Decreto FER2, la Rivoluzione Industriale dell’eolico off-shore

Atteso ormai da quattro anni, lo schema del decreto FER2 è stato approvato, ne parliamo con Fulvio Mamone Capria di AERO.

INFRASTRUTTURE
Emma Meo
Decreto FER2, la Rivoluzione Industriale dell’eolico off-shore

Atteso ormai da quattro anni, lo schema del decreto FER2 è stato approvato, ne parliamo con Fulvio Mamone Capria di AERO.

È arrivata all’approvazione del tanto atteso decreto FER2 da parte della Commissione Europea. Potrebbe essere una grande opportunità per l’Italia: sostituire i combustibili fossili, tutelare la biodiversità e, contemporaneamente, creare nuovi posti di lavoro. Ne parliamo con Fulvio Mamone Capria, un’ecologista con esperienza nella Pubblica Amministrazione che oggi è alla guida di AERO, un’associazione delle energie rinnovabili off-shore nata nel 2023 che conta, oggi, 38 soci tra piccole e grandi imprese per dare vita alla prima supply-chain italiana dedicata all’eolico off-shore.

Fulvio Mamone Capria
Cos’è il decreto FER2?

Il Decreto FER2 è un provvedimento atteso da tempo che va a definire gli incentivi, che saranno uno stimolo per portare avanti i progetti per la produzione di energia da fonti rinnovabili, nonché un grande contributo per il raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione al 2030.  Andrà a stabilire le modalità e le condizioni di base per far accedere agli incentivi molti degli impianti innovativi che riguardano il solare termodinamico, il biogas, sistemi legati al moto ondoso ma, nel nostro caso, soprattutto l’eolico ed il fotovoltaico flottante in acqua interne e marine.”

Perché questi incentivi sono importanti?

“Il FER2 aiuta le imprese di sviluppo e le sostiene nei grandissimi investimenti che dovranno avere caratteristiche di innovazione e di riduzione di impatto ambientale. Orientativamente, la produzione di un GW potrebbe accreditarsi tra i tre ed i quattro miliardi di euro, con delle oscillazioni che dipendono dagli aspetti inflazionistici. È chiaro, però, che questo non basta: per le rinnovabili dal mare sono necessarie delle infrastrutture portuali pubbliche adeguate, che possano servire ai grandi operatori, come SAIPEM e FINCANTIERI, per la costruzione dei galleggianti e per il posizionamento degli aerogeneratori. Gli unici due progetti di eolico a fondazione fisse, che hanno ricevuto un parere positivo sia dalla VIA che dal Ministero della Cultura, sono a Rimini e Ravenna dato che nell’alto adriatico ci sono dei fondali oggettivamente più bassi rispetto al resto del Mediterraneo, soprattutto allontanandosi anche di dieci, dodici miglia dalla costa, per il quale sono stati presentati al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica progetti di eolico galleggiante. Si rende necessario un rafforzamento delle banchine portuali del Mezzogiorno, come il porto di Augusta, Taranto e Brindisi, ma anche probabilmente del porto di Civitavecchia per la sua vicinanza all’ex-centrale a carbone dell’ENEL, così che possano convertirsi in un hub tecnologico ed infrastrutturale dove costruire i galleggianti.”

La situazione geo-politica degli ultimi tempi e la ricerca di un’indipendenza energetica sono correlate?

Penso che, fortunatamente, l’Europa si sia dotata negli ultimi decenni di una politica ambientale molto rigorosa, più che in altri continenti, che mira al raggiungimento di una neutralità climatica al 2050, arrivando a produrre 60 GW al 2030, ipotizzando di arrivare a 340 GW nel 2050 e questo sarà possibile solo investendo nelle varie forme di energia pulita, non solo il fotovoltaico, il geotermico o il solare termodinamico, soprattutto l’eolico off-shore per il quale la nostra Nazione è, geograficamente, molto adatta. Le guerre in atto non devono farci distrarre da questo obiettivo. La cosa che mi preoccupa, e sulla quale bisogna riflettere, sono gli aumenti dei consumi: in Italia siamo ad un consumo annuale di 310 TW/h annui e probabilmente arriveremo, al 2050, a 700 TW/h, più del doppio di oggi. Non possiamo fare a meno delle rinnovabili, soprattutto di quelle a mare che, confrontate alle altre opzioni, hanno un maggiore rispetto del delicato equilibrio in cui troviamo la tutela del paesaggio e la difesa della flora e della fauna marine.”

