COMMUNITY COIN, UN PROGETTO CHE SA DI BUONO

Economia circolare, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Da Exar Solutions un sistema di criptovaluta per generare circuiti virtuosi all’interno delle pratiche di economia sociale e solidale.

AMBIENTE
Francesca Tomassini
COMMUNITY COIN, UN PROGETTO CHE SA DI BUONO

Economia circolare, sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Da Exar Solutions un sistema di criptovaluta per generare circuiti virtuosi all’interno delle pratiche di economia sociale e solidale.

Quanto vale una buona azione? Una domanda che non ha “la risposta” ma che, nel caso di Exar Solutions, impresa sociale che opera nel campo delle politiche del lavoro, ha trovato la sua ragion d’essere in Community Coin. Un nuovo modello di scambio sociale che permette di attribuire un valore – virtuale – alle azioni ad impatto sociale che tutti i giorni coinvolgono cittadini, organizzazioni e imprese e, con il valore generato, attivare nuovi scambi sul territorio. Come? Basando tutto su un sistema di criptovaluta, Community Coin appunto, in modo da poter quantificare e trasmettere ogni condotta positiva. “Rendere disponibili e scambiabili –spiega Angelo Perez, direttore area strategy e innovation di Exar – valori economici tradotti in un’economia parallela dei valori sociali”.

A fare da apripista, su Torino, Food Reborn. Una sperimentazione basata sul concetto della lotta allo spreco alimentare attivando un circuito virtuoso di economia circolare e sostenibilità ambientale. “Nella pratica – racconta Perez – grazie alla collaborazione di realtà già attive in questo ambito, come Eco dalle Città, abbiamo avviato la raccolta di generi alimentari ormai fuoriusciti dal mercato ordinario che altrimenti sarebbero stati mandati al macero. Prodotti ancora freschi, ben inteso, che hanno ancora il loro valore gastronomico. Un’operazione che ad oggi è stata effettuata ai Mercati Generali di Torino, sull’ortofrutta. Una volta reperite le materie prime- continua Perez – queste vengono donate a ristoratori che hanno dato la disponibilità sul progetto. Successivamente ne viene quantificato il controvalore, in Community Coin, che verrà utilizzato per pagare i pasti consumati in quei ristoranti dalle famiglie individuate come beneficiarie”.

Un sistema virtuoso che però tiene conto della natura imprenditoriale delle realtà coinvolte. “La merce ricevuta in dono dai ristoratori – aggiunge Perez- sarà comunque utilizzata come parte della loro economia ordinaria, per la preparazione dei pasti per i clienti generici e dunque per il locale costituisce un valore in termini economici a tutti gli effetti che compensa i costi sostenuti per partecipare al progetto ed in parte è esso stesso fonte di guadagno”. Parallelamente, è stata sviluppata una piattaforma digitale. Un sistema che raccoglie i dati dei diversi attori coinvolti nel progetto che alternativamente, a seconda delle competenze e delle risorse messe in campo, potranno essere benefattori o beneficiari. Tre, ad oggi, le categorie di soggetti coinvolti. I cittadini, le imprese locali e diverse realtà cooperative, associazioni e simili, che operano nell’ambito del sociale. “Nel caso di Food Reborn – chiarisce Perez- abbiamo coinvolto famiglie in condizione di difficoltà economica, la Casa di Quartiere San Salvario che ha identificato i soggetti beneficiari e alcuni ristoratori». Un successo che tradotto in cifre parla di circa 600 chilogrammi di prodotti ortofrutticoli raccolti in poco più di una settimana, per un valore di circa 800 euro e 8-10 famiglie a pranzo al ristorante.

Un progetto che, se nelle intenzioni ripropone dinamiche basate sulla solidarietà e l’aiuto verso categorie economicamente e socialmente fragili, nel suo sviluppo prende il volo verso orizzonti finora solo immaginati. Quelli dell’inclusione, della socializzazione e della gratificazione. “Crediamo nel valore aggiunto di questa formula che – conclude Perez – rispetto al pacco alimentare, o alle file presso gli istituti benefici per usufruire di pasti gratuiti, offre la prospettiva di uscire dalla ghettizzazione dell’indigenza, e avere la possibilità di riappropriarsi della socialità nelle sue diverse forme”. Ed è proprio su questa lunghezza d’onda che si prefigura il futuro di Community Coin. Il prossimo esperimento infatti, coinvolgerà l’ambito della cultura. In particolare cinema e teatro. Il meccanismo sarà lo stesso, il risultato sicuramente, un bene.