DALLA PUGLIA COTONE PER UNA FILIERA ITALIANA

In provincia di Foggia due imprenditori hanno deciso di riscoprire la coltura della canapa per creare una filiera interamente italiana.

AMBIENTE
Domenico Aloia
DALLA PUGLIA COTONE PER UNA FILIERA ITALIANA

In provincia di Foggia due imprenditori hanno deciso di riscoprire la coltura della canapa per creare una filiera interamente italiana.

L’Italia utilizzatore di cotone ma scarso produttore. La Grecia leader europeo per superfici coltivate

Il cotone pianta della famiglia delle malvacee e del genere Gossypium rappresenta una delle principali fonti di fibre tessili al mondo. Se da una parte il nostro paese è un grande utilizzatore della fibra non possiamo dire lo stesso per la coltivazione, per anni quasi scomparsa. Infatti i principali produttori mondiali sono Cina, Stati Uniti, India, Pakistan, Uzbekistan, Brasile, Argentina, Australia mentre in Europa è la Grecia a farla da padrona con l’80% del totale coltivato, seguito da Spagna e Bulgaria, mentre nel nostro paese oltre alla Puglia la coltura è presente in Sicilia con circa 100 ettari, mentre fino al 1960 superava i 350 mila ettari di superficie.

Dai terreni della provincia di Foggia l’unico cotone europeo 100% biologico

Nel nostro paese però da qualche anno la coltivazione e con essa l’intera filiera di questa fibra tessile stà tornando di attualità, soprattutto grazie ad alcune realtà del sud, localizzate in particolare in Puglia e in Sicilia. La rinascita della filiera del cotone si deve in particolare ad una realtà che affonda le proprie radici nell’ agricoltura del sud Italia, nello specifico in provincia di Foggia a San Marco in Lamis dove grazie alla Gest realtà di San Marco in Lamis attiva nella produzione di camicie e ai suoi fondatori Pietro Gentile e Michele Steduto è stato possibile creare una vera e propria filiera.

Questa avventura tessile/agricola mette le radici nel 2019 quando i due soci decidono di dar vita a Gest, un vero e proprio sogno che diventa realtà, un’idea imprenditoriale a Km zero dal campo alla camicia, ed è proprio nei terreni della capitanata che parte la rinascita del cotone italiano. Possiamo parlare di rinascita, perché prima che la coltura fosse soppiantata da altre considerate più redditizie come cereali, pomodoro, ecc, in provincia di Foggia la superficie investita aveva raggiunto i 5 mila ettari. A caratterizzare la produzione pugliese il fatto di essere l’unica biologica in Europa, 100% italiana e completamente sostenibile.

Un lato particolare di questa storia, che ci insegna come non sempre le esperienze lavorative siano lineari rispetto ai percorsi di studio intrapresi, risiede anche nel fatto che i due protagonisti non avessero mai avuto esperienze in campo agricolo essendo rispettivamente un ingegnere edile e un perito informatico.

Ad essere prodromici nell’ aver ospitato i primi semi della coltura sono i campi localizzati nei comuni di Lesina e San Paolo di Civitate dove nel 2019 vengono coltivati i primi 3 ettari. Per la serie chi ben comincia è a metà dell’opera, dopo aver testato la reale possibilità di coltivare cotone nella zona si decide di proseguire con questa avventura.

cotone

In crescita le aziende cha hanno aderito al progetto, l’obiettivo è il raggiungimento dei 500 ettari coltivati

A San Paolo di Civitate i due imprenditori trovano la disponibilità dell’ azienda agricola Posta Faugno  realtà che ha deciso di unire armonia e cultura, facendo sì che le colture, cotone compreso fossero a  contatto con la musica, in particolare con una diffusione di 2000 watt e una frequenza di 432 hertz, oltre allo sviluppo di una coltivazione biologica tracciabile, a marchio registrato il cotone Biofusion – Italian Selection. Nel corso degli anni si sono aggiunte altre aziende di comuni della zona come San Severo, Apricena, ecc, in questo modo la superficie ha raggiunto gli attuali 150 ha, con un traguardo ancora più ambizioso attestato sui 500 ha.

Una coltura sostenibile sotto l’aspetto ambientale ed economico

A spingere sul cotone oltre ad una necessità di diversificazione rispetto alle tradizionali colture tipiche della zona anche l’elevato adattamento ad ambienti aridi, a terreni sabbiosi, argillosi o compatti, il fatto di non aver problemi di salinità, di essere in grado di recuperare acqua ad elevate profondità permettendone un notevole risparmio, e non richiedere particolari necessità nutrizionali.

In particolare, proprio l’apporto irriguo è importante per la buona riuscita della coltura soprattutto nel periodo primaverile estivo (dalla fioritura ad aprile fino all’ incirca alla metà di agosto) dove sono necessari interventi ogni dieci giorni. Per questo in un’ottica di efficientamento e sostenibilità gli interventi possono essere regolate intervenendo sulla tipologia di tecnica impiegata, puntando su sub irrigazione o aspersione, irrigazione a goccia in grado di ridurre i volumi impiegati, mentre non è necessaria nella fase successiva, quella dell’apertura delle capsule nella quale emerge la fibra, dopodiché la pianta perde le foglie ed è pronta per la raccolta.

