DOZZA, UNA PASSEGGIATA NELL’ARTE DEI MURALES

Qui l’arte si fa paesaggio urbano ed arreda i muri delle case, le strade e le piazze, inondando di luce e stili diversi ogni angolo e si apre a squarci di colori improvvisi.

TURISMO
Monica Riccio
DOZZA, UNA PASSEGGIATA NELL’ARTE DEI MURALES

Qui l’arte si fa paesaggio urbano ed arreda i muri delle case, le strade e le piazze, inondando di luce e stili diversi ogni angolo e si apre a squarci di colori improvvisi.

Il Borgo Medievale di Dozza, uno dei “Borghi più Belli d’Italia”, si trova a sud di Bologna, a 6 km da Imola in Emilia Romagna; è posto sul crinale di una collina che domina la valle del fiume Sellustra e scende dolcemente verso la via Emilia. Il suo centro storico, dalla caratteristica forma a fuso, conserva intatto l’originale tessuto edilizio di stampo medioevale, e la possente Rocca Sforzesca, posta all’apice del paese si armonizza perfettamente con il resto dell’abitato, che segue il tracciato delle antiche mura. Dozza è un vero e proprio museo a cielo aperto, in cui si possono ammirare oltre un centinaio di opere e murales realizzati da nomi prestigiosi dell’arte contemporanea. All’interno della Rocca sono conservati gli affreschi e i bozzetti delle opere su muro esposti nel Centro Studi e Documentazione del Muro Dipinto. Dozza è un comune composto da due paesi: Toscanella, l’unica frazione, e il capoluogo comunale Dozza.

Storia

Ducia e Dutia i più antichi; Dozza l’attuale. Questa l’evoluzione del nome del Borgo, passato attraverso le forme di Duza e Doccia, prima dell’esito finale. Abitato fin dall’età del bronzo, il luogo fu prima assoggettato ai Galli, poi ai Romani. Ritornò a fiorire già prima del Mille. Furono i Bolognesi a cingerlo di mura, nel 1086 e circa due secoli dopo a costruire la rocchetta con il rivellino, a difesa dell’entrata del borgo. Il primo documento scritto che ci parla di un Castrum Ducie è del 1126. Per secoli fu oggetto di disputa, per la sua posizione strategica a dominio della Via Emilia. Riofirì e trovò una certa stabilità con Caterina Sforza, che ne riedificò la Rocca. Poi, alla fine di lunghe dispute, divenne feudo dei Malvezzi-Campeggi.

La Rocca di Caterina

Potente, massiccia, eppure al tempo stesso ben armonizzata con il resto del borgo. E’ la Rocca Sforzesca. A volerla ricostruire sulle rovine di precedenti fortezze, continuamente soggette ad assalti e distruzioni, fu Caterina Sforza, Signora di Imola e di Dozza. i lavori furono affidati nel tardo Quattrocento all’architetto fiorentino Giorgio Marchesi. Furono alzate le spesse mura di cinta ed il torrione maggiore. Le alterne vicende politiche della regione si ripercossero anche sul dominio di Dozza e del castello, a lungo contesi dalle famiglie bolognesi Campeggi e Malvezzi. Alla fine, per via ereditaria, i Malvezzi ottennero il feudo e la rocca, col titolo di Marchesi Malvezzi-Campeggi.
L’aspetto attuale della Rocca è il frutto delle trasformazioni in palazzo signorile, completata proprio dai Malvezzi nel 1594. I loro discendenti l’abitarono fino al 1960, anno in cui l’acquistò il Comune, all’estinzione dell’ultimo erede.

Cosa vedere

Sulle facciate delle case di Dozza, lungo le strette stradine in pietra, si possono ammirare delle vere e proprie opere d’arte; i muri della città sono infatti delle vere e proprie tele con murales e disegni.
Sono oltre un centinaio le opere realizzate negli anni da grandi nomi dell’arte contemporanea. Nella rocca sono conservati bozzetti delle opere su muro. È la Biennale del Muro Dipinto ad aver regalato alla città questa una meravigliosa galleria a cielo aperto. Si tratta una una manifestazione biennale di pittura che prevede la realizzazione di opere sui muri esterni delle case. La manifestazione è nata negli anni sessanta e ha regalato alla città meravigliosi  murales che raccontano la storia e le tradizioni del piccolo borgo di collina.

La rocca sforzesca mantiene inalterata la struttura medioevale: conservate in ottimo stato, infatti, sono gli interni e le cucine, impreziosite dagli utensili (che si possono datare al 1500), dai camini e dal pozzo. Degni d’attenzione rimangono anche il Rivellino e la Rocchetta di origine trecentesca. Gli ambienti signorili sono tuttora arredati da mobili di ottima fattura; sulle pareti possono essere ancora ammirati numerosi dipinti ed arazzi risalenti al Settecento.

Chiesa parrocchiale dell’Assunzione della Vergine. Di origine medievale, la prima notizia storica che la riguarda risale all’anno 1141. Fu ricostruita nel XV secolo e restaurata negli anni quaranta del XX secolo.

Chiesa di Santa Maria del Carmine. Detta anche «santuario della Madonna del Sabbioso» (dal torrente che la costeggia, il Sabbioso), fu edificata dopo il 1576, l’anno in cui giunsero i monaci Carmelitani nella località. All’inizio del XX secolo fu ricostruita; la nuova chiesa fu inaugurata nel 1924.

Nei dintorni

A 25 km di distanza a Castel del Rio, lungo la Valle del Fiume Santerno, si trova Il fortificato Palazzo Alidosi (XVI sec.), che racchiude il rinascimentale “cortiletto delle tre fontane”.
Al suo interno si può visitare il Museo della Guerra e della Linea Gotica, con oltre un migliaio di reperti bellici delle due guerre mondiali. Il piano interrato ospita la Cantinaccia, un luogo di accoglienza turistica, vendita, degustazione dei prodotti del territorio.
Il vicino Ponte Alidosi, autentico capolavoro di ingegneria civile proclamato monumento nazionale nel 1897, possiede una struttura a schiena d’asino con un’unica arcata di 42 metri ed una freccia di 19 metri.

Come arrivare

In treno
Fermate di Imola (5 km) o Castel S. Pietro Terme (5 km)

In Autobus
Linea extraurbana TPER Bologna Extraurbana

In aereo
Aeroporto di Bologna (25 km)

In auto

Provenendo da Nord, percorrere l’Autostrada A1; in prossimità di Bologna, prendere l’autostrada A14 in direzione Ancona e uscire al casello Autostradale di Castel San Pietro Terme. Provenendo da Sud, percorrere l’Autostrada A14 – E45 in direzione Bologna e uscire al casello Autostradale di Castel San Pietro Terme. Seguire le indicazioni per Imola lungo la via Statale Provinciale 19, San Carlo. Raggiunta la Statale 9, via Emilia si prosegue in direzione Rimini. Dopo circa 4 km si svolta a destra al bivio per Dozza e si percorre via Calanco che diviene via XX Settembre appena entrati nel borgo.

Riferimenti
www.comune.dozza.bo.it
www.fondazionedozza.it
emiliaromagnaturismo.it/dozza