CON UN CAFFÈ D’ORZO SI PUÒ CURARE IL PIANETA

Marta la “ragazza eco” mostra come vivere minimal e lentamente ogni giorno per ridurre l’impatto ambientale.

AMBIENTE
Francesca Franceschi
CON UN CAFFÈ D’ORZO SI PUÒ CURARE IL PIANETA

Marta la “ragazza eco” mostra come vivere minimal e lentamente ogni giorno per ridurre l’impatto ambientale.

Vita “minimal”, senza sprechi e consapevole. Si potrebbe riassumere così la quotidianità di Marta ma, per i suoi oltre 13mila follower Instagram, semplicemente “laragazzaeco”. Educatrice, classe 93, impegnata nella diffusione di contributi e contenuti in difesa dell’ambiente e, più in generale, del pianeta.

Faccio del mio meglio per ridurre il mio impatto ambientale, partendo dalle piccole azioni: uso la bici, acquisto usato, mangio vegetale, bevo un orzo o una bevanda alternativa al caffè, provo a vivere lentamente e condivido gesti, riflessioni e scoperte principalmente sul mio profilo Instagram” scrive sul suo blog dimenticandosi di dire che, a differenza degli influencer comuni e noti, non vi sono né selfie né foto del suo volto. Una scelta. Oculata, riservata o mirata che sia, Marta fin dagli studi in Bicocca a Miliano ha iniziato a organizzare vita e giornate avendo cura del pianeta. A cominciare dalla diffusione delle buone pratiche quotidiane che necessitano di più passaparola possibili.

Come? “Less is more”. Che tradotto significa: vivere una vita semplice e consapevole così da contribuire a risparmiare risorse, tempo e persino soldi.

Ecco dunque i 10 consigli della ragazza-eco:

  1. Reinventa gli oggetti che già possiedi prima di acquistarne di nuovi.
  2. Prenditi cura di ciò che hai e usalo finché dura.
  3. Congela le porzioni extra di cibo per un piatto pronto all’occorrenza.
  4. Cuoci a coperchio chiuso e sfrutta la cottura passiva.
  5. Salva l’acqua della doccia, mentre aspetti che si scaldi.
  6. Coltiva le piante in acqua e creane di nuove partendo dalle talee.
  7. Chiedere in prestito – se possibile – piuttosto che acquistare qualcosa di nuovo.
  8. Usa la biblioteca; si possono ricevere in prestito anche dvd.
  9. Organizza e raggruppa le commissioni per portarle a termine in un unico giorno anzi che in più giorni.
  10. Scrivi una lista di cose che ti servono e attieniti a quella per non sforare in acquisti d’impulso.

Dire di no al superfluo, lasciare intenzionalmente spazio a ciò che porta valore nella nostra vita – commenta -. Ho scelto la parola “valore”, perché – mio parere personale – può essere frustrante associare il minimalismo solo e soltanto alla gioia. Il minimalismo è semplicità consapevole. È una scelta che aiuta a orientarsi verso una vita più leggera e vivibile. E, come tutte le scelte, comporta un percorso”.

Specie se questo implica anche una responsabilità ambientale e nei confronti delle nuove generazioni.

Nel 2022, la responsabilità ambientale deve essere chiamata in causa. In una società fondata sul capitalismo, si dovrebbero rivalutare le proprie strategie di consumo. Dovremmo cambiare prospettiva: il nostro valore non deriva da ciò che possediamo, ma da chi siamo, da ciò che viviamo. In quest’ottica, il minimalismo offre un punto di vista alternativo: meno è meglio. Avere meno e scegliere meno non solo ci fa guardare con occhi critico la società del consumo in cui siamo immersi, ma riduce il nostro impatto sull’ambiente.
L’ultimo oggetto di una lunga serie, acquistato di fretta, da catene fast fashion, prodotto poco eticamente ha un impatto. Qualcosa scelto con cura, ragionato, di qualità, ne ha un altro. Il minimalismo è una semplicità consapevole, dove essenzialità e responsabilità ambientale viaggiano sullo stesso binario. Per me, minimalismo ed ecologia sono due facce della stessa medaglia

E il nostro contributo può esser dato ogni singolo giorno. A partire da come ci vestiamo, cosa acquistiamo, quali scelte compiamo. Partendo dal presupposto che usare i riutilizzabili è un privilegio, inutile negare che la gestione del ciclo ha un enorme impatto ambientale.

Un esempio concreto tra molti?

Molti prodotti tradizionali per l’igiene femminile a base di plastica impiegano oltre 500 anni per decomporsi. In media, una donna usa 12.000 prodotti sanitari usa e getta nella sua vita e 20 miliardi di prodotti mestruali finiscono nelle discariche ogni anno.  Una coppetta mestruale dura invece circa 10 anni: ne bastano, se lavate e sterilizzate accuratamente, 4 per tutta la vita. E dunque?

Una coppetta costa circa 30 euro ma può essere utilizzata a ogni mestruazione fino a 10 anni, dopo averla sterilizzata in acqua bollente – spiega Marta -. Il costo iniziale, quindi, viene ammortizzato. In media, una persona con le mestruazioni spende 125 euro all’anno in presidi per le mestruazioni (di cui 23 euro di IVA). Considerando che una persona ha il ciclo per circa 40 anni della propria vita, la coppetta risulta più economica sul lungo periodo: 120 euro contro i 5.000 degli usa e getta

Ecco che sapere di produrre nella propria vita almeno oltre 10 kg di materiale non compostabile può apparire inquietante, soprattutto se si sa di poterlo evitare facilmente. Un semplice cambiamento personale può incidere positivamente nell’ambiente che appartiene a tutti. Perché non iniziare oggi a fare la nostra piccola parte?