COME ERAVAMO…

Le scelte strategiche delineate dal PNRR richiamano lo scritto “Come ho progettato l’Autostrada del Sole” del professor Aimone Jelmoni.

INFRASTRUTTURE
Mauro Maschietto
COME ERAVAMO…

Le scelte strategiche delineate dal PNRR richiamano lo scritto “Come ho progettato l’Autostrada del Sole” del professor Aimone Jelmoni.

Nel momento in cui ci apprestiamo ad andare all’incasso dei fondi Next Generation EU per impiegarli nelle scelte strategiche delineate dal PNRR può essere educativo leggere alcuni brani tratti dal celebre scritto “Come ho progettato l’Autostrada del Sole” del professor Francesco Aimone Jelmoni, progettista dell’Autostrada del Sole.

È davvero interessante verificare le singolari analogie con il presente nonché leggere il giudizio che allora si aveva di una grande società di ingegneria, ai giorni nostri svillaneggiata a causa di amministratori di scarsa etica.

Provo sempre una certa emozione ogni volta che mi capita di tornare col pensiero a quegli anni, tra il 1953 e il 1964, in cui fui impegnato quasi a tempo pieno nella progettazione dell’Autostrada del Sole, e specialmente se ne rievoco la fase iniziale, quel periodo cioè che potremmo definire “romantico” dell’autostrada, perché allora erano ben pochi, da ritenersi utopisti, che potevano credere seriamente nella possibilità di realizzare un’opera tanto grandiosa…

Sebbene l’autostrada apparisse assai al di là dal venire, tuttavia si levarono ben presto le prime polemiche, le prime controversie, i primi discordi pareri.
Era forte l’opinione che non di autostrade avesse bisogno l’Italia, bensì di aver migliorata, ammodernata, integrata la viabilità ordinaria esistente, così da rendere più esteso e capillare il beneficio, e quindi socialmente ed economicamente più giustificato, il dispendio di spesa.

Ancora, la soluzione da me proposta, e fermamente sostenuta, della doppia carreggiata, veniva definita, anche da autorevoli tecnici ministeriali, “faraonica”, “da megalomani”, addirittura “surreale”…, sia perché avrebbe comportato una spesa eccessiva, assolutamente “irragionevole”, sia perché …”avrebbe sottratto troppo spazio all’agricoltura”. Soprattutto, a misura che si andava delineando l’andamento generale del tracciato, sorgevano ognor nuove iniziative lungo la penisola, un po’ dappertutto, perché l’autostrada si conformasse a soddisfare questo o quell’interesse locale. In ogni luogo si voleva che essa passasse vicino: però, beninteso, sul terreno del vicino, senza che avesse ad invadere il proprio.

Il problema era da porsi quindi su un piano squisitamente nazionale, e il progetto andava appunto visto e sviluppato mantenendogli codesto carattere in tutta l’ampiezza ed evitando, in ogni modo, qualsiasi collegata a ristretti interessi locali; considerando tali non soltanto quelli provinciali e addirittura quelli “campanilistici” dei vari municipi, ma altresì quelli regionali, ancorché promettenti dal punto di vista della redditualità dell’autostrada stessa.

Questo infatti è stato il concetto fondamentale, informatore del progetto dell’Autostrada del Sole: essa avrebbe dovuto anzitutto e soprattutto realizzare un collegamento facile, economico ed efficiente fra il Settentrione e il Mezzogiorno, contribuendo così a promuovere relazioni di traffico copiose, che sarebbero state tra i più efficaci contributi al sollevamento delle depresse economie delle nobili province meridionali, e una valida integrazione delle molteplici provvidenze allora in atto da parte dello Stato.

Cosi, a poco a poco, pezzetto per pezzetto venni formando da Milano a Napoli, il progetto di massima dell’Autostrada del Sole, progetto che doveva a sua volta formare i lineamenti essenziali del definitivo progetto esecutivo, al quale posi poi mano, con una centuria di ingegneri, topografi, geologi, geotecnici, geometri e disegnatori, facenti parte del valoroso corpo tecnico della SPEA S.p.A., appositamente creata dall’Italstrade.