CRIPTOVALUTE E IMPATTO AMBIENTALE: IL CASO BITCOIN

Il mercato delle criptovalute è in continua crescita in tutto il mondo, sempre più negozi e applicazioni online permettono di acquistare e vendere con esse. Ma la sostenibilità ambientale dei processi per la loro estrazione rischia di frenare tutto.

AMBIENTE
Rosaria Benini
CRIPTOVALUTE E IMPATTO AMBIENTALE: IL CASO BITCOIN

Il mercato delle criptovalute è in continua crescita in tutto il mondo, sempre più negozi e applicazioni online permettono di acquistare e vendere con esse. Ma la sostenibilità ambientale dei processi per la loro estrazione rischia di frenare tutto.

Era febbraio 2021 quando Tesla, la compagnia americana di veicoli elettrici, aveva annunciato di voler investire in bitcoin, per una somma di circa 1,5 miliardi. Notizia che fece subito crescere in maniera esponenziale il valore della valuta. Ma a distanza di soli 3 mesi, venerdì scorso il CEO di Tesla, Elon Musk, ha annunciato attraverso un tweet lo stop ai bitcoin come mezzo di pagamento per le auto Tesla, in quanto preoccupato per le emissioni inquinanti derivanti dai processi di mining per l’estrazione dei bitcoin. Il sostegno di Musk andrebbe ora, invece, alla rivale del bitcoin, ovvero il Dogecoin.

Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento al bitcoin, definito anche “l’oro digitale”?  È una criptovaluta, una moneta digitale e quindi un sistema di pagamento, ideata nel 2009 da Satoshi Nakamoto, pseudonimo dell’inventore (o del gruppo di inventori); la moneta venne presentata già a fine 2008.

Il valore di questa valuta dipende semplicemente dalla domanda e offerta del mercato. Le transazioni con bitcoin assicurano un buon livello di anonimato per chi le effettua, in quanto la criptovaluta all’interno di un portafoglio virtuale, non è legata ad una persona, quanto ad un indirizzo. Visibili però sono le transazioni, disponibili pubblicamente all’interno di un blockchain, ovvero una sorta di registro digitale. Sono ormai tante le aziende e i negozi fisici che accettano pagamenti con bitcoin in tutto il mondo: tra i vari colossi vi è lo store di Microsoft e la piattaforma PayPal, che permette di vendere e acquistare con la criptovaluta.

Come detto, tutte le transazioni in bitcoin vengono salvate all’interno del blockchain, un registro digitale. Per poter verificare e salvare le transazioni in questo registro online, però, è necessaria un’azione di estrazione dei bitcoin attraverso software crittografici. Questo processo si chiama mining e avviene per mezzo di potenti computer, non equiparabili ai normali pc o laptop. Questi computer ad alta potenza, processano ad una forte intensità energetica, intensità energetica che spesso è generata tramite combustibili fossili come il carbone che è tra i più inquinanti al mondo.

Questo è il caso di Bitcoin, che tra le tante criptovalute esistenti sul mercato, sfrutta per il processo di mining dispositivi situati in Cina, dove appunto la principale fonte di produzione di energia è ricavata dalla combustione del carbone. Secondo digiconomist, piattaforma online che si dedica a mostrare le conseguenze indesiderate di tutte le tendenze online in chiave economica, una singola transazione in Bitcoin consuma quanto 1.112.196 pagamenti con una semplice carta visa, equivalenti a 36 giorni di consumo elettrico di una famiglia media americana e pari a guardare youtube per 84.400 ore. Molte società di miners cinesi, inoltre, hanno spostato nell’ultimo anno la loro attività in Iran, dove il costo dell’energia elettrica è molto basso: almeno 4 volte in meno rispetto al costo della stessa in Cina.

Ciò però causa costanti black-out in città come Teheran, e altre, soprattutto perché la linea elettrica del Paese non essendo all’avanguardia non supporta l’aumento esponenziale di energia consumata. Lo stato di New York, infatti, attraverso la figura del senatore Kevin Parker, ha recentemente elaborato una proposta di legge per la revisione dell’impatto ambientale dei tanti impianti di mining sparsi sul territorio statale. La proposta di legge, se approvata, potrebbe prevedere moratorie per tutti quegli impianti che non utilizzano rinnovabili per l’estrazione di criptovalute, che sarebbero quindi costretti a chiudere gli impianti e a fermare l’attività per almeno 3 anni.

Potrebbero essere costretti a chiusura anche gli impianti che utilizzano rinnovabili, nel caso in cui i risultati delle indagini valutative non fossero comunque soddisfacenti in termini di green economy. La proposta di legge si giustifica negli obiettivi di emissioni descritti nel Climate Leadership and Community Protection Act dello Stato di New York del 2019, che prevede il raggiungimento del 100% di elettricità a zero emissioni entro il 2040 e la riduzione delle emissioni di almeno l’85% rispetto al 1990 entro il 2050.

Ma già si lavora alle Criptovalute green. Tutti i quesiti infatti che ci si pone sulla sostenibilità ambientale del processo di estrazione delle monete virtuali, hanno portato alla nascita di nuove criptovalute che abbattono le emissioni legate a transizioni e al processo di mining di cui abbiamo già parlato. Tra le tante, la più popolare sembra essere ChiaCoin, gestita dal 2017 dal network Chia, fondato da Bram Cohen.  Ogni criptovaluta adotta diverse metodologie per verificare le transazioni, il sistema più noto è quello del Proof of Work che prevede l’utilizzo collettivo della potenza dei computer dei miners.

Il mining di Chia invece fa affidamento sullo spazio di archiviazione rimasto libero sugli hard disk dei computer (Proof of Space and Time System), attraverso un semplice software per Windows e Mac. Il processo in questo caso non si chiama più mining, ma <farming. Anche Chia Coin necessita comunque dell’utilizzo dell’energia elettrica, ovviamente, ma in maniera meno dispendiosa e inquinante per l’ambiente. Tra le altre criptovalute “green” vanno citate anche: Dash, Zcash, Monero, Litecoin, Dogecoin.

Non resta che chiedersi quali sorti avranno i Bitcoin,visto anche i tweet dei giorni scorsi da parte di Musk che non hanno certo giovato al loro mercato. Ricordiamoci infatti che le criptovalute sono estremamente legate alle tendenze del mercato, in quanto hanno una gestione decentralizzata, sulla quale non possono intervenire Stati e Governatori per equilibrarne il valore monetario. Bitcoin ha, infatti, registrato una diminuzione del 40% del valore di mercato in un mese.

Le sue sorti, per ora, risiedono nella possibilità e nella disponibilità a spostare parte degli impianti cinesi in località, quali Canada ad esempio, dove sfruttare energie rinnovabili anziché energia prodotta dai processi di combustione di carbone.