CORRERE PER SALVARE IL PIANETA DALLA CRISI IDRICA

Una donna e un traguardo ben preciso: 200 maratone in un anno per affrontare la carenza d’acqua del pianeta.

AMBIENTE
Pamela Preschern
CORRERE PER SALVARE IL PIANETA DALLA CRISI IDRICA

Una donna e un traguardo ben preciso: 200 maratone in un anno per affrontare la carenza d’acqua del pianeta.

Duecento maratone in 365 giorni. È questo l’obiettivo a dir poco ambizioso che si è data Mina Guli, businesswoman e avvocatessa australiana di 52 anni. La scelta dell’inizio della sua corsa è stata simbolica: il 22 marzo, data in cui si celebra la giornata mondiale dell’acqua.  Lo scorso anno, con indosso un outfit sportivo e dentro una buona dose di energia, Mina ha avviato la sua missione: aumentare la consapevolezza sulla crisi idrica globale correndo. A metà novembre 2022 ne aveva completato ben 127 maratone; entro il prossimo marzo, data prevista per la conclusione del suo impegno, avrà coperto uno spazio equivalente alla distanza andata/ritorno dal Marocco al nord dell’Estonia. Da restare senza parole.

La crisi idrica è una sfida globale

Piuttosto che senza parole è senza acqua che invece sono lasciati diversi territori del nostro pianeta. Di questa fonte preziosa, vitale per la sopravvivenza umana (e non solo) ce ne è sempre meno, come ha ricordato Mina durante la Conferenza delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico meglio nota come Cop27 di recente conclusasi a Sharm el Sheikh, in Egitto. In molti paesi non esistono rubinetti o pozzi che erogano acqua potabile; una persona su dieci – quasi 800 milioni di individui – non ha accesso all’acqua potabile; oltre 800 bambini sotto i cinque anni ogni giorno muoiono di diarrea causata da acqua contaminata e scarsa igiene e 17 paesi che ospitano un quarto della popolazione mondiale affrontano livelli elevati di stress idrico. In questo scenario preoccupante i cambiamenti climatici non fanno altro che peggiorare la situazione, rendendo gli episodi siccitosi sempre più frequenti e le riserve idriche vulnerabili e il futuro sempre più cupo: si stima che entro il 2050 il 60 per cento della popolazione mondiale soffrirà per la scarsità di acqua. In altre parti del mondo, al contrario, il problema non è la mancanza d’acqua, quanto piuttosto il suo eccesso. Lo abbiamo visto con le inondazioni che colpiscono regolarmente alcune aree soprattutto del sud-est asiatico, come in Pakistan; nel paese, secondo un rapporto Save the Children a seguito delle alluvioni della scorsa estate oltre 11 milioni di bambini sono stati colpiti e 1 milione di questi sono esposti a gravi rischi.

Maratoneta per l’acqua

Oltre che ex Young Global Leader del World Economic Forum Mina è anche Amministratrice delegata della Thirst Foundation, un’organizzazione senza scopo di lucro attiva nella sensibilizzazione sulla crisi idrica. Il suo coinvolgimento e impegno nascono dall’orrore provato nel vedere sottovalutata una crisi globale così grave come quella idrica, che colpisce miliardi di persone. Mina si è chiesta più volte perché questa non riceva la stessa attenzione della deforestazione, pur sapendo che le zone umide stanno scomparendo a una velocità tre volte superiore a quella dei boschi. Per far fronte a questa situazione ha scelto una strategia di sensibilizzazione senza dubbio originale e dalla notevole visibilità mediatica: correre in 365 giorni migliaia di chilometri in giro per il mondo. Nel 2016 ha portato a termine 40 maratone attraversando 7 deserti in sette continenti per 7 settimane; l’anno seguente, nel 2017, lo stesso numero di maratone ma lungo 6 fiumi e in 40 giorni e infine nel 2018, ha tentato 100 maratone in 100 giorni, ma si è dovuta fermare alla sessantaduesima per la frattura di una gamba. Nei suoi viaggi Mina ha incontrato quelli che potrebbero diventare un domani non troppo lontano i cosiddetti “rifugiati dell’acqua”: donne che percorrono ogni giorno per chilometri per andare a prendere l’acqua, bambini africani che restano a casa ad aspettare le consegne dei camion dell’acqua e pastori beduini che hanno trascorso giorni interi senza accesso a fonti idriche. Come le imprese precedenti, la sua attuale sfida è un modo per mettere in luce queste e altre simili storie di sofferenza quotidiana.

Cosa fare per affrontare la crisi idrica

Le soluzioni a questa emergenza mondiale devono essere applicate in modo sistematico, suggerisce Mina. In media solo il 10% dell’acqua viene utilizzata per il consumo domestico; il resto va nel consumo di energia, nel cibo che mangiamo e negli abiti che indossiamo.Per incoraggiare una soluzione sostenibile, la campagna Runblue si rivolge alle aziende nella speranza di convincere duecento aziende (una per ogni maratona), a valutare il loro contributo al rischio idrico e ridurre l’utilizzo dell’acqua attraverso un piano d’azione concreto.L’acqua non ha confini ma li attraversa. Per questo salvaguardarla è un dovere di tutti.