CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA: UNA ROAD MAP PER RIDURRE LE EMISSIONI

L’unico vero diktat per un pianeta sostenibile sta nel ridurre le emissioni di CO2 e coinvolgere tutti i settori responsabili di quelle definite climalteranti. Ma questo significa inevitabilmente puntare sulla decarbonizzazione.

AMBIENTE
Domenico Aloia
CONFERENZA NAZIONALE SUL CLIMA: UNA ROAD MAP PER RIDURRE LE EMISSIONI

L’unico vero diktat per un pianeta sostenibile sta nel ridurre le emissioni di CO2 e coinvolgere tutti i settori responsabili di quelle definite climalteranti. Ma questo significa inevitabilmente puntare sulla decarbonizzazione.

Tracciare una strada per una transizione ecologica tesa al raggiungimento della neutralità climatica grazie al coinvolgimento dei principali settori responsabili delle emissioni climalteranti. Italy for Climate, iniziativa creata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile per i cambiamenti climatici, ha organizzato l’annuale conferenza nazionale dove ha presentato le le linee guida per il raggiungimento della neutralità climatica al 2030. Compito di Italy for Climate e della Conferenza è il coinvolgimento dei portatori di interesse sulle tematiche legate al clima e alla decarbonizzazione per la stesura di una road map climatica che porti alla emanazione di una legge nazionale sul clima in linea con gli obiettivi europei.

Legge necessaria per comprendere i progressi compiuti dall’Italia e quali siano sono le richieste per il raggiungimento degli impegni di emissioni zero e neutralità climatica.  Inoltre, allineare il nostro paese all’obiettivo della riduzione della temperatura di 1,5 °C e adottare un approccio che coinvolga i 5 settori produttivi principali anche quelli maggiormente emettitori di emissioni e consumatori di energia come industria, costruzioni, trasporti, agricoltura, generazione elettrica, quest’ultima peraltro trasversale a tutti gli altri. La road map punta alla riduzione delle emissioni dell’80% nel 2040 e al raggiungimento della neutralità climatica al 2050. Macro obiettivi che dovranno prevederne di micro, riduzione dei consumi energetici del 15% e rinnovabili al 43% emissioni al 2030 al di sotto dei 100 milioni di tonnellate e con l’elettricità che diventerà la prima fonte di energia.

 Ma qual è la situazione da cui partire per sviluppare una road map e una legge italiana sul clima? L’emissione di 418 milioni/ton CO2eq con una riduzione del 20% rispetto al 1990 (anno di partenza del periodo di riferimento) pari a 100 milioni/ton, numeri che pongono l’obiettivo della riduzione a 200 milioni/ton entro il 2030. La riduzione delle emissioni tra il 2014 e il 2019 di appena 10 milioni di tonnellate mentre per il 2020 a causa  – in questo caso potremmo dire grazie – della pandemia la riduzione delle emissioni è triplicata. Calo che non ha visto una continuità nel tempo dato che già per il 2021 le stime parlano di un aumento di 23 milioni/ton.

Nonostante le premesse la situazione è difficile ma non irrecuperabile. Si è assistito infatti ad un miglioramento del mix energetico ed una conseguente riduzione di prodotti petroliferi e carbone e un aumento delle quota di rinnovabili che dovrà essere incrementata dato che ad oggi soddisfa solo un quinto del consumo energetico, tanto che dovrà raddoppiare entro il 2030.

Ma qual è il contributo dei vari settori produttivi alle emissioni? L’industria con il 37%, nonostante una riduzione di 87 milioni/ton nel periodo di riferimento e grazie ad interventi di efficientamento energetico ha ridotto i consumi del 27%, dovrà tagliare le emissioni del 43% al 2030. Edifici residenziali, primi per consumi energetici (44% dei consumi), dovranno raggiungere una riduzione delle emissioni del 55% e 15% dei consumi energetici ; trasporti, settore molto spesso sotto la lente d’ingrandimento, responsabile del 26% del totale che non ha visto nessuna riduzione tanto da dover raggiungere una riduzione del 30% al 2030; un ruolo importante anche se con numeri minori giocato anche dal comparto agricolo responsabile del 9% delle emissioni (40 milioni di tonnellate nel 2019 principalmente da allevamenti ed uso del suolo) in aumento però nel periodo 2015 – 2019 e al quale è richiesta una riduzione elevata pari al 29% e del 22% per quelli energetici.

