COSÌ ABBATTIAMO LE BARRIERE ARCHITETTONICHE

Robotica e nuove tecnologie e si torna a camminare. Coniugare turismo accessibile ed abbattere le barriere rispettando l’ambiente.

SALUTE
Francesca Franceschi
COSÌ ABBATTIAMO LE BARRIERE ARCHITETTONICHE

Robotica e nuove tecnologie e si torna a camminare. Coniugare turismo accessibile ed abbattere le barriere rispettando l’ambiente.

Coniugare turismo accessibile, abbattere le barriere architettoniche e rispettare l’ambiente. È andato in scena pochi giorni fa, all’interno del Parco Naturale Regionale di San Rossore, “ParcoAbile”, l’iniziativa inclusiva a cura di ETS Handy Superabile e di Ets Artim (associazione per la ricerca e le terapie Innovative per le mielolesioni) in collaborazione con l’ente parco e col patrocinio del Comune di Pisa e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Pisana. Un evento pensato appositamente per persone con bisogni speciali che hanno potuto godere di passeggiate, all’interno di sentieri incontaminati e freschi, fino alla Villa del Gombo, la ex storica dimora residenziale dei Presidenti della Reppublica costituita a metà del XX secolo. Passeggiate a piedi, in handbike e bicicletta ma anche con biciclette a 3 ruote, Joelette (carrozzella speciale a doppia ruota), propulsori e carrozzine elettriche hanno infatti permesso ai partecipanti e alle persone affette da disabilità motorie di vario tipo di raggiungere tutti insieme l’ex residenza presidenziale anticipatrice dei principi della bioarchitettura. E proprio questa iniziativa è stata anche l’occasione per fare un’ulteriore riflessione a 360 gradi sull’importanza di percorsi naturalistici inclusivi e sulla necessità sempre più impellente di dare vita a sinergie che coinvolgano istituzioni, mondo sanitario e territorio affinché la diversità diventi normalità e, soprattutto, si proceda tutti insieme in una direzione inclusiva capace di abbattere barriere architettoniche e mentali. Del resto questi sono anche gli scopi e la ragion d’essere di Artim-Ets, associazione ricerca trattamenti innovativi mielolesioni, nata per aiutare le persone con lesione del midollo spinale a migliorare la loro qualità di vita attraverso l’utilizzo di tecnologie riabilitative innovative. Ne parliamo con la professoressa Giulia Stampacchia, direttrice dell’U.O. Mielolesi dell’AOUP di Pisa e presidente di Artim.

Professoressa Giulia Stampacchia, direttrice dell’U.O. Mielolesi dell’AOUP di Pisa e presidente di Artim
Professoressa, qual era fino a pochi anni fa la prospettiva e le condizioni di vita di pazienti affetti da lesioni midollari?

“Vigeva in maniera piuttosto implicita una sorta di rassegnazione. La possibilità di tornare a camminare era poco considerata o, quanto meno, percepita solo ed esclusivamente come un privilegio di pochi e in determinate, favorevoli situazioni. I pazienti paraplegici e, in generale, tutti coloro che avevano perso l’uso degli arti inferiori facevano, fino a circa 20 anni fa, una riabilitazione certamente tesa ad avere una vita quotidiana autonoma e indipendente ma sempre caratterizzata dall’utilizzo imprescindibile indispensabile di una carozzina. La svolta totale c’è stata grazie all’avvento di alcune tecnologie innovative quali la robotica e la stimolazione elettrica funzionale (FES)”

Di cosa si tratta?

“Un notevole cambiamento, anche e soprattutto mentale, si è avuto con l’introduzione dell’esoscheletro, un robot con motori da indossare che, per la prima volta, ha fatto abbandonare la convinzione – ormai insita nei pazienti con lesioni midollari e tetraplegici – di dover rimanere per tutta la vita seduti. L’esoscheletro, se così vogliamo dire, è stata la chiave di volta perché ha permesso di superare anche una barriera mentale e psicologica perché, per la prima volta, un paziente paraplegico – grazie al dispositivo robotico indossabile – ha provato la sensazione di mettersi o rimettersi in piedi, afferrare qualcosa con le sue mani in posizione eretta, parlare con un interlocutore alla stessa altezza.. Capisce la portata di questa svolta… Ma non è solo questo…”

Dica pure…

“Il recupero della posizione eretta, non dimentichiamolo, ha ripercussioni positive su diversi organi e funzioni e va a contrastare i problemi cardio-circolatori, nervosi, muscolari e intestinali causati dall’uso prolungato della sedia a rotelle..”

