DI FRATINI, TARTARUGHE E CONCERTI

Il Jova Beach Party è sotto attacco di ambientalisti, associazioni e ricercatori. Ma il concerto “ecologista” è davvero coerente con quello che vuole trasmettere al pubblico?

AMBIENTE
Chiara Grasso*
DI FRATINI, TARTARUGHE E CONCERTI

Il Jova Beach Party è sotto attacco di ambientalisti, associazioni e ricercatori. Ma il concerto “ecologista” è davvero coerente con quello che vuole trasmettere al pubblico?

Ultimamente è sempre più frequente assistere a grandi eventi che colonizzano aree naturali. Parliamo ad esempio (ma non solo) del Jova Beach Party, la grande festa in spiaggia che dopo il successo del 2019 vedrà Lorenzo Cherubini (in arte Jovanotti) esibirsi tra luglio e settembre in 13 tappe in giro per l’Italia. Un evento grandioso che ad oggi ha venduto circa 400 mila biglietti, un’organizzazione gigantesca a firma di Trident e con alla base un ambizioso obiettivo: “il nostro scopo è creare uno spettacolo che lasci l’ambiente, le persone e le comunità̀ migliori di come le si sono trovate”. Infatti, come riportato nel sito dell’evento, il progetto alla base del concerto, chiamato RI-PARTY-AMO, ha portato all’investimento di 3 milioni di euro per il ripristino ambientale, in collaborazione con WWF Italia e Intesa Sanpaolo, “per la protezione dell’ambiente e la rinaturalizzazione dei sistemi costieri, da anni estremamente alterati dall’azione umana.” Sembrano davvero ottimi obiettivi ecologisti di cui il nostro Paese ha sempre più bisogno, soprattutto per proteggere gli ecosistemi dall’impatto umano, proprio come si prefigge l’evento. Ma sorge un dubbio: un concerto in spiaggia non rientra invece in queste impattanti azioni umane in ambienti costieri, che il Jova Beach Party vorrebbe tutelare? Tuttavia, mettiamo a tacere i dubbi affidandoci e fidandoci del WWF, la più grande associazione ambientalista del mondo che insieme a FIAB (Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta) ha dato il suo benestare per il grande party dell’estate. E allora il problema dell’impatto ambientale sembra improvvisamente sparito, anche perché “durante l’evento verranno distribuite lattine in alluminio e bicchieri di carta, anziché bottigliette di plastica, al fine di dire finalmente <<NO>> a questo materiale” iniziativa sicuramente lodevole e degna di nota per un evento così grande, ma che lascia lacune in diversi ambiti, soprattutto in termini di salvaguardia ambientale e faunistica.

Per far spazio al Jova Beach Party, ad esempio, a Marina di Ravenna sono stati abbattuti 65 metri lineari di tamerici, alberi e arbusti originari delle zone sabbiose. In effetti stona un po’ l’idea che ad un evento di sensibilizzazione ambientale, per fare il parcheggio vengano estirpate piante e alberi. Dal documento ufficiale del 2019 della Trident, si legge infatti “sbancamento dune” (ovvero lo scavo/livellatura) tra le operazioni da effettuare nella spiaggia di Roccella Jonica. Peccato che in quelle dune, oltre alla flora pioniera importantissima per l’ecosistema dunare, tra cui specie endemiche protette come il giglio di mare, ci potevano essere anche nidi di tartaruga marina, fratino, corriere piccolo o altri animali protetti che vivono tra la sabbia e gli arbusti-. Tuttavia, Jovanotti ci rassicura dicendoci che prima dell’evento erano stati svolti monitoraggi per esser certi non cci fossero pericoli per la fauna.

Ma, proprio per l’impatto che il concerto ha sull’ambiente diverse organizzazioni ambientaliste e di ricerca come LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), Italia Nostra, Marevivo, Legambiente, CISO (Centro Italiano Studi Ornitologici ONLUS) si sono dichiarate contrarie al Jova Beach Party, affermando con lettere, esposti e dichiarazioni ufficiali che l’evento rischia di essere eccessivamente impattante sull’ambiente, sulla flora nativa e sugli animali selvatici.

