CREATIVE HARBOUR, PORTO (SICURO) PER LAVORATORI 2.0

Un nuovo modo di lavorare e vivere, fatto di scambio e condivisione in località stimolanti, immersive e che sta conquistando i lavoratori digitali.

AMBIENTE
Pamela Preschern
CREATIVE HARBOUR, PORTO (SICURO) PER LAVORATORI 2.0

Un nuovo modo di lavorare e vivere, fatto di scambio e condivisione in località stimolanti, immersive e che sta conquistando i lavoratori digitali.

Per chi lavora in smart working da un paio di anni esiste un’ottima opportunità per vivere un’esperienza professionale e personale in contesti insoliti, piacevoli e al tempo stesso motivanti. Si chiama Creative Harbour ed è una start-up fondata nel 2020 da Simone Lattanzi, Alessandro Renna e Matteo Marchesano. Intercettata la rivoluzione nell’approccio al lavoro e alla formazione, seguita alla pandemia, i tre giovani hanno scelto di offrire uno strumento che combina professione e vita privata in luoghi capaci di stimolare creatività e produttività. Consapevoli che nei prossimi anni crescerà il numero di lavoratori digitali disposti a spostarsi per formarsi, accrescere le proprie competenze o semplicemente condividere con altri le proprie esperienze. Ne sono prova i dati frutto di alcune ricerche come quella condotta lo scorso ottobre da Willis Towers Watson, secondo cui entro due anni solo due dipendenti su cinque lavoreranno in presenza.

I lavoratori finora coinvolti nelle iniziative di Creative Harbour sono oltre duecento di cui circa 40 per cento ha deciso di ripetere l’esperienza nell’arco di sei mesi e dieci sono le destinazioni ad oggi disponibili.

Un nuovo stile di vita

La start-up vanta un nome (e di conseguenza un’identità) in cui sono racchiusi i concetti di inclusività e condivisione. Creative Harbour, letteralmente porto creativo, è un crocevia di scambi, contaminazione e comunicazione, confronto, apprendimento e crescita personale, proprio come un porto tradizionale. Un luogo dove conoscere altri professionisti e creare legami. E dove vivere appieno la propria vita migliorandone la qualità e arricchendola sia dal punto di vista personale che professionale, attraverso interazioni con altri, potenziali colleghi, partner di lavoro e amici.

L’offerta

Quella proposta da Creative Harbour non è una vacanza, ma un’esperienza comprensiva di lavoro e  svago. Per quanto riguarda il primo c’è il bootcamp uno strumento unico e innovativo basato sul metodo di apprendimento Co3 che mixa Co-living, Co-working, Co-learning per una formazione potenziata e integrata nel settore digitale. A caratterizzare invece il tempo libero e i week-end è un ricco programma di attività da trascorrere immersi nella natura e da dedicare a visite esplorazioni o praticare sport. Dalla Spagna alla Valle d’Aosta, passando per il Portogallo, le Canarie e il sud est della Francia sono varie le opzioni tra cui scegliere, così come i periodi dell’anno. Nella maggior parte dei casi la proposta riguarda due settimane da trascorrere in ville, surfhouse o chalet, beneficiando di diversi servizi tra cui: accoglienza e assistenza del team in loco, connessione wifi, auto di servizio, assicurazione sanitaria. Inoltre per ogni partecipante è prevista la piantumazione di un albero.

Una persona = un albero

Nel Manifesto di Creative Harbour la sostenibilità occupa un posto particolare, nella convinzione che la maggiore fonte di crescita personale sia la condivisione non solo tra persone ma anche con la natura e l’ambiente che ci circonda. Per questo sia gli individui che le aziende devono essere responsabili dell’impatto delle loro azioni sul pianeta.

E per dare il buon esempio Creative Harbour ha optato per un programma per la riforestazione del Guatemala. Lo slogan: “una persona = un albero”. La scelta del beneficiario non è casuale: negli ultimi venti anni il paese ha perso il 20 per cento delle foreste. Così come non lo è quella della piantumazione degli alberi come metodo economico ed efficace per compensare i gas serra e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico, attraverso l’assorbimento di CO2. Ma non solo. Si tratta anche di dare stabilità economica e alimentare ai contadini locali e alle loro famiglie e di sostenerne l’identità, consentendo il mantenimento delle loro terre, quelle su cui verranno piantati gli alberi.

I danni della deforestazione, è bene ricordare, non sono solo climatici: alle emissioni di CO2 in atmosfera si aggiunge l’impoverimento delle comunità rurali locali. Insomma un progetto di riforestazione ad alto impatto sociale di cui ogni sostenitore potrà seguire la crescita attraverso aggiornamenti fotografici personalizzati. E che si giova della collaborazione di ZeroCO2, una società che contribuisce al sostegno di famiglie contadine di diversi paesi. con iniziative di sostenibilità ambientale, sociale ed economica, in particolare con l’adozione di alberi da parte di privati e aziende.

Sostenibilità ambientale tra presente e futuro

Dal 2021 ad oggi in Guatemala sono stati piantati più di 300 alberi, assorbite circa 170 tonnellate di CO2 e supportate 6 famiglie contadine. Oltre alla campagna di riforestazione le scelte green della start up riguardano anche i server che utilizzano energia rinnovabile bilanciata al 100%, come indicato sulla homepage della società. L’approccio di co-learning di Creative Harbour ha già riscontrato un riscontro positivo da parte di attori importanti della formazione digitale. Tra questi  Talent Garden, il più grande a livello europeo, che ha scelto di investirci mettendo a disposizione la sua esperienza e capacità. La collaborazione ha portato lo scorso 8 maggio alla realizzazione del primo Social Media Content Bootcamp  a Fuerteventura. Un successo che ha spinto gli organizzatori a pensare a una seconda edizione di cui saranno presto disponibili le date. Chissà se nel prossimo futuro la start-up riuscirà a diventare leader nella sostenibilità ambientale andando oltre la piantumazione di alberi, richiedendo ai partecipanti azioni concrete a favore dell’ambiente, ad esempio, la riduzione, il riciclo e il riuso di prodotti e materiali utilizzati.