Inoltre, la scelta del cotone è giustificata anche sotto l’aspetto della sostenibilità economica. Infatti, la produzione ad ettaro è di oltre 35 quintali con un guadagno di 140 euro al quintale in biologico ed un costo di coltivazione variabile tra 800 e 1220 euro ettaro.

Durante questi anni di sperimentazione, inoltre, le opzioni vagliate sono state le più varie, una delle quali ha riguardato la raccolta in particolar quella manuale rivelatasi però poco redditizia e quindi non praticabile in quanto al massimo in grado di raggiungere i 30 kg giornalieri spingendo ad optare per una variante meccanica.

In attesa di perfezionare la filiera, non tutte le fasi di lavorazioni avvengono in Puglia

Naturalmente il fatto che si tratta di una realtà giovane non le permette ancora di svolgere autonomamente tutte le fasi della filiera. Uno dei processi che viene esternalizzato e anche l’unico svolta fuori dai confini nazionali è la ginnatura, la separazione delle fibre dal seme, eseguita in Grecia, nella regione della Tessaglia nel nord del paese. Durante questa fase il cotone, tramite l’insufflaggio di aria calda viene deumidificato così da raggiungere una percentuale di umidità del 6%, successivamente tramite pettinatrici il seme è separato dalla fibra, ma essendo ancora sporco necessità di una ulteriore pettinatura che toglie le impurità ancora presenti, infine il cotone viene pressato e pronto ad essere inviato verso la fase di tessitura, non prima di essere analizzato e catalogato per l’utilizzo a fini tessili. Anche in questo caso le previsioni sono quelle di non dipendere più dalla Grecia creando impianti in Italia.

In Lombardia per la lavorazione del cotone e per la produzione del prodotto finito

Per la fase di tessitura dalla Tessaglia torniamo in Italia ad Albino in provincia di Bergamo presso l’industria tessile Albini dove la materia prima viene depurata dalle impurità, cardata, pettinata, stirata e pronta a diventare filato del quale vengono testate diverse caratteristiche, umidità, titolo, torsione, allungamento, resistenza, regolarità. I tessuti ottenuti dopo varie fasi di lavorazione vengono inviati al finissaggio dove ottengono l’aspetto ed il colore finale.

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Il ritorno in Puglia per la creazione di camicie che uniscono sartoria di qualità e tecnologia al servizio del cliente

Il viaggio del cotone è in dirittura di arrivo anzi di ritorno perché una volta uscito dalla fabbrica bergamasca riprende la strada della sua regione d’ origine la Puglia, più precisamente della città di Andria, dinamica realtà imprenditoriale della provincia di Barletta – Andria – Trani di quasi 100 mila abitanti, dove diventa una camicia di qualità, su misura e personalizzata, ma anche polo e Tshirt. Il prodotto in eccesso viene indirizzato ai marchi dell’alta moda.

Inoltre, per rendere ancora più particolari i prodotti così ottenuti e conferire loro un valore aggiunto è stata creata la ID shirt, una vera e propria camicia intelligente in grado di rapportarsi con i dispositivi limitrofi, tramite la condivisone di immagini, agende personali, calendari, video, curriculum, ecc, grazie ad una tecnologia inserita nei polsini gestita da una app dove sono inseriti i dati che il destinatario della camicia ha deciso di condividere. Ma in un futuro prossimo le informazioni non si limiteranno a quelle personali del proprietario del capo ma potranno informarci anche sulla strada che è stata percorsa per arrivare ad ottenere quel prodotto, come l’identificazione del nome di chi ha coltivato il cotone e non solo.

Non soltanto fibra ma anche olio alimentare, azione insetticida e alimento zootecnico

La sostenibilità che caratterizza la coltura è dimostrata anche dal fatto che della pianta di cotone non si butta via davvero niente. Oltre alle fibre impiegate a scopo tessile, anche l’olio ottenuto dalla spremitura dei semi potrebbe trovare una sua strada, per questo è stata avviata una collaborazione con l’ Università degli Studi di Foggia e il Prof. Giacinto Salvatore Germinara. L’olio per l’alimentazione umana non può essere utilizzato tal quale ma necessità di essere raffinate per eliminare sostanze tossiche in esso presenti, in particolare il gossipolo, metabolita che la pianta produce naturalmente in funzione dei parassiti che l’attaccano. Scopo delle attività è quello di studiare l’impiego dell’olio grezzo e del gossipolo nella realizzazione di insetticidi biologici. Ulteriore destinazione inoltre è quella del panello proteico, residuo della pressatura dei semi utilizzato come foraggio per le vacche da latte dell’azienda Opera di Padre Pio di San Giovanni Rotondo.