DISABILITÁ VISIVA? I BAMBINI SCELGONO IL TATTO

Una ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) dimostra per la prima volta come i bambini con disabilità visiva percepiscono il mondo preferendo il senso del tatto. Abbiamo incontrato la dr.ssa Monica Gori, ricercatrice che ha coordinato lo studio.

SALUTE
Francesca Franceschi
DISABILITÁ VISIVA? I BAMBINI SCELGONO IL TATTO

Una ricerca dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) dimostra per la prima volta come i bambini con disabilità visiva percepiscono il mondo preferendo il senso del tatto. Abbiamo incontrato la dr.ssa Monica Gori, ricercatrice che ha coordinato lo studio.

Il tatto è più attrattivo dell’udito nei bambini con disabilità visiva mentre esplorano il mondo intorno a loro. A svelarlo per la prima volta uno studio condotto dai ricercatori dell’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia di Genova in collaborazione con l’Università di Birmingham, il Centro di Neuroftalmologia dell’Età Evolutiva della Fondazione Mondino IRCCS di Pavia e l’asilo nido “Elfi del Boschetto” di Genova. Il team di studiosi ha infatti approfondito il comportamento di dieci piccoli di età compresa tra i 5 e i 35 mesi, con e senza disabilità visiva, confrontando la differente risposta a stimoli uditivi e tattili. I risultati di questa scoperta permetteranno ai ricercatori di progettare dispositivi riabilitativi e protocolli che aiuteranno i bambini con disabilità, sin dai primi mesi di vita, a percepire il loro corpo nello spazio. Ma non solo. A darci maggiori dettagli ci pensa la coordinatrice dello studio – pubblicato su Current Biology – Monica Gori, una laurea in psicologia all’Università di Firenze, anni di lavoro nel dipartimento di Neuroscienze del CNR di Pisa, un dottorato in Humanoid technologies all’Università di Genova e attualmente a capo dell’U-VIP, la Unit for Visually Impaired People Lab dell’Istituto Italiano di Tecnologia e madre di tre figlə.

Dottoressa, come nasce questa ricerca?

“E’ un progetto che parte da lontano e che vede la prima, decisiva svolta nel 2020 quando vinco un finanziamento dell’ERC-European Research Council che mi consente di sviluppare una nuova area di ricerca che collega lo sviluppo del bambino, la disabilità visiva e la riabilitazione a partire dalla comprensione della rappresentazione spaziale nel cervello dai primi mesi di vita fino all’adolescenza. MYSpace – che coinvolge alcuni ospedali italiani quali il Gaslini di Genova, il Mondino di Pavia, il Chiossone di Genova, il Medea di Lecco e la Stella Maris di Pisa- mira a identificare i periodi di sviluppo specifici in cui l’esperienza visiva è cruciale per stabilire associazioni multisensoriali tra la visione e altre modalità e come questo processo è influenzato negli infanti, nei bambini e adolescenti non vedenti. Di conseguenza, grazie a questi passi avanti, sarà possibile identificare nuovi metodi formativi per ripristinare le rappresentazioni spaziali nei piccoli con disabilità già entro il primo anno di età”

E per dirla “in soldoni” ai non “addetti ai lavori” questo si traduce in…

“In comprendere la rappresentazione spaziale nel cervello dai primi mesi di vita fino all’adolescenza, collegandola allo sviluppo del bambino, all’integrazione multisensoriale e alle disabilità visive, con l’obiettivo di sviluppare protocolli e strumenti riabilitativi precoci”

Come ha proceduto il suo team di ricerca?

“Abbiamo posto nelle manine dei dieci bambini dei dispositivi, dei piccoli  dispositivi multisensoriali, sviluppati in IIT, che abbiamo raccontato essere dei “topini”, in grado di suonare e vibrare in maniera indipendente. Abbiamo notato che i piccoli con disabilità visiva, ovvero non vedenti o fortemente ipovedenti, reagivano maggiormente agli stimoli tattili piuttosto che a quelli uditivi. In maniera del tutto analoga abbiamo appurato che i bambini privi di disabilità e dunque perfettamente capaci di vedere non presentavano questa attrazione per il tatto ma per il suono. In più i bambini con disabilità visiva mostravano meno integrazione multisesoriale. Per dirlo ancora più semplicemente: quando gli stimoli sensoriali vengono proposti nella stessa mano, i bambini vedenti girano subito la testina e sono in grado di rispondere molto più accuratamente e velocemente. Al contrario gli infanti con disabilità visiva non ricavano lo stesso vantaggio ed hanno minor consapevolezza e percezione del mondo circostante. È per questo che è necessario supportarli in modo efficace durante il loro sviluppo a partire dai primissimi anni di vita.”

