DONNE E COVID: L’ALTO COSTO PER SALUTE E LAVORO

Smart working, riorganizzazione dei tempi e degli spazi familiari, perdita del lavoro, mancanza di screening preventivi e visite mediche di controllo. Il nefasto impatto della pandemia sulle donne

SALUTE
Cristina Nati
DONNE E COVID: L’ALTO COSTO PER SALUTE E LAVORO

Smart working, riorganizzazione dei tempi e degli spazi familiari, perdita del lavoro, mancanza di screening preventivi e visite mediche di controllo. Il nefasto impatto della pandemia sulle donne

La pandemia da Covid-19 ha colpito pesantemente le donne sia da un punto di vista lavorativo sia psicologico. La perdita del lavoro unita alle diseguaglianze retributive che si sono acuite, il maggior impegno sul fronte della cura dei figli e della famiglia, l’aumento della violenza domestica unitamente a un minor ricorso ai servizi dedicati alla gravidanza, hanno provocato un aumento di ansia e depressione nella popolazione femminile. Il lavoro è stato ampiamente penalizzato e la tecnologia è entrata a far parte della vita delle donne, accorciando tempi e spazi.

I dati di un’indagine conoscitiva svolta dall’istituto Elma Research, in collaborazione con Didael KTS, svolta su un campione di 609 donne con un’età media di 39 anni, distribuito equamente su tutto il territorio nazionale, hanno messo in evidenza le gravi difficoltà delle donne italiane in questo periodo di pandemia. Soprattutto nel loro ruolo multitasking. Vessate dalla pandemia, costrette a sobbarcarsi un carico di incombenze domestiche per seguire i figli a casa, causa scuole chiuse, e alle prese con un mondo del lavoro che le ha penalizzate. Inutile evidenziare che, nell’anno della pandemia, nel nostro Paese sono svaniti 456 mila posti di lavoro e, ancora una volta, le più colpite sono state le donne con 249mila posti in meno rispetto ai 207mila uomini. Un dato che ben evidenzia l’aumento delle diseguaglianze e delle difficoltà economiche. 

La ricerca commissionata dalla Fondazione Onda e dall’Osservatorio nazionale sulla salute ha evidenziato il grave impatto della pandemia sulle condizioni di lavoro della donna: il 60 per cento delle intervistate ha sperimentato una prolungata riorganizzazione strutturale della propria attività lavorativa e il 5 per cento il lavoro lo ha perso. Sei donne su 10, a causa dell’emergenza sanitaria, hanno subito una riorganizzazione strutturale prolungata della propria attività lavorativa. Il Covid-19 ha impattato sul mondo del lavoro femminile in termini di smart working (32 per cento), riduzione orario lavorativo (19 per cento), cassa integrazione (16 per cento), sospensione dell’attività (14 per cento) e passaggio al part-time (10 per cento). Seppure solo il 5 per cento delle donne intervistate è rimasto senza lavoro, sono le più giovani e che vivono al Sud Italia ad essere state maggiormente colpite insieme a coloro che non erano tutelate da un contratto di lavoro a tempo indeterminato: donne attive nei settori di turismo, ristorazione e sport. Circa il 40 per cento delle intervistate riferisce di aver subito difficoltà economiche importanti, tra cui le lavoratrici contrattualmente meno tutelate, le donne che hanno perso o cambiato lavoro e quelle che hanno avuto riduzioni o delle sospensioni delle attività lavorative. Sono proprio queste lavoratrici che hanno percepito un impatto negativo sulla vita professionale, tant’è che circa il 30 per cento ritiene che la propria condizione lavorativa sia decisamente peggiorata.

Le donne sono le prime vittime della pandemia, indipendentemente se malate o meno”, sostiene Francesca Merzagora, Presidente di Fondazione Onda. “L’impatto sulla salute fisica e psichica del Covid-19 è stato pesante come confermato dall’indagine che abbiamo svolto su Donne, Covid e Lavoro. Nel nostro campione il 76 per cento delle donne ha trascurato la propria salute rinunciando a screening preventivi e a visite di controllo, l’85 per cento ha sofferto di almeno un disturbo psichico prolungato dopo l’emergenza, il 39 per cento ha avuto difficoltà economiche e il 33 per cento delle donne intervistate ritiene che a seguito dell’emergenza sanitaria la propria condizione lavorativa sia decisamente peggiorata. Per non parlare delle violenze domestiche che sono drammaticamente aumentate in Italia”.

