DALL'UE NUOVE CURE E TRATTAMENTI CONTRO LA PANDEMIA

Cinque nuovi farmaci potenzialmente efficaci è il primo risultato sulle terapie anti Covid-19.

SALUTE
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Pamela Preschern
DALL'UE NUOVE CURE E TRATTAMENTI CONTRO LA PANDEMIA

Cinque nuovi farmaci potenzialmente efficaci è il primo risultato sulle terapie anti Covid-19.

Buone notizie per i malati di Covid-19. Già dai prossimi mesi potrebbero essere disponibili nuovi trattamenti. Si tratta di quattro anticorpi monoclonali (attualmente in fase di revisione da parte dell’Agenzia europea per i medicinali, l’EMA) e un immunosoppressore il cui utilizzo potrebbe essere esteso anche per la cura del coronavirus che nell’ultimo anno e mezzo ha colpito duramente l’Europa e non solo.
Con l’ausilio di un gruppo di esperti e sulla base di specifici criteri di selezione oggettivi e evidenze scientifiche e le revisioni a cadenza regolare dell’EMA, il percorso è stato avviato. I risultati attesi sono ambiziosi ma realistici: la sperimentazione di una decina di nuovi trattamenti e l’autorizzazione di tre entro ottobre e, auspicabilmente altri due entro la fine dell’anno.

Manifestazione di quella Unione europea della Salute, inserita tra i (macro) obiettivo della politica sanitaria dell’UE e della Strategia UE sulle terapie anti Covid-19, adottata dalla Commissione lo scorso maggio, questo risultato è la risposta concreta a un’esigenza indifferibile: quella di garantire a tutti un presente e un futuro “Covid free”.

Se infatti le campagne vaccinali hanno ottenuto e stanno procedendo in modo soddisfacenti più o meno in tutto il continente, purtroppo il virus è ancora presente e, rappresenta una minaccia diffusa e concreta. A causa delle sue varianti, contro le quali l’efficacia dei vaccini non è stata ancora accertata. Ma anche per l’assenza di una copertura adeguata in Europa e nel mondo: che sia per le disuguaglianze nell’accesso, per le condizioni patologiche pregresse che impediscono la vaccinazione, alla contrarietà di alcuni individui motivata da scelte ideologiche e/o culturali. E ancora per la fragilità di alcuni che, pur avendo ricevuto il vaccino, non hanno ottenuto il risultato auspicato. Si tratta di pazienti affetti da malattie ematologiche, tumori, coloro che hanno subito trapianti e altre categorie di individui in condizioni di salute precarie e un sistema immunitario compromesso. In questo scenario complesso e multiforme è evidente la necessità di azioni complementari che uniscono prevenzione e cura.

Le aspettative di un rapido progresso nella diagnosi e cura del Covid 19 sembrano ben fondate. Attraverso specifici partenariati tra cause farmaceutiche, oltre allo studio di nuovi trattamenti (tra cui anticorpi monoclonali di seconda generazione), si individuano i potenziali benefici di quelli già esistenti dalle proprietà antivirali e antinfiammatori. Finora gli esiti sono stati positivi, soprattutto con riferimento allo sviluppo di anticorpi monoclonali che sembrano ridurre dell’85% i ricoveri e i decessi nei pazienti ad alto rischio in caso di infezioni lievi-moderate e risultare efficaci anche contro le varianti virali finora individuate.

A questi numeri incoraggianti vanno aggiunti i sostanziosi finanziamenti per la ricerca e innovazione stanziati nell’ambito del Programma EU4Health, strutture ad hoc come HERA Incubator, per gestire le varianti e sviluppare nuovi farmaci e l’avvio dei primi accordi per l’acquisto congiunto di anticorpi monoclonali, come quelli sottoscritti dalla Commissione europea lo scorso anno per la fornitura e distribuzione dei vaccini agli Stati membri.

Oltre ai progressi conseguiti vanno ricordate però anche le difficoltà tuttora persistenti, per offrire un quadro obiettivo e completo della politica farmaceutica dell’Europa. Seppure possa contare su professionisti ed esperti, questa soffre dell’assenza di una capacità produttiva autonoma, che si traduce nelle carenze individuate nella Strategia farmaceutica dell’UE dello scorso novembre: un’insufficiente disponibilità di alcune categorie di farmaci (importati in massicce quantità da paesi come India e Cina,) le disuguaglianze nella loro disponibilità e l’inaccessibilità a livello economico.

Strategie adeguate per rafforzare la produzione in UE sono necessarie e improrogabili. Innanzitutto per il bene dei pazienti, che in quanto destinatari finali dei trattamenti, devono essere messi al centro di ogni strategia, politica e iniziativa. La Commissione, consapevole del problema, sta organizzando eventi ad hoc volti a individuare le cause principali delle sfide attuali e gli ostacoli al raggiungimento di questo obiettivo. Tra questi un workshop online dedicato alle strategie volte a aumentare la capacità di produzione nell’era del Covid-19 e a cui hanno partecipato rappresentanti degli enti regolatori globali e di aziende farmaceutiche. A cui si unisce il primo evento di matchmaking sulle terapie anti Covid-19 organizzato il 12 e 13 luglio per discutere di come assicurare che una volta autorizzati, i trattamenti siano prodotti in quantità adeguata e tempestivamente.

Considerando prioritario il paziente, occorre sfruttare tutti gli strumenti e le capacità a disposizione. Servono partenariati efficaci, uno scambio di informazioni regolare e una collaborazione attiva tra UE, Stati membri e industria farmaceutica, responsabile di sostenere gli Stati nel trovare soluzioni innovative con un approccio ispirato alla responsabilità e integrità. Ma anche coinvolgere maggiormente i diretti interessati, i pazienti appunto, accrescendone legittimità e rappresentatività nei contesti decisionali. E combattere la disinformazione con il sostegno di media e dei governi, approntando campagne comunicative chiare, inclusive e coinvolgenti che educhino e diffondano una maggior conoscenza.

Insomma in qualsiasi ruolo possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo. Tutti, nessuno escluso.