Quali i prossimi step?

“Per la prima volta questi risultati ci dicono che i neonati con disabilità visiva sono meno capaci ad integrare il senso del tatto con quello uditivo, preferendo la stimolazione tattile. L’integrazione, però, non è del tutto assente, rappresentando una possibile via di riabilitazione. E proprio da qui noi ricercatori ripartiremo per provare a sviluppare strumenti capaci di legare la realtà tattile del corpo dei bambini con lo spazio esterno riempito dal suono, così da favorire la conoscenza del mondo circostante ed in primis di loro stessi”.

Obiettivo?

“Da qui ai prossimi 5 anni concentreremo energie e studi per realizzare un dispositivo capace di riabilitare le capacità spaziali e motorie degli infanti non vedenti”.

Lei è stata anche coordinatrice scientifica di due grandi progetti europei, ABBI e WeDraw. Può dirci di cosa si tratta?

“In questo caso andiamo ad abbracciare i tre  filoni diversi che sono l’obiettivo delle applicazione delle mie ricerche: riabilitazione, gioco ed educazione. In tutti e tre o diversi ambiti, grazie a finanziamenti europei, siamo riusciti a sviluppare tecnologie che abbiamo validato e che sono state uno strumento indispensabile per migliorare le abilità spaziali, motorie e cognitive nei bambini senza e con disabilità visiva ma anche di bambini senza disabilità. Per quanto riguarda la riabilitazione abbiamo ideato un braccialetto sonoro (www.youtube.com/watch?v=ZiSsDLUS_UQ) per bambini ciechi di 4-5 anni di età e, ad oggi, abbiamo sperimentato in molti ospedali italiani e che speriamo di commercializzare presto. La prossima sfida ci vedrà impegnati nella creazione di un braccialettino sonoro per gli infanti che, grazie a questo strumento, potranno in parte bypassare l’impossibilità di vedere e percepire lo spazio rispetto al loro corpo. Il piccolo infatti non vede il suo corpicino nell’ambiente circostante ma, grazie al braccialetto, potrà ascoltarsi e regolarsi per capire dove può o non può battere”.

Per quanto riguarda invece l’apprendimento?

“Anche qui la multisensorialità ci viene in soccorso. A partire da diverse applicazioni per l’apprendimento della matematica già utilizzate in molte scuole italiane. Pensiamo al movimento del corpo che può essere associato con un suono. Se io in classe apro e chiudo le mie braccia posso rappresentare degli angoli e così attraverso la rotazione del corpo e il suono anche gli ipovedenti e i non vedenti possono capire la traslazione degli angoli nello spazio. Siamo molto felici di aver reso gratuito e disponibile sul sito della De Agostini  questo strumento cosicché tutte le scuole italiane interessate potranno continuare a scaricarlo e usarlo sulle loro lavagne interattive (https://www.youtube.com/watch?v=2Rd2A1RmtfY)”.

E giocare?

“Va da sé che grazie e attraverso l’utilizzo di segnali multisensoriali mandati attraverso piccoli dispositivi, come i bracciali sonori, è possibile dare vita a giochi inclusivi. I piccoli non vedenti possono infatti giocare con i compagni e gli amichetti al gioco della sedia, della bandiera o, per esempio, 1,2,3 stella.. è il concetto meraviglioso di inclusività favorito da un piccolo braccialetto”.

E proprio giovedì 11 novembre l’inclusività si sublimerà online con un appuntamento speciale. Vero?

“Esattamente. Andrà in scena la presentazione “MultiAbility Game: abbattiamo le barriere con la multisensorialità” un progetto all’interno dell’evento Four weeks for inclusion, la grande maratona dedicata alla diversità e all’inclusione. In questo intervento insieme ai ricercatori del mio gruppo Walter Setti e Nicola Domenici abbiamo realizzato dei giochi multisensoriali realizzando un momento pensato ad hoc che farà giocare insieme ed online bambini senza disabilità allo stesso momento con bambini con ridotte capacità uditive o sordi, ciechi e ipovedenti. Questi giochi diversificati e divertenti saranno capaci di abbattere le barriere attraverso la multisensorialità e i segnali sonori insieme a quelli visivi”.

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