LA RIVOLUZIONE GREEN CHE CAMBIERÀ L'ITALIA

Comunità energetiche e autoconsumo collettivo prendono il via sui territori. Un report di Legambiente evidenzia un’ottima notizia in tema di sostenibilità ambientale. Ma sulle fonti rinnovabili possiamo e dobbiamo fare di più.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
LA RIVOLUZIONE GREEN CHE CAMBIERÀ L'ITALIA

Comunità energetiche e autoconsumo collettivo prendono il via sui territori. Un report di Legambiente evidenzia un’ottima notizia in tema di sostenibilità ambientale. Ma sulle fonti rinnovabili possiamo e dobbiamo fare di più.

Nuovi modelli energetici per vivere green. 1,1 milioni di impianti da fonti rinnovabili in grado di soddisfare il 37,6% dei consumi elettrici totali del Paese e il 19% dei consumi energetici complessivi. 3.493 comuni dove la produzione elettrica da rinnovabili supera i fabbisogni delle famiglie residenti, e quindi sono “100% elettrici”. 40 i Comuni dove l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili è in grado di coprire sia i fabbisogni elettrici che termici delle famiglie residenti, e quindi sono “100% rinnovabili”. Sono i dati del report “Comunità rinnovabili 2021” di Legambiente, che analizza in che modo l’energia viene distribuita sul territorio italiano ed approfondisce lo sviluppo dei nuovi modelli energetici. Se si pensa che in Italia i comuni in totale sono 7982, si può affermare che nel nostro paese si stia avviando una rivoluzione energetica sui territori: il merito è delle comunità energetiche da fonti rinnovabili e all’autoconsumo collettivo, sempre più numerose ed in grado di fare la differenza. Tutto questo in attesa che il nostro paese recepisca del tutto la Direttiva europea sull’autoproduzione e lo scambio di energia.

Al centro del report ci sono proprio le comunità energetiche e le configurazioni di autoconsumo collettivo: si tratta di opportunità nate dalla sperimentazione prevista dalla Legge Milleproroghe approvata a marzo 2020. Quel provvedimento ha consentito ai consumatori di energia elettrica la possibilità di associarsi per produrre localmente, tramite fonti rinnovabili, l’energia necessaria al proprio fabbisogno “condividendola”. Una buona pratica a cui il Paese sta guardando con grande attenzione e che prevede un impegno “dal basso” nella direzione della sostenibilità ambientale. Le comunità energetiche, secondo uno studio Elemens-Legambiente, potranno contribuire con circa 17 GW di nuova potenza da rinnovabili al 2030, pari a circa il 30% dell’obiettivo climatico al 2030 del Pniec, il Piano Energia e Clima, ancora da aggiornare. La restante parte dovrà essere coperta attraverso lo sviluppo di impianti eolici, a bioenergie, geotermici, idroelettrici distribuiti con criterio sui territori.

Le comunità energetiche e le esperienze di autoconsumo sono ormai diverse: a Napoli, a Magliano Alpi, a Pinerolo, in Veneto, a Roseto Valfortore, nel Bolognese, solo per citarne alcune. Nel capoluogo campano, nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, è stato realizzato un sistema di autoconsumo energetico grazie ad un investimento di circa 100mila euro, finanziato da Fondazione con il Sud insieme alla Fondazione Famiglia di Maria: un impianto solare da 53 kw che fornirà energia a 40 famiglie con disagi sociali. Ci sono poi esperienze innovative di produzione e autoconsumo dell’energia che non rientrano dal punto di vista normativo in queste nuove configurazioni ma che meritano di essere raccontate: come quella ad esempio del porto di Savona dove è stata creato un sistema semplice di consumo e produzione a servizio delle utenze portuali, oggi alimentate da 121 kW di pannelli solari fotovoltaici destinati ad aumentare fino a 4 MW, e in grado di soddisfare, una volta a regime, il 95% del fabbisogno annuale di energia del porto di Savona o il 45% di tale fabbisogno più i consumi di una grande nave passeggeri 10 volte al mese.

Segnali evidenti della possibilità di un cambiamento radicale e sostenibile del modello di approvvigionamento energetico, che però deve essere sostenuto: “Le Comunità energetiche – spiega Stefano Ciafani, presidente di Legambiente – rappresentano non solo uno strumento ideale per contribuire in modo concreto alla lotta contro la crisi climatica, ma anche uno strumento fondamentale contro la povertà energetica che oggi riguarda oltre 2 milioni di famiglie della Penisola. Il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici, però non passa solo dalle comunità energetiche. Queste dovranno essere accompagnate da politiche di spinta di impianti da fonti rinnovabili più grandi, di dimensioni variabili in grado non solo di contribuire al bilancio energetico del nostro Paese fino al raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero nette, ma anche, associate a sistemi di accumulo, di garantire flessibilità e sicurezza alla rete, e insieme all’idrogeno verde di decarbonizzare i settori più energivori e difficili come il settore chimico, petrolchimico, cartiere e una parte dei trasporti a lunga gittata”. Una indicazione chiara, che non arriva solo da parte di Legambiente. E’ necessario recepire del tutto le Direttive europee in tema di autoproduzione e scambio di energia. Il rischio è, altrimenti, di confinare queste esperienze di consapevolezza ed “attivismo da basso” in tema di sostenibilità ambientale ad episodi sporadici, andando a soffocare in partenza una rivoluzione energetica che potrebbe invece trasformare decisamente in meglio l’Italia e la vita quotidiana di tutti noi.