DA SCARTO A RISORSA: L'URINA NUTRE LA TERRA

La conferma del potenziale dell’urina nell’agricoltura arriva da un team di ricercatori francesi. Dalla teoria alla pratica, le sfide di questo fertilizzante naturale.

AMBIENTE
Pamela Preschern
DA SCARTO A RISORSA: L'URINA NUTRE LA TERRA

La conferma del potenziale dell’urina nell’agricoltura arriva da un team di ricercatori francesi. Dalla teoria alla pratica, le sfide di questo fertilizzante naturale.

Un’alternativa naturale ai fertilizzanti chimici esiste e si chiama urina umana. É proprio lo scarto fisiologico liquido per eccellenza a rappresentare una possibile soluzione ad una crescente carenza di nutrienti dei terreni agricoli. Complice la guerra in corso in Ucraina, i fertilizzanti -molti dei quali provenienti dalla Russia (primo esportatore al mondo) e dall’Ucraina- sono sempre più scarsi, con conseguenze evidenti per i prossimi raccolti. Una situazione critica che impone la necessità di un valido sostituto, come quello trovato da un team di ricercatori francesi. Si tratta dell’urina che, inoltre, contribuisce al contenimento dell’inquinamento ambientale e dei conseguenti effetti negativi sulla salute umana.

Il ritorno ai fertilizzanti naturali e a metodi di raccolta del passato

Al pari dei prodotti usati per favorire i raccolti l’urina contiene nitrogeno (azoto), un nutriente essenziale per far crescere le piante, assieme a fosforo e potassio. Perché allora anziché disperdere questo prezioso elemento negli impianti di depurazione e nei fiumi (per giunta inquinandoli) non impiegarlo in agricoltura? In fondo non si tratterebbe di applicare nulla di nuovo, quanto di imparare dai nostri antenati: in passato, prima che si ricorresse alla chimica, a rendere fertili i terreni erano proprio gli escrementi umani.

Da un paio di anni in Francia l’urina umana è usata nei terreni agricoli, con risultati positivi, garantendo un rendimento quasi equivalente a quello dei fertilizzanti convenzionali e una qualità di prodotto soddisfacente. Non è nuova neppure l’idea di separarla alla fonte, ripensando i servizi igienici e l’intera rete di raccolta delle acque reflue con un procedimento usato per la prima volta negli eco-villaggi svedesi all’inizio degli anni ’90, poi in Svizzera e in Germania.

L’urina è raccolta durante i festival o nei bar in speciali toilette a secco grazie a un sistema meccanico che consente un risparmio di migliaia di litri di acqua a settimana (oltre 20.000 in 3 settimane) e il rispetto delle migliori condizioni igieniche.Attualmente sono in corso esperimenti anche negli Stati Uniti, in Sud Africa, in Etiopia, in India e Messico mentre in Europa è la Francia ad essere leader nel settore con alcuni progetti in corso nelle zone di a Dol-de-Bretagne, Montpellier e a Parigi. In un ristorante della capitale francese è stato testato recentemente un nuovo modello di servizi igienici con separatore di urina, sviluppato dall’azienda svizzera Laufen con Eawag. Passato l’effetto sorpresa iniziale, il riscontro degli utenti è stato decisamente positivo.

Le sfide dell’utilizzo dell’urina in agricoltura

Poiché l’urina non rappresenta un veicolo rilevante di malattie, non sono richiesti trattamenti particolari; tuttavia andrebbero possono essere considerate raccomandazioni. Come quella dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che consiglia di lasciarla riposare e ricorda, tra le varie, anche la possibilità di pastorizzarla.

Eppure gli ostacoli al suo uso in agricoltura non mancano. Tra i principali c’è il costo notevole della procedura di trattamento: una volta raccolta, deve essere trasportata nei campi con specifiche tecniche per ridurne il volume, concentrarlo, o addirittura disidratarlo. E poi c’è la questione dell’accoglienza da parte di alcuni paesi che hanno sperimentato fertilizzanti a base di urina: si va da un tasso di accettazione alto in Cina, Francia e Uganda a uno minimo in Portogallo e Giordania.

Laddove prevale l’opposizione a tale pratica il disgusto e la resistenza hanno delle origini squisitamente culturali ed emotive. Guardando alla questione da un punto di vista razionale e scientifico l’urina contiene solo 1 percento di acque reflue e fino all’80% di sostanze nutritive, come indicato in un articolo dello Science Daily sul progetto di separazione di urina alla fonte, Novaquatis. Si pensi poi al letame di mucca: non viene ampiamente impiegato dagli orticoltori nonostante costituisca un rischio molto maggiore di infezione da batteri patogeni rispetto all’urina umana? A questo si aggiunga che per sciacquare il water ogni giorno vengono utilizzati fino a 22 litri di acqua potabile cui segue un costoso e complesso processo di trattamento di queste acque reflue che comporta un’enorme impronta di carbonio e che è quindi causa di inquinamento. Con l’impennata dei prezzi del gas e la necessità di nutrire una popolazione globale in continua crescita, più che l’istinto bisogna usare la razionalità. E rendersi conto che, per la sue caratteristiche, l’urina può rappresentare il futuro dei fertilizzanti naturali e una soluzione economica, naturale e sicura ai bisogni nostri e a quelli del nostro pianeta.