DOVE, QUANDO E QUANTA ANIDRIDE CARBONICA SI TROVA NELL’ATMOSFERA?

Monitoraggio e la verifica delle emissioni di CO2. Informazioni uniche sulle emissioni antropogeniche di gas a effetto serra.

AMBIENTE
Pamela Preschern
DOVE, QUANDO E QUANTA ANIDRIDE CARBONICA SI TROVA NELL’ATMOSFERA?

Monitoraggio e la verifica delle emissioni di CO2. Informazioni uniche sulle emissioni antropogeniche di gas a effetto serra.

È in corso di sviluppo un sistema per una più efficace misurazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera. Combinando osservazioni satellitari con modelli numerici, il CO2MVS, questo l’acronimo, è il primo strumento europeo di supporto per il monitoraggio e la verifica delle emissioni di CO2 che permetterà di individuare il luogo, il tempo e la quantità delle emissioni di gas di natura antropogenica o risultanti dall’attività umana.

Durante la Conferenza sul clima, la COP 26, tenutasi quest’anno a Glasgow a inizio novembre, il tema della riduzione degli agenti inquinanti, in particolare dei gas a effetto serra, è stato protagonista delle discussioni. Tra le conclusioni a cui gli Stati sono giunti, l’accordo di oltre 100 paesi sulla riduzione delle emissioni di metano del 30 % entro il 2030 e l’impegno di alcuni paesi (tra cui Indonesia, Polonia, Vietnam) ad abbandonare il carbone, arrestando la costruzione di nuovi impianti di produzione. Le dichiarazioni e le promesse fatte possono esser considerate come un “bla bla bla”, parafrasando la giovane attivista svedese Greta Tumberg. Oppure come una “vittoria mutilata”, considerato che una parte sola dei paesi, esclusi i maggiori inquinatori, ha promesso impegni precisi, entro tempi stretti.  È innegabile però che il Vertice ha fornito l’occasione per ribadire la gravità della situazione climatica mondiale e la conseguente urgenza di intervenire.

 Contrastare gli effetti delle emissioni di CO2

Quella della riduzione delle emissioni di gas nocivi per l’ambiente è un’esigenza non procrastinabile. E ciò è evidente a tutti, se si considerano i fenomeni climatici estremi che negli ultimi tempi hanno interessato l’Europa. Ricordiamo tra questi  i terribili incendi in Grecia, Spagna e Francia, le ondate di calore nel sud Europa e le alluvioni che hanno colpito Belgio e Germania la scorsa estate.

Condizioni ambientali e metereologiche anomale a cui si è aggiunto lo scorso mese un aumento della temperatura di 0,4° Celsius rispetto a quella media registrata tra il 1991 e il 2020. Lo scorso ottobre scorso è stato il terzo ottobre più caldo degli ultimi trent’anni, come indicano i dati del Servizio Copernicus sui cambiamenti climatici.

Ed è proprio Copernicus, il programma di osservazione europeo della Terra all’origine del Servizio di monitoraggio dell’atmosfera dell’Unione europea (CAMS) e, di conseguenza, del CO2MVS a cui il Servizio  sta lavorando per consentire agli Stati di misurare i loro progressi verso il raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi del 2015. Partenariati e funzionamento di CO2MVS Allo stato attuale non è possibile misurare accuratamente la quantità di CO2 emessa da siti industriali, città e interi paesi.  La rilevazione delle quantità del diossido di carbonio non è compito semplice, considerando che il gas è inodore, incolore e si diffonde rapidamente nell’atmosfera.Per implementare il CO2MVS Il Servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus (CAMS) collabora con altri enti, tra cui l’Agenzia spaziale europea (ESA), l’Organizzazione europea per lo sfruttamento dei satelliti metereologici (EUMETSAT). Il fine è sviluppare una serie di satelliti che misureranno le concentrazioni di diossido di carbonio e metano nell’atmosfera con una copertura e una precisione senza precedenti: in pochi giorni i satelliti saranno in grado di osservare l’intera Terra, individuando le singole fonti di emissione.

Uno dei progetti di ricerca europei con cui il CAMS coopera è il progetto CoCO2, un consorzio finanziato dall’UE che sta sviluppando sistemi prototipali unici che integrano tutte le informazioni disponibili in modo coerente a livello globale. Gli elementi principali del prototipo CO2MVS sono attesi alla fine del progetto, nel 2023, mentre la piena operatività del sistema dovrebbe esser garantita entro il 2026.  Una volta che il CO2MVS sarà pronto, il CAMS sarà al fianco di paesi e le autorità regionali e locali sostenendoli nei loro obblighi di trasparenza e fornendo loro una migliore comprensione dell’impatto delle loro azioni di mitigazione, adattandole se necessario.

Un’altra collaborazione è stata attivata col progetto Verify che ha già prodotto una sintesi annuale sulle stime delle emissioni di CO2 del continente europeo derivanti da fonti fossili.

Il CAMS sta rafforzando le relazioni anche a livello internazionale, contribuendo alle attività del Sistema Integrato di Osservazione del Carbone (ICOS), il Progetto globale sul carbone e il cosiddetto Carbon Monitor. E anche del Sistema informativo globale integrato sui gas a effetto serra dell’Organizzazione Metereologica Mondiale (WMO-IG3IS) e il Comitato sui Satelliti di Osservazione Terrestre (CEOS).

Presente e futuro delle emissioni di CO2

La situazione riguardo le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera è già ora preoccupante e le proiezioni nel prossimo futuro per nulla incoraggianti. Nonostante la scienza e la tecnologia stiano facendo grandi passi nello sviluppo e uso di fonti alternative (in particolare rinnovabili), la conoscenza sia ad uno stadio piuttosto avanzato e numerosi siano le discussioni e approfondimenti in materia, la concentrazione di CO2 continua a crescere.

Nei prossimi decenni nel nostro continente i fenomeni climatici estremi diventeranno sempre più frequenti e intensi: ondate di calore, alluvioni, (soprattutto nel nord e centro Europa) e periodi di siccità (nelle regioni mediterranee e nel centro dell’Europa) dove le temperature potranno raggiungere i 50 ° Celsius e oltre.

Se l”impatto delle decisioni prese a Glasgow per ridurre gli agenti inquinanti, ciò avverrà nel medio -lungo periodo. Ben oltre il 2030, primo obiettivo temporale delle maggiori iniziative europee in tema ambientale (a partire dal Green Deal) e probabilmente anche oltre il 2050.

L’ambiente reagisce in modo lento, pertanto anche una rapida implementazione delle decisioni prese non avrà effetti nei tempi attesi: è probabile, pertanto, che si dovrà aspettare la fine del secolo per cominciare a vedere qualche risultato.

Nel frattempo occorre investire nella resilienza e nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, con sistemi di allerta precoce e un uso ottimale di dati sempre più accurati per affrontare eventi estremi.

Adattandosi a un pianeta che nei prossimi anni sarà sempre più caldo. E soprattutto sfruttare in modo ottimale il tempo coinvolgendo nel breve termine in questo percorso -i cui risultati, ahinoi, invece riguardano il lungo termine- la politica e i cittadini.