Un impianto eolico off-shore protegge gli ecosistemi e le specie ittiche?

Insistiamo a dire, rafforzati dalle indagini dei biologi marini che lavorano per i nostri soci e le nostre imprese, che un parco di eolico off-shore potrà contribuire a proteggere gli habitat, anche già compressi, a ricreare biodiversità e, contemporaneamente, ad aumentare la popolazione di specie ittiche che stanno scomparendo. Attorno alle strutture si stabiliscono dei micro-organismi, che attirano organismi più grandi, molluschi, pesci e via dicendo, e si va a creare un ecosistema in cui trovare cibo, sicurezza e possibilità di riprodursi. Vogliamo invogliare anche i pescatori a lavorare con noi: sottrarre centinaia di km quadrati di specchio acqueo alla pesca a strascico significa dare ossigeno e vita ad alcune specie che, riproducendosi nell’area sottostante gli impianti off-shore, possono diventare poi prodotto per i pescatori che, in questo modo, porteranno a casa qualcosa di diverso rispetto a plastica, immondizia e fondale marino.”

È stato approvato solamente lo schema del decreto e siamo ancora in attesa del testo definitivo. Quale sarà l'iter burocratico?

Il Ministro dell’Ambiente dovrà firmare il decreto, il quale dovrà superare tutta una serie di controlli di rito prima di essere operativo. Ci auguriamo che gli uffici ministeriali sottopongano rapidamente al Ministro la firma del provvedimento e che possa avere un iter quanto più snello possibile, perché poi lo scenario passerà in mano al GSE che dovrà gestire tutti gli aspetti legati alle agevolazioni, alle competizioni e alla pubblicità di vere e proprie gare per accedere agli incentivi. Non finisce qui, quindi, ma piuttosto siamo all’inizio di un percorso: ci aspettiamo che il decreto abbia chiarito anche alcuni aspetti, come i termini massimi di realizzazione degli investimenti – che speriamo siano stati portati a 60 mesi per l’eolico off-shore trattandosi di opere enormi e con un coinvolgimento industriale pazzesco – e anche che ci sia stato un intervento normativo per quanto riguarda il tema dell’inflazione, altrimenti rischiamo che nessuno possa partecipare a delle aste. Siamo comunque ottimisti, riconosciamo le difficoltà di lavorare in un Ministero colmo di emergenze e ringraziamo il Ministero e tutti i suoi amici, la Commissione VIA PNRR-PNIEC nonché il Ministero della Cultura perché tutti insieme stanno lavorando in modo egregio per offrire questa grande opportunità per l’Italia.”

Si parla della terza rivoluzione industriale, è indispensabile una collaborazione tra le imprese ed i funzionari pubblici?

Credo molto nella collaborazione tra pubblico e privato: dato che vengo anche dal settore pubblico, so quanto si sacrificano giornate intere e quanto si è mal pagati dall’altra parte della barricata. Va detto perché diamo tutto per scontato, tendiamo a dimenticare che negli uffici ci sono delle persone, magari sottopagate, che ogni giorno devono rispondere a delle operazioni straordinarie come gli impianti di energie rinnovabili. Come associazione, affrontiamo con alto senso istituzionale il rapporto con la sfera politica, dato che il successo a cui potremmo arrivare al 2030 e al 2050 non sarà di AERO o delle aziende implicate ma sarà di tutto il Paese, che diversamente dal solito potrebbe essere un leader nel settore delle rinnovabili sul Mediterraneo. Tutti insieme lavoriamo per offrire ai nostri figli un pianeta più pulito, aziende comprese, perché non ci si può immaginare un futuro migliore senza rispettare l’ambiente, non un futuro più roseo ma un futuro più blu!”

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