L’altro aspetto analizzato in questo sondaggio è stato infatti quello di valutare l’impatto sulla salute delle donne. Ed è emerso che 7 su 10 hanno trascurato la propria salute fisica, dato che raggiunge l’86 per cento se si considerano le donne con patologie croniche. Disturbi del sonno, tristezza e pianto, pensieri negativi, bassa autostima e apatia, sono solo alcuni dei sintomi che hanno accompagnato le donne durante il periodo di emergenza sanitaria, soprattutto coloro che hanno sofferto di difficoltà economiche importanti, tanto che quasi 9 su 10 hanno sofferto di almeno un disturbo psichico per un periodo prolungato.

Il presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, Claudio Mencacci pone l’accento su come: “I numerosi studi condotti sulla popolazione italiana durante la pandemia hanno mostrato un notevole aumento dei disturbi affettivi comuni, in particolare della sintomatologia depressiva e ansiosa”. E sottolinea che: “Secondo alcune recenti indagini conoscitive, lo Smart working provoca nel 48 per cento dei casi l’aumento di 1 ora di lavoro al giorno, nel 35 per cento dei casi un’ansia da timore di perdita del lavoro in alcuni settori professionali maggiormente colpiti dalla pandemia. Le conseguenze psichiche sono pesanti, si parla di ‘workalcohol’, ‘technostress’, sindrome da ‘pigiama’. Le donne sono più esposte e cronicamente sotto pressione a causa dell’incremento del multitasking”. E sempre in tema di salute recenti studi hanno evidenziato che le donne, nonostante avessero sviluppato un’infezione da Covid di minore gravità, hanno però sofferto più complicanze anche a distanza di mesi dalla dimissione. Oggi però, grazie al fatto che i medici iniziano a comprendere meglio i meccanismi alla base di molti di questi disturbi, le terapie a disposizione possono essere maggiormente personalizzate e quindi risultare più efficaci.

Ma come recita un vecchio adagio, non tutti i mali vengono per nuocere. E quindi va rilevato anche un aspetto positivo emerso dall’indagine: l’emergenza sanitaria ha insegnato un nuovo modo di lavorare e che la tecnologia si è diventata un’ottima alleata nella gestione della propria salute: il 50 per cento ha riferito di aver imparato ad usare nuove tecnologie e strumenti di lavoro e il 100 per cento delle donne ha utilizzato almeno un App o servizio a supporto della salute come per prenotazione e ritiro di esiti di esami. Il contributo offerto dalla tecnologia, inoltre, è stato valorizzato dalle lavoratrici dal punto di vista professionale: il 73 per cento delle donne ritiene che si sia rivelata fondamentale per poter continuare a lavorare efficacemente in modalità smart working. Per il 69 per cento, inoltre, ha permesso di mantenere relazioni soddisfacenti e ha anche migliorato l’ambito formativo. 

Più del 60 per cento ha affermato di credere molto nella tecnologia per dare continuità all’istruzione di bambini e ragazzi. “Mai come nell’ultimo anno la tecnologia, spinta dai cambiamenti quotidiani innestati dalla pandemia, ha ‘ridefinito’ in modo nuovo lo spazio fisico nel quale siamo immersi, ma anche quello geografico, sociale e cognitivo”, commenta Gianna Martinengo, Fondatrice e Presidente Didael KTS – Ideatrice Women&Technologies. “Questo cambiamento ci interpella e ci chiede di essere studiato approfonditamente, specie in riferimento alle donne italiane. Una doppia fatica le sta infatti attanagliando, da quando è sopraggiunto il Covid-19: all’abituale carico famigliare si è aggiunta in moltissimi casi la perdita del lavoro, specie in riferimento a chi opera nel settore dei servizi alla persona, del turismo, del facility management. Non possiamo non farci carico di questa difficoltà che sono lo specchio di un Paese non ancora in grado di valorizzare il ruolo femminile”.

Un quadro questo in cui si palesa un’altra vera emergenza: la condizione femminile ai tempi del Covid. Condizione che ha radici lontane. Ora però è davvero arrivato il momento indirizzare gli sforzi politici verso una concreta realizzazione di obiettivi che puntino a incentivare la partecipazione delle donne al mercato del lavoro, a eliminare il gap salariale e a implementare tutti quei servizi di welfare per permettere la conciliazione dei tempi famiglia-lavoro.