DIALOGO NOTTURNO CON UN BITUME STRADALE

La storia del rapporto d’amore con il bitume di un vecchio ingegnere che è riuscito a dargli “un’anima”.

INFRASTRUTTURE
Mauro Maschietto
DIALOGO NOTTURNO CON UN BITUME STRADALE

La storia del rapporto d’amore con il bitume di un vecchio ingegnere che è riuscito a dargli “un’anima”.

In un mondo che, non mi vuole più, l’ultima speranza sei tu…

Inizia così il mio dialogo notturno con il bitume, con una parafrasi del meraviglioso testo di Mogol sulle note di Lucio Battisti. Oramai sono quasi quarant’anni che ci conosciamo e lui sa che io sono un suo estimatore per cui ogni volta che entra in crisi mi chiama al telefono per uno sfogo.

La prima volta fu nella prima metà degli anni ’80, quando si sentì un po’ trascurato in conseguenza della crisi petrolifera del 1979 e vedeva il suo utilizzo di molto ridotto dall’avvento della tecnologia del riciclaggio dell’asfalto. In quell’epoca io ero ancora un apprendista stregone del settore, ma, appunto, occupandomi di rigenerazione in sito dell’asfalto con una particolare tecnologia avevo stabilito un buon rapporto con lui in virtù del fatto che utilizzavo un prodotto che tendeva a ringiovanirlo e, quindi, ogni tanto si lamentava perché si riteneva sottostimato. La cosa andò avanti per qualche anno, fino a quando, guardando ad esperienze estere, trovai il modo di nobilitarlo aggiungendoci una certa quantità di polimero che lo rendevo unico e indispensabile per la produzione degli asfalti drenanti, cosa che lui da solo non era in grado di fare. Da allora siamo entrati in sintonia, una sorta di fratellanza.

Ricordo che una volta s’incazzò come una iena perché nell’aggiungergli il rigenerante commisi l’errore di non accorgermi che, sopra il fusto, si era accumulata dell’acqua piovana che lui indignato mi risputò fuori dall’autobotte con un ribollio da girone dantesco. Ma fu l’unica volta che uscì dai gangheri, per il resto il suo comportamento fu sempre abbastanza socievole.

Dicevo che spesso mi si è rivolto per trovare conforto, ma mai l’ho trovato così depresso, irritato con il mondo:

Ma come, io che ho salvato Mosè dalle acque, per non parlare di Noè, io che ho mantenuto e impreziosito i sarcofaghi egizi per non parlare delle mummie. Senza di me, che vi ho aiutato a togliere la polvere dalle vostre strade, il mondo dell’automobile non si sarebbe mai sviluppato altro che Henry Ford e la sua Model T. Io che…

A questo punto lo interrompo e gli dico: Suvvia, lo sai che la gente lo sa e chi non lo sa è perché non è interessato a saperlo. Poi sono storie troppo in là nel tempo per parlarne. Oggi bisogna essere eco-friendly per essere alla moda…

Perché io non lo sono?

Certo che sei in grado di esserlo, nei limiti del possibile. Se ricordi ne ho anche scritto, una quindicina d’anni fa, dicendo che puoi contribuire a fare l’asfalto tiepido ma anche freddo; che puoi essere di tutti i colori, non solo nero; che sei una risorsa non una schifezza…

Ma tutti si ricordano di me perché sono nero e perché sono figlio del petrolio. Ma ti pensi che mi chiamano addirittura catrame, di cui non sono neanche parente? Lo sai che mi hanno definito tossico nocivo quando un secolo fa per testarmi mi masticavano?

A questo punto cerco di consolarlo un po’: Si, le conosco tutte ‘ste cose, ma cosa vuoi farci. Pensa che continuiamo ad aver bisogno di te, si potrebbe dire che sei indispensabile!

Ma no, dicono che sono inquinante e adesso anche che puzzo e questa cosa non mi va giù, perché mi metto anche il profumo alla vaniglia o altri, a seconda dell’umore.

E vabbè, dai, se la metti così… Dimmi, allora, come posso aiutarti?

Non so, a volte penso se invece di essere un co-prodotto fossi un rifiuto sarebbe meglio. Forse ci si accorgerebbe che, dopo aver dato il meglio di me attraverso distillazioni successive, non sarebbe così semplice ed ecologico disfarsi di me. Potrei essere utilizzato come olio combustibile ma a quale costo energetico, con quali emissioni di CO2? Non costituirei un problema più grande?

A questo punto mi viene un’idea: E se ne parlassimo? Così, magari, la gente potrebbe comprendere il tuo ruolo anche dal punto di vista ambientale. Cosa ne dici?

Va bene, ma mi raccomando…

E così eccomi qui a cercare di rispondere alla domanda: se scegliamo di trattare il bitume come una fonte di energia, qual è la sua “vita alternativa” come combustibile?