In aggiunta durante il Convegno Italiano di Ornitologia di Napoli del 2019 all’unanimità centinaia di ornitologi, appartenenti sia ad Università ed altre Istituzioni pubbliche che ad associazioni di settore, hanno affermato l’insostenibilità ambientale di eventi svolti nelle modalità del Jova Beach Party. Secondo Massimo Pellegrini, presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese A.P.S. “un messaggio ambientalista da un evento del genere, realizzato su diverse spiagge con elementi di naturalità (come Fermo o Roccella Jonica) ci pare un controsenso che ben difficilmente può modificare le valutazioni già espresse dal mondo scientifico in merito allo stesso.”
Uno dei maggiori problemi causati dallo svolgimento di eventi in natura, infatti, a prescindere dal Jova Beach Party in sé, è l’impatto acustico e luminoso che possono avere sulle specie animali.  Secondo uno studio scientifico pubblicato nel 2013 su Frontiers in Ecology and the Environment (1), il rumore intermittente e imprevedibile, tipico dei concerti, è spesso percepito come una minaccia da parte della fauna selvatica e i disturbi acustici possono portare gli animali a cambiamenti nei comportamenti di scelta del partner e nella difesa del territorio, diminuzione dell’efficienza del foraggiamento, aumento del comportamento di vigilanza e anti-predatorio e alterazioni nelle distribuzioni o movimenti spaziali. Altri ricercatori (2) hanno scoperto che un aumento dei livelli di rumore antropico sono correlati con una diminuzione nel numero di specie di uccelli nelle aree prese in esame, con la conclusione che il rumore antropogenico possa avere un impatto significativamente negativo sulla conservazione faunistica per le specie di uccelli, in particolare, e di biodiversità in generale.

In effetti, nel 2019 durante il primo tour del Jova Beach Party, fu osservato come un gruppo di fenicotteri fossero approdati in aree in cui non erano mai stati visti prima. Il noto ornitologo Menotti Passarella all’epoca sospettò che sebbene fosse impossibile provarlo a posteriori, c’era la possibilità che quei fenicotteri, tutti giovani, facessero parte di uno stesso gruppo messo in fuga dai decibel sprigionati dal concerto di Jovanotti da Lido degli Estensi (Mar Tirreno) fino alla costa adriatica. Alcuni dati raccolti (3) a posteriori nel 2019 da un gruppo di ricercatori sull’area di Torre Flavia hanno mostrato una diminuzione della presenza degli storni dopo il concerto “suggerendo l’ipotesi di una sensibilità della specie all’impatto da emissioni sonore.”

I rischi, inoltre, sono anche e soprattutto per i nidi di Caretta caretta, specie di tartaruga marina dichiarata vulnerabile per il rischio di estinzione dall’Unione internazionale per la conservazione della natura (IUCN) e per il fratino, il piccolo uccellino limicolo, specie protetta la cui popolazione, già minacciata e a rischio, negli ultimi anni è ulteriormente in declino. Infatti, proprio spinto della presenza di queste specie in alcune delle spiagge scelte da Jovanotti, l’ISPRA nel 2019 espresse la sua preoccupazione circa l’evento con un comunicato ufficiale in cui l’Istituto non esclude impatti su piante o animali presenti nelle aree dei concerti e infatti dal comunicato si legge come “nonostante il ridotto numero di coppie probabilmente presenti, l’area che dovrebbe essere interessata dal concerto riveste indubbia importanza per la nidificazione del fratino nel contesto geografico regionale”
All’interno dello stesso documento, l’ISPRA sottolinea come anche per Caretta caretta l’evento possa rappresentare un rischio per gli eventuali piccoli appena nati in fase di emersione dal nido, danni da calpestio di mezzi su eventuali nidi deposti prima del concerto, disturbo sonoro e luminoso nei confronti di eventuali femmine in fase di emersione nelle spiagge limitrofe, durante il concerto, (ed eventuali prove svolte prima dell’evento) e disturbo luminoso ad eventuali neonati in fase di emersione durante la notte del concerto. Infatti, secondo diversi studi scientifici (4) l’illuminazione artificiale sulla spiaggia può influenzare l’orientamento verso il mare dei piccoli dopo la loro uscita dal nido (che nel caso del concerto di Jovanotti coincide con eventuali schiuse di agosto) e i disorientamenti dei piccoli si verificano più frequentemente nelle zone con maggiore luminosità anche a centinaia di metri dalla fonte luminosa. L’illuminazione notturna rappresenta dunque una minaccia diretta per gli ecosistemi marini, figuriamoci cosa sia per gli animali selvatici l’illuminazione di un concerto in spiaggia.

Tra le criticità che gli esperti e conservazionisti hanno messo in luce per il tour, emerge quella della tappa di Fermo. Nel 2019, dopo l’evento del Jova Beach Party, il Comune marchigiano aveva iniziato un ripristino dell’area danneggiata dal concerto, insieme a gruppi di volontari di LIPU, WWF, Legambiente ed Italia Nostra, e con il supporto di vari tecnici e operatori comunali. Oggi, finalmente, si apprezzano i primi risultati: le specie vegetali impiantate hanno attecchito e stanno crescendo, c’è incremento della biodiversità e proprio recentemente sono stati osservati diversi fratini nell’area, con probabilità concreta che la specie possa tornare a nidificarvi, per la prima volta dopo il concerto del 2019. Ma, dopo gli sforzi e le risorse economiche impiegate per restaurare l’area, il Comune ha deciso di far nuovamente attraccare la “barca” del Jova Beach Party su quella stessa spiaggia che per 2 anni era stata oggetto di ripristino. Infatti, Italia Nostra, Legambiente Marche, MareVivo, Friday For Future Macerata, Stazione Ornitologica Abruzzese e altre decine di associazioni (addirittura le stesse FIAB e WWF locali, in maniera indipendente dall’amministrazione nazionale), hanno diffidato il Comune di Fermo, in persona del Sindaco pro tempore, ad annullare o, quantomeno, delocalizzare in una località idonea dall’area prevista di Casabianca il concerto del 2022 e altre simili iniziative.
In tutto questo, una delle ultime notizie è la rimozione del logo del WWF per una delle tappe del JBP. L’associazione, infatti, non ha approvato la gestione di Fossa Marina a Vasto e ha tolto il patrocinio all’evento per quella tappa.

