COP 15 BIODIVERSITÀ: I GOVERNI NAVIGANO A VISTA

La Dichiarazione di Kunming ha rappresentato un primo passo verso la tutela della fauna e della flora del Pianeta. Ma il secondo round dei negoziati si è conclude senza un accordo concreto.

AMBIENTE
Thais Palermo
COP 15 BIODIVERSITÀ: I GOVERNI NAVIGANO A VISTA

La Dichiarazione di Kunming ha rappresentato un primo passo verso la tutela della fauna e della flora del Pianeta. Ma il secondo round dei negoziati si è conclude senza un accordo concreto.

Nell’ottobre 2021, i rappresentanti di più di cento Paesi hanno adottato la Dichiarazione di Kunming, dal nome della città cinese che ha ospitato virtualmente la Cop 15 sulla biodiversità. La Dichiarazione non è vincolante ma ha rappresentato un primo passo verso la tutela della fauna e della flora del pianeta. Il testo, che conferma i 17 obiettivi generali sulla biodiversità, è stato anche la base sulla quale si è conclusa, in questi giorni, la seconda fase dei negoziati, che puntava ad avvicinare i Paesi all’accordo definitivo, che si dovrebbe sottoscrivere nella fase definitiva dei negoziati, attesa per settembre di quest’anno.

Tra gli obiettivi della Dichiarazione, che hanno trovato la convergenza dei governi, c’è la creazione di meccanismi di monitoraggio, l’adozione delle politiche nazionali e locali e prendano in considerazione i valori della biodiversità, il riconoscimento dei diritti delle popolazioni autoctone, l’incorporazione della diversità biologica nelle strategie di rilancio post-pandemia, tra altri.

Ora però nella seconda fase di trattativa, in cui i rappresentanti nazionali riuniti per due settimane a Ginevra dovevano approfondire quanto stabilito dalla Dichiarazione, le divergenze hanno regnato sovrane. I delegati delle 150 nazioni rappresentate ai negoziati non sono riusciti ad arrivare a un accordo su come attuare concretamente quanto stabilito dal documento firmato a ottobre. La bozza sulla quale i delegati hanno lavorato “assomiglia ad un albero di Natale sul quale ciascuno mette la propria decorazione”, ha dichiarato Basile Van Havre, l’incaricato della redazione del documento finale di questo secondo round di negoziati.

Da una parte, il fatto che le delegazioni abbiano voluto far sentire la propria voce in un incontro preparatorio può essere positivo, perché potrebbe accelerare l’accordo che si dovrà raggiungere nella fase conclusiva della Cop 15. Al tempo stesso, l’incontro di Ginevra si è concluso senza risolvere le questioni chiave: è il caso dei finanziamenti alle azioni concrete, e ad alcuni degli obiettivi cruciali stabiliti in precedenza, quale la protezione di almeno il 30% della terra e del mare entro il 2030 (“30-by-30 ”), e i diritti dei Popoli Indigeni e delle comunità locali.

Infatti a preoccupare attivisti e organizzazioni che lottano per l’ambiente, è la scomparsa di molti degli obiettivi e dei relativi target quantitativi dalla bozza di lavoro, neanche quelli di medio termine, vale a dire, entro il 2030. Sembra inoltre che ci sia una sfiducia generale sulle soluzioni nature based, dimostrando quanto forse le nazioni non sono ancora arrivate a capire l’importanza della tutela degli ecosistemi e della biodiversità.

A giugno si terrà a Nairobi il quarto incontro del gruppo di lavoro (WG2020), che proseguirà i negoziati sul Global Biodiversity Framework, con base anche sul lavoro realizzato nel terzo incontro appena conclusosi a Ginevra. Da questo quarto incontro dovrebbe emergere finalmente la bozza finale dell’accordo, in attesa della sua adozione alla COP-15.