COP 27, L’ITALIA DEVE FARE DI PIÙ

A Bonn preparativi e negoziati per la Conferenza Mondiale sul Clima che si terrà a novembre in Egitto. In ballo gli obiettivi dell’Accordo di Parigi

AMBIENTE
Thais Palermo
COP 27, L’ITALIA DEVE FARE DI PIÙ

A Bonn preparativi e negoziati per la Conferenza Mondiale sul Clima che si terrà a novembre in Egitto. In ballo gli obiettivi dell’Accordo di Parigi

Si è chiusa  la prima settimana di dialoghi sul clima aperti a Bonn, in Germania, lo scorso 6 giugno. I negoziati climatici, che proseguiranno anche per la prossima settimana, rientrano tra gli eventi propedeutici della Cop27, la Conferenza mondiale sul clima attesa per il prossimo novembre a Sharm el-Sheikh, in Egitto.  Le aspettative per la Cop27 sono alte, in quanto si dovrebbero adottare le decisioni necessarie all’attuazione concreta dell’Accordo di Parigi, rispetto alla limitazione delle emissioni di gas serra, per superare così lo stallo che ha frustrato le aspettative degli ambientalisti e studiosi di tutto il mondo nella precedente Cop 26, tenuta a Glasgow lo scorso anno.

Gli obiettivi della Cop 27: “Possiamo fare meglio, dobbiamo”

In apertura della sessione dell’Unfccc (la Convenzione quadro delle Nazioni Unite che organizza le Cop) la segretaria generale Patricia Espinosa ha voluto trasmettere un messaggio chiaro: “Dobbiamo portare avanti questi negoziati più rapidamente. Il mondo se lo aspetta. Sanno che le nazioni si sono impegnate a raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi dell’Accordo di Parigi, ma che tale impegno comportava un’azione accelerata e una maggiore ambizione climatica”, ha dichiarato Espinosa. Per la Segretaria Generale non è accettabile la giustificazione che si sente spesso ultimamente ovvero che siamo in tempi difficili: “sanno che il cambiamento climatico non è un’agenda che possiamo permetterci di rimandare rispetto al nostro programma globale”, ha concluso.

L’attesa per i negoziati di Bonn è quella di creare le condizioni per la Conferenza vera e propria del prossimo novembre, a partire dai punti in sospeso della Cop 26. Forse uno dei più importanti, la necessità di rendere più ambiziosi i piani di riduzione delle emissioni dei governi, che non sono ancora sufficienti, e neanche allineati agli obiettivi dell’Accordo di Parigi, di limitare l’aumento delle temperature entro il grado e mezzo rispetto ai livelli pre-industriali. Sono tante infatti le nazioni non allineate agli obiettivi globali e che dovranno presentare i piani per la riduzione delle emissioni (Nationally determined contributions). Se dovessimo mantenere le promesse attuali, le temperature si alzerebbero di 2,8 gradi – quasi il doppio rispetto all’obiettivo dell’Accordo di Parigi.

Le città italiane sono lontane dalla neutralità climatica

In Italia la situazione è particolarmente drammatica, stando a uno studio del Green City Network, della Fondazione per lo sviluppo sostenibile e il GSE – Gestore dei Servizi Energetici. Secondo l’indagine, condotta su un campione di 14 milioni di italiani residenti in città grandi e piccole, le città italiane sono lontane dall’intraprendere la strada della neutralità climatica. I maggiori problemi si rivelano nell’utilizzo delle fonti rinnovabili, nel risparmio energetico, nei piani per l’adattamento ai cambiamenti climatici, e nell’obiettivo della neutralità climatica al 2050, fissato da un esiguo 4% delle città. Ma il grande problema messo in evidenza dallo studio è l’incapacità dei centri urbani di valutare i risultati in termini di taglio della CO2 prodotta e programmata nei piani e nei progetti messi in campo in quanto la stragrande maggioranza attua alcun piano di monitoraggio.

L’indagine ha anche evidenziato alcuni progressi rispetto al passato: l’85% delle città aderisce al Patto dei sindaci per l’energia e il clima, il 90% intende di incrementare il verde urbano per assorbire la CO2, ed il 90% delle città ha in progetto degli interventi per la mobilità sostenibile. Azioni che, da sole, non sono sufficienti a raggiungere gli obiettivi climatici concordati dalla comunità internazionale.