Le richieste fatte ai vari settori riguardano:

Industria, miglioramento dell’efficienza energetica dei processi produttivi, aumento della circolarità dei processi produttivi, ricorso a tecnologie a basso impatto ambientale, impiego di fonti rinnovabili

Costruzioni: riqualificazione del patrimonio edilizio, recupero di strutture per ridurre il consumo di suolo, impiego di fonti rinnovabili integrati negli edifici, solarizzazione delle superfici

Agricoltura: ricorso a pratiche biologiche e comunque meno impattanti, aumento di filiere corte, miglioramento della dieta degli animali di allevamento con una conseguente riduzione delle emissioni, recupero di reflui e deiezioni grazie a processi di digestione anaerobica e sviluppo di una filiera del biometano, aumento del carbonio stoccato nei suoli,

Generazione elettrica: eliminazione del carbone nella produzione di energia elettrica al 2025, rinnovamento e miglioramento degli impianti esistenti, incentivazione delle fonti rinnovabili, sviluppo della generazione diffusa (promozione delle comunità energetiche, semplificazione normativa, ecc), adeguamento della rete di trasmissione e distribuzione

I dati, come ricordato da Edo Ronchi Presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile e promotore di Italy for Climate, sono inconfutabili e ci confermano quanto sia necessario un cambio di rotta supportato da un’adeguata cornice legislativa con misure vincolanti.

La Conferenza Nazionale sul Clima trae le fila dalla Cop 26 tenutasi tra il 30 ottobre e il 12 novembre 2021 a Glasgow dalla quale è emersa la richiesta, rivolta ai Paesi europei di rivedere e rafforzare le proprie strategie climatiche addirittura entro il 2022. Per raggiungere gli obiettivi prefissati secondo quanto richiesto dall’ Unione Europea è necessario attuare la Climate Law che si prefigge la riduzione del 55% delle emissioni al 2050 grazie all’ emanazione di un pacchetto composto da 13 riforme che aggiornano i provvedimenti già in essere e ne introducono di nuovi. Le proposte mirano alla definizione di nuovi target per le rinnovabili e l’efficienza energetica, introduzione di una carbon tax per i settori ad alte emissioni, riforma del mercato degli ETS (sistema europeo per lo scambio di emissioni), standard sulle emissioni delle nuove auto. Ma come si stanno muovendo altri paesi europei? La Spagna ha approvato una legge nei mesi scorsi che prevede un taglio delle emissioni del 47%; il Regno Unito il 78% al 2035 (oggi è al 43%); la Francia al 40% (dato che si scontra con la forte presenza del nucleare nel paese); obiettivi molto ambiziosi per la Germania, riduzione delle emissioni del 60% entro il 2040, raggiungimento della neutralità climatica al 2045, emissioni negative al 2050, eliminazione del carbone al 2030, 15 milioni di auto elettriche al 2030.

Cosa invece dovrà prevedere la legge italiana? Ridurre i consumi energetici del 15% e portare le rinnovabili al 40% al 2040 con un aumento nei trasporti fino al 18% (dall’ attuale 4%). Chiaramente gli obiettivi andranno fissati nei principali settori con il coinvolgimento dei diversi ministeri e la previsione di procedure semplificate. Dovranno essere interessate le regioni che saranno chiamate a rendicontare le emissioni di gas serra, andrà definito un piano regionale con obiettivi decennali fino al 2050, lo sviluppo di misure che favoriscano l’impiego di fonti rinnovabili e di interventi di efficientamento energetico. I comuni sopra i 50 mila abitanti dovranno dotarsi di un piano di misure attuabili, quelli con una popolazione inferiore dovranno coordinarsi con più comuni.  Andranno, inoltre, rafforzati gli strumenti economici e fiscali con la riallocazione entro il 2030 dei sussidi per i combustibili fossili, destinati i proventi degli ETS solo per misure climatiche, quantificati gli impatti annuali delle misure finanziate dal PNRR sulla riduzione delle emissioni, aumentate le risorse da destinare alla ricerca per lo sviluppo di soluzioni tecnologiche innovative, sostenere le filiere dell’ idrogeno, dell’ accumulo di energia elettrica, di cattura ed utilizzo dell’energia.