L’energia è oggi una risorsa rara e l’esaurimento dei combustibili fossili non rinnovabili, in un orizzonte sempre più breve, appare inevitabile. Il consumo energetico associato a un materiale è spesso suddiviso in diversi componenti:

a) l’energia “di processo”, vale a dire quella spesa nel processo industriale per la creazione di un’unità di massa di materiale;

           e, per alcuni materiali combustibili, inclusa la maggior parte dei materiali organici:

b) l’energia della “materia” o energia di alimentazione (feedstock energy) come definita dalla norma UNI EN 14040, che potrebbe essere recuperata bruciando il materiale in questione.

Per il bitume

Per il bitume che è un prodotto residuo del processo di distillazione del petrolio greggio l’energia spesa per produrlo è piuttosto bassa, da 0,4 a 6 MJ/kg circa (Zapata e Gambatese 2005 Energy Consumption of Asphalt and Reinforced Concrete Pavement Materials and Construction), ma, a causa della sua origine petrolifera, contiene una quantità significativa di energia “materiale” (40,2 MJ/kg) (IPCC Guidelines for National Greenhouse Gas Inventories 2006). Il fatto di utilizzare il bitume in campo stradale per il confezionamento dei conglomerati bituminosi lo distoglie dall’essere considerato combustibile e, essendo riciclabile, gli permette di mantenere la sua energia che così non viene persa.

Ma se, appunto, scegliessimo di utilizzare il bitume come combustibile le cose cambierebbero drasticamente.

Potrebbe però essere utilizzato nei cementifici o nelle centrali termoelettriche, perché differisce poco dai combustibili pesanti ma le emissioni risultanti includerebbero alti livelli di inquinanti [Faber, J. (2002) Towards small scale use of asphalt as a fuel: an application of interest to developing countries], il che non sorprende in quanto il bitume è un combustibile che contiene molte impurità rimaste dal processo di raffinazione (ad esempio metalli pesanti, zolfo) che vengono rilasciate durante la combustione ed emette una quantità considerevolmente maggiore di CO2 per unità di energia rispetto ad altre fonti petrolifere (Herold 2003 Comparison of CO2 emission factors for fuels used in Greenhouse Gas Inventories and consequences for monitoring and reporting under the EC emissions trading scheme):

  • 53% in più rispetto al gas naturale
  • 16% in più rispetto alla benzina
  • 4% in più rispetto all’olio residuo

Risultando inferiore solamente al carbone per una percentuale del 13%.

Alternativamente potrebbe subire un’ulteriore trasformazione in prodotti petroliferi più leggeri (e quindi in combustibili più diffusi) attraverso il cracking catalitico in raffineria, ma questo processo comporta un costo energetico elevato.

In ogni caso, evitare la combustione del bitume ha virtù ambientali in quanto, se riteniamo le emissioni di CO2 uno degli impatti più significativi e da cercare di limitare, il bitume potrebbe essere interpretato come un meccanismo per lo stoccaggio del carbonio che, potenzialmente, diventerebbe CO2 attraverso la combustione se il bitume fosse utilizzato come risorsa energetica piuttosto che come materiale per la costruzione delle pavimentazioni.

Senza volerci addentrare in argomenti troppo tecnici e riferendoci alla seguente formula per il calcolo delle emissioni di CO2 da combustione:

Emissioni CO2 = DA FEFO

Dove:
DA: rappresenta i dati di attività, quantità di combustibile, espresso in tonnellate
FE: è il fattore di emissione, il quale è una misura che esprime la quantità di gas serra, o altre sostanze inquinanti, emesse per unità di energia prodotta da un determinato combustibile. Rappresenta il tasso di emissione medio associato a una specifica fonte.
FO: è il fattore di ossidazione e tiene conto del carbonio non ossidato per i vari tipi di combustibile.

Se consideriamo che la produzione globale di bitume in Italia si possa calcolare in 3.000.000 t circa (fonte SITEB: Mercato bitume Italia 2021) e che i restanti valori si possono dedurre dalla tabella parametri standard nazionali, fonte ISPRA 2023, rappresentata di seguito per la voce bitume:

Si ricava che, utilizzando tutto il bitume prodotto come combustibile, verrebbero immesse annualmente in atmosfera 10 milioni di tonnellate di CO2 circa che, diversamente, sarebbero trattenute all’interno del bitume.

Ciò significa che l’importanza di mantenere questi inquinanti nel bitume può superare qualsiasi considerazione sul suo contenuto energetico e quelle più banali sulle emissioni odorigene.

In conclusione mi sento di affermare che finché si avrà la necessità di distillare il petrolio per ricavarne prodotti per alimentare i motori termici per il trasporto e la produzione di energia, in fondo al barile troveremo sempre il bitume che, nonostante tutto, rappresenterà il miglior e più economico legante per la produzione di conglomerati bituminosi per la costruzione di strade utili a garantire la sicurezza degli utenti della strada.

Mauro Maschietto: Ingegnere libero professionista, Direttore Tecnico Phacelia SB s.r.l.