A quando risale nel panorama pisano l’avvento delle nuove tecnologie in questo campo?

“Pensi che più o meno nel 2006 in ospedale è arrivato Lokomat, un esoscheletro con dei motori che facilitava la riabilitazione e il cammino su un tappeto rotante. I miglioramenti più tangibili li abbiamo potuti constatare e clinicamente validare nel 2015 grazie ad un nuovo esoscheletro che ha permesso, attraverso dei motori installati al livello delle anche e delle ginocchia, al paziente di camminare sul terreno e non più solo ed esclusivamente sopra un tappeto”

Comune funziona un esoscheltro?

“Si tratta di dispositivi robotici indossabili che consentono di dare un supporto al cammino e all’equilibrio di persone affette da gravi disabilità. Pensi a pazienti con ictus o lesioni midollari che devono affrontare complessi percorsi di riabilitazione. Nei prossimi anni gli esoscheletri robotici saranno sempre più utilizzati come strumenti di supporto non solo per persone con disabilità motorie, ma anche per soggetti anziani e adulti che svolgono lavori usuranti. A differenza delle protesi, gli esoscheletri non sostituiscono gli arti, ma ne ripristinano o rafforzano le funzioni motorie”

Che cosa è invece la FES?

“Si tratta della stimolazione elettrica funzionale. Per dirla ai non addetti ai lavori si va a stimolare il muscolo (flessore ed estensore) che deve attivarsi per quella funzione specifica. La FES produce un aumento di forza muscolare che si basa sugli stessi meccanismi che sono alla base del rinforzo muscolare dovuto all’esecuzione di un esercizio fisico terapeutico. Oltre all’eccitazione neuro-muscolare l’elettrostimolazione sembra produrre la facilitazione della motilità volontaria, quando la stimolazione viene applicata a un muscolo deficitario”.

Come reagiscono i pazienti di fronte alle tecnologie innovative?

“Non sempre e subito positivamente. In primis perché la mente umana, seppur dotata di resistenza e resilienza, tende a volte a vedere con scetticismo e spirito conservatore le novità, specie quelle tecnologiche che vengono magari percepite come distanti e non alla portata di tutti. Non sottovalutiamo che, una volta assestato il quadro clinico di un paziente, fino a circa venti anni fa l’approccio era quello di favorire una riabilitazione e una quotidianità caratterizzata dalla presenza di una carrozzina. Carrozzina che, certamente, negli anni è diventata sempre più agevole, meno ingombrante e anche adatta a fare sport ma, di base, i pazienti impossibilitati a camminare la abbandonavano solo per andare a dormire. L’esperienza invece e gli studi hanno dimostrato che, grazie alla robotica, i pazienti hanno avuto tangibili benefici mentali e psicologici e, adesso, la tecnologia e i robot assistenziali vengono percepiti come preziosi alleati. E io sono molto orgogliosa, nel mio piccolo, di aver portato 10 anni fa l’esoscheletro anche nella realtà clinica pisana”

Quali, infine, i prossimi obiettivi di Artim – Ets?

“L’associazione è nata, per volontà di medici, fisioterapisti ma anche pazienti in carrozzina e loro familiari, per fare da ponte tra ospedale e associazioni sportive e ludico-ricreative del territorio ma anche per attrarre fondi e portare avanti la ricerca in questo campo. Per ultimo, non per ordine di importanza, ci tengo a dire che è fondamentale che gli ospedali costruiscano sempre più rapporti diretti col territorio, col mondo del sociale, dello sport e dell’associazionismo. Ecco che Artim si pone come collante per dare il proprio contributo affinché la nostra società diventi sempre più inclusiva e priva di barriere”