Ma oltre ai fatti relativi ai concerti in spiaggia…i fan ecologisti di Jovanotti, inoltre, hanno urlato sui social la loro delusione per l’apparente incongruenza tra la scelta di una nota azienda di carne come official sponsor dell’evento e il fatto che Jovanotti si sia sempre espresso vegetariano. “Un controsenso” affermano gli attivisti.
Insomma, non sono poche le critiche mosse all’evento e al cantante stesso e quello che viene da pensare è che tutto questo movimento contro il concerto non avrebbe avuto alcun appiglio se invece di un luogo naturale, si fossero scelti luoghi antropizzati dove una festa da decine di migliaia di persone non avrebbe in alcun modo potuto infastidire o mettere in pericolo la conservazione faunistica. Soprattutto per un evento che si autoproclama ecologista. Soprattutto se a legittimare tutto questo c’è la più grande associazione mondiale di difesa dell’ambiente. Soprattutto se il concerto dovrebbe essere una grande opera di sensibilizzazione.
E allora viene spontaneo chiedersi quante di quelle persone al concerto, torneranno a casa con la consapevolezza che la natura non è un luogo da invadere e colonizzare, ma è un fragile dono da proteggere e rispettare a distanza. Viene spontaneo chiedersi, se oggi Jovanotti, domani chi? E dove? Britney Spears in un rifugio del Parco del Gran Paradiso? Quale sarà il limite?
Già è previsto per maggio 2023 il concerto di Bruce Springsteen al Parco Urbano Giorgio Bassani di Ferrara, ed è subito stata lanciata una petizione su change.org chiamata Save The Park (https://www.change.org/p/bruce-springsteen-for-bruce-springsteen-to-not-perform-at-parco-bassani-in-ferrara-italy ) per chiedere di spostare l’evento all’aeroporto del capoluogo Emiliano invece che nella Natura, in quanto un evento di tali portate può causare danni alla fauna che abita il parco.

Cari artisti, purtroppo, non è questo il modo di educare al rispetto dell’ambiente. Non possiamo urlare alla salvaguardia del nostro pianeta se mentre urliamo stiamo calpestando ecosistemi a rischio che da anni si cerca di proteggere. Non possiamo permetterci le incoerenze, oggi, in questo mondo così prepotentemente minacciato da crisi ambientali, climatiche e sanitarie. Abbiamo bisogno di messaggi univoci. Abbiamo bisogno di credibilità da quelle associazioni, enti e amministrazioni che dovrebbero tutelare il futuro naturale del nostro Paese. E invece un evento grandioso dal potenziale immenso per la sensibilizzazione e l’educazione ambientale si perde dentro un bicchiere d’acqua in contenitore di alluminio (non di plastica per lo meno).
L’intenzione di Jovanotti, quindi, è davvero un’innovativa e geniale opera di sensibilizzazione, ma senza dubbio lo sarebbe stato di più se per urlare al cambiamento, si fossero utilizzati luoghi idonei e se il palco non fosse stato appoggiato su zone naturali dove rischia di minacciare fragili ecosistemi.

(1) Francis, C.D. and Barber, J.R. (2013), A framework for understanding noise impacts on wildlife: an urgent conservation priority. Frontiers in Ecology and the Environment
(2) Perillo, A., Mazzoni, L.G., Passos, L.F., Goulart, V.D.L.R., Duca, C. and Young, R.J. (2017), Anthropogenic noise reduces bird species richness and diversity in urban parks. Ibis
(3) Battisti et al., 2019 – Alula 26. Analisi degli impatti di un evento musicale (jova beach party, campo di mare, Italia centrale) su comunità ornitiche urbane e di mosaico ambientale: prime evidenze
(4) Blair E. Witherington, Karen A. Bjorndal,Influences of artificial lighting on the seaward orientation of hatchling loggerhead turtles Caretta caretta, Biological Conservation, 1991 – Price J. T., Drye B., Domangue R. J. & Paladino F. V., 2018. Exploring the role of artificial lighting in loggerhead turtle (Caretta caretta) nest-site selection and hatchling disorientation. Herpetological Conservation and Biology – Observing stress of artificial night lighting on marine ecosystems-a remote sensing application study July 2010 Conference: ISPRS Technical Commission VII Symposium 100 Years ISPRS Advancing Remote Sensing ScienceAt: Vienna, Austria Christoph Aubrecht

*Etologa, Presidente EticoScienza