“DIFENDO I PICCOLI GIGANTI IN AFRICA”, LA STORIA DI MARTINA

Un’energia travolgente e tanta passione per la Natura. Ecco chi è la giovane biologa mantovana che nel 2019 ha vinto il primo premio di Terre de Femme di Yves Rocher.

AMBIENTE
Chiara Grasso*
“DIFENDO I PICCOLI GIGANTI IN AFRICA”, LA STORIA DI MARTINA

Un’energia travolgente e tanta passione per la Natura. Ecco chi è la giovane biologa mantovana che nel 2019 ha vinto il primo premio di Terre de Femme di Yves Rocher.

“Fin da piccola mi interessava proteggere quegli animali che spesso non notiamo o ci sembrano strani, come gli invertebrati, spesso ignorati in conservazione, anche se rappresentano almeno il 97% di tutti gli animali che esistono sulla terra. Tuttavia, questi animali sono fondamentali per mantenere sani gli ecosistemi che permettono anche a noi di vivere e, anche se inizialmente possono essere molto diversi da noi, hanno la loro storia e caratteristiche uniche” ci racconta Martina Panisi, biologa 27enne, che per poter realizzare questo sogno è andata a vivere e a lavorare in Portogallo ed in Africa centrale. Dopo un diploma come tecnico agrario si è laureata in Scienze Biologiche all’Università di Modena e Reggio Emilia, in cui ha fatto un Erasmus in Portogallo, dove ha continuato con la laurea magistrale in Biologia della Conservazione presso l’Università di Lisbona. Lì, per un anno ha studiato la distribuzione ed ecologia delle chiocciole giganti di terra minacciate che si trovano nelle isole di São Tomé e Príncipe, in Africa centrale. Ora sta finendo un dottorato in Biodiversità, Genetica ed Evoluzione presso l’Università di Lisbona dove studia l’effetto della degradazione delle foreste sulla diversità di chiocciole a São Tomé e Príncipe, la loro importanza economica e le scelte di conservazione delle specie delle persone che vivono in queste isole, con lo scopo di conservare la biodiversità.

“Le chiocciole terrestri sono considerate il gruppo animale con il maggior numero di estinzioni registrate dovute all’azione umana. Anche se a volte non ci accorgiamo di alcune specie che ci circondano, non significa che non siano importanti e che non stiano scomparendo per via delle nostre azioni.” afferma la Panisi.
Le chiocciole, infatti, svolgono azioni come contribuire al riciclo dei nutrienti del suolo, alla formazione del suolo, sono fonte di cibo e di calcio per vari animali. Se nessuno le nota, rischiano di scomparire per via di azioni umane come l’alterazione del loro habitat, l’inquinamento, l’uso eccessivo delle risorse naturali e l’introduzione di specie aliene.

Martina è fondatrice del progetto Forest Giants attraverso il quale lei e i suoi collaboratori vogliono far notare alle persone quanto le specie che ci circondano siano importanti al fine di contribuire alla loro salvaguardia. “Quando durante la magistrale abbiamo campionato la foresta nativa delle isole, abbiamo capito che la chiocciola gigante d’Obô Archachatina bicarinata, stava scomparendo rapidamente e abbiamo deciso di fare qualcosa. Per evitare che si estinguesse dalla foresta e dai ricordi delle persone, dovevamo investigare le cause della sua scomparsa, proteggerla, capire quante altre specie erano nella sua stessa situazione e coinvolgere adulti e bambini nella protezione di un gruppo animale atipico. Per fortuna le persone, e soprattutto i più anziani, si ricordavano ancora di quella che chiamano la “loro chiocciola” ed erano disposti a agire insieme. Attraverso la ONG italiana Alisei e l’Università di Lisbona ho cominciato con i miei colleghi il progetto quattro anni fa.” ci racconta la biologa, che continua “Fra gli obiettivi raggiunti, abbiamo sensibilizzato bambini, adulti, ONG, governo, ricercatori, cacciatori, turisti, insegnanti e capito insieme quanto sia necessario agire per proteggere le specie che contribuiscono a mantenere le foreste integre, le stesse foreste che provvedono i servizi che servono alle comunità per vivere.” Attraverso Forests Giants, il gruppo ha creato infatti il primo piano d’azione per la protezione della specie, tenendo in conto di tutti i vari eterogenei punti di vista, hanno costruito il primo centro per studiare l’ecologia, la riproduzione e la genetica della specie. Hanno anche cercato risorse alternative al consumo della chiocciola minacciata e quantificato l’importanza del commercio delle chiocciole per donne e bambini in queste isole.  Tra gli obiettivi da raggiungere ancora rimane come impedire il verificarsi di una malattia che contribuisce alla scomparsa della specie, la capacità di riprodurre la specie a più larga scala per reintrodurla nei luoghi adeguati e la possibilità di raggiungere un meccanismo di sostenibilità del progetto con fondi locali.
Per ora il progetto, infatti, é stato mandato avanti grazie alla ricerca di fondi presso entità che finanziano progetti di conservazione. Grazie ad entità come la National Geographic Society, la fondazione Yves Rocher, Critical Ecosystem Partnership Fund e la Mohammed Bin Zayed Species Conservation Fund attraverso Alisei ONG e l’Università di Lisbona, siamo riusciti a mandare avanti le attività.

Come Martina, tantissimi altri giovani studenti e laureati sognano un lavoro nel campo della conservazione ambientale. Ma quanti riescono davvero? È davvero possibile vivere di ricerca faunistica? “É possibile con tanta passione e determinazione” afferma la Panisi “Purtroppo la professione di chi protegge le specie come ricercatore, lavoratore indipendente o presso ONG é spesso precaria, anche se la perdita della biodiversità é uno dei problemi più grandi del nostro presente e ha ripercussioni enormi sulla nostra specie. Essendo un problema prioritario è necessario che sempre più persone si dedichino a questa causa. Dico sempre che ogni specie che sta scomparendo aspetta solo qualcuno che si interessi alla sua storia. Se nessuno si interessa, rischia di scomparire senza che nessuno se ne accorga nemmeno. Per chi vuole intraprendere questa professione dico di non lasciarsi scoraggiare, ci sono tante entità pronte a incoraggiare giovani che hanno voglia di agire e fare qualcosa per proteggere la Terra. Cercate di capire dove c’è bisogno di voi e dedicate tutti voi stessi a questa causa sapendo che state contribuendo non solo alla salvaguardia di altre specie, ma anche al futuro della nostra stessa specie.

Ed è proprio così, con questa grinta che Martina vive il suo lavoro, dalla sveglia alle 5 del mattino per cercare le sue chiocciole nella foresta, sotto intemperie, caldo, freddo, inondazioni e imprevisti, al duro e preciso lavoro di elaborazione dati che deve fare al computer. Ma questo è un sogno che diventa realtà per lei, anche come poter educare i bambini nelle scuole ed includere le donne nel progetto del Forest Giants. “Per ogni sfida esistono sempre anche persone gentili, coraggiose dalle quali si può imparare. Essere andata via dall’Italia inoltre non significa che volevo abbandonare il mio paese. Chissà, magari un giorno ci sarà bisogno di proteggere le chiocciole un po`più vicino.” Conclude la giovane biologa. E allora non ci resta che augurare a lei e al progetto…in bocca alla chiocciola!