DALLE API NON SOLO MIELE, MA IL MANTENIMENTO DELLA BIODIVERSITÀ

Alcuni progetti spiegano come questi insetti siano capaci non solo di produrre il dolce nettare, ma soprattutto di provvedere al mantenimento della biodiversità. Sono circa 80 le specie di piante che devono la loro esistenza in vita sul nostro pianeta grazie all’attività impollinatrice delle api.

AMBIENTE
Domenico Aloia
DALLE API NON SOLO MIELE, MA IL MANTENIMENTO DELLA BIODIVERSITÀ

Alcuni progetti spiegano come questi insetti siano capaci non solo di produrre il dolce nettare, ma soprattutto di provvedere al mantenimento della biodiversità. Sono circa 80 le specie di piante che devono la loro esistenza in vita sul nostro pianeta grazie all’attività impollinatrice delle api.

L’importanza del ruolo svolto dalle api, anche da un punto di vista ambientale, è ormai un fatto assodato.
Per questo sono sempre più numerose le associazioni che si occupano della loro salvaguardia e che si fanno portatrici di progetti e buone pratiche con ferma convinzione che dalle api anche passa il benessere del nostro pianeta.
Come recita una celebre frase attribuita ad Albert Einstein, “se le api morissero avremmo solo 4 anni di vita”. Non sappiamo se l’arco temporale indicato dallo scienziato tedesco corrisponda a quello che potrebbe accadere in realtà, ma sta di fatto che la presenza delle api sul pianeta è fondamentale. Eppure ogni giorno che passa mette a repentaglio la loro vita.

La principale attività svolta dalle api non è certo quella della produzione di miele e dei sottoprodotti dell’alveare (polline, cera, propoli, pappa reale) quanto quella del mantenimento della biodiversità. Secondo gli studiosi è ormai un dato inconfutabile che la presenza della gran parte delle piante coltivate (circa 80 specie delle 115 più note a livello mondiale) sul nostro pianeta dipenda esclusivamente dall’azione pronuba di questo apoideo che è il principale insetto impollinatore a livello mondiale.
Purtroppo però numerosi fattori contribuiscono a metterne in pericolo la sua presenza sul pianeta. Tra questi i principali sono legati al ricorso all’agricoltura intensiva che fanno dell’uso di prodotti chimici di sintesi uno dei loro punti di forza, alla perdita degli habitat naturali, ai cambiamenti climatici e all’ inquinamento.

Per questo gli apicoltori, che comprendendo quanto sia difficile la situazione e quali siano le criticità per rimediare ai punti di debolezza, hanno dato vita a numerose associazioni. Tra queste Miele in Cooperativa che mette insieme 14 realtà del mondo dell’apicoltura sparse per la nostra penisola con il compito di  valorizzare le api, gli apicoltori, le loro aziende e l’ambiente.

Miele in Cooperativa ha dato vita ai Messaggeri del miele con l’obiettivo di coinvolgere i produttori di miele italiano, vale a dire apicoltori che hanno a cuore il benessere delle api e dell’ ambiente, allevano esclusivamente api italiane in maniera sostenibile, e si battono affinché il miele italiano conquisti sempre maggiori spazi di mercato. I Messaggeri del miele con il consorzio Alveare Italia, vuole dare valore all’apicoltura italiana. Valorizzazione che integra sia gli aspetti di natura ambientale, collegati all’impiego delle api italiane per il mantenimento della biodiversità e per la salvaguardia degli ecosistema, che a quelli produttivi più legati alla filiera del miele da api italiane. Miele per il quale è necessario elaborare un disciplinare di produzione per quello prodotto da api italiane, definire un programma strategico per la tutela, la promozione e la valorizzazione, promuovere il riconoscimento comunitario del marchio miele italiano da api italiane, partecipare alla costruzione di una filiera del miele italiano, favorire la commercializzazione del prodotti dei soggetti aderenti tramite accordi di filiera.

Anche alcune amministrazioni comunali hanno ben inteso quale sia l’importanza delle api  e hanno dato vita ai comuni amici delle api. A farsi portavoce dell’esigenza espressa da molti comuni di tutelare l’organismo ape sono stati Felcos Umbria, Anci Umbria (associazione dei comuni italiani) APAU (associazione produttori apistici umbri) e APIMED (federazione degli apicoltori del mediterraneo). Vero punto di forza è il valore che viene dato all’apicoltura come bene comune e il coinvolgimento delle comunità locali in progetti per la tutela ambientale e per lo sviluppo sostenibile che abbiano al centro la protezione delle api e la valorizzazione dell’apicoltura. Ad oggi hanno aderito all’iniziativa 160 comuni sparsi lungo tutto lo Stivale oltre ad alcune realtà associative (Api Romane, associazione ambiente vita, Apicoltori mantovani, Comunità degli impollinatori metropolitani di Slow Food, le Colline del miele). A dimostrare invece il carattere transnazionale dell’associazione, c’è l’adesione di 14 comuni appartenenti  a Marocco, Tunisia, Palestina e Libano.

Per aderire a questa rete è necessario che i comuni si impegnino nel riconoscimento del valore ambientale, di salvaguardia della biodiversità e sicurezza alimentare svolta delle api e dell’apicoltura,  condividano la necessità che la politica dedichi maggiore spazio al settore e soprattutto di essere portatrice di interessi comuni globali. Ma non basta.

È necessario condividere gli obiettivi previsti dalla CooBeeration compaign dalla quale ha preso l’avvio l’idea dei Comuni amici delle api, vale a dire favorire la conoscenza del ruolo delle api e dell’ apicoltura per la salvaguardia della biodiversità e della sicurezza alimentare, nonché favorire una alleanza globale che coinvolga tutti i portatori di interesse nella difesa dell’ ape e dell’ apicoltura.

Come dimostrano le api il benessere dei nostri territori  dipende da numerosi fattori strettamente collegati alla salvaguardia ambientale. Diventa quindi sempre più urgente prevedere una concezione dello spazio di comunità che sia sempre più portatrice di iniziative volte a una drastica diminuzione dell’impiego di prodotti chimici (diserbanti, insetticidi) e non solo per la salvaguardia delle nostre amiche api. Ma per la salute dell’intero pianeta.