta in Kenya: “nel 2017 ho partecipato a una summer school sempre alla Kenyatta University: una interessante design school che mi è stata di grande aiuto per il progetto che porto avanti oggi”.

