E ADESSO IL PARCO LO TRASFORMIAMO IN UNA BANCA

A Pistoia nella struttura scientifica di Gea si collezionano e studiano molte specie di piante e alberi. Tra conservazione e ricerca di quelle più adatte a resistere al cambiamento climatico.

AMBIENTE
Susanna Bagnoli
E ADESSO IL PARCO LO TRASFORMIAMO IN UNA BANCA

A Pistoia nella struttura scientifica di Gea si collezionano e studiano molte specie di piante e alberi. Tra conservazione e ricerca di quelle più adatte a resistere al cambiamento climatico.

Un parco verde di 25 ettari, praticamente dentro la città di Pistoia, per metà ‘occupato’ da 1500 esemplari di alberi e arbusti – di 400 specie diverse – che costituiscono un’area botanica chiamata “banca del germoplasma”.

Siamo in Toscana e tutto questo accade nella città leader del vivaismo. La “banca del germoplasma”, curata dalla società Gea, è nata negli anni ’80. Fu il CNR di Firenze all’epoca a iniziare la prima raccolta di piante ornamentali, con l’obiettivo di verificarne la rispondenza alla nomenclatura botanica e far diventare quel primo nucleo verde una sorgente primaria di materiale di moltiplicazione certificato.

Il Presidente di Gea, Giovanni Palchetti, ci guida alla scoperta di questa ‘banca’ green che oggi ha compiti sia di conservazione che di studio e ricerca. “È una struttura che raccoglie e conserva individui di specie o varietà – racconta –  Molto nota è lo Svalbard Global Seed Vault, che è una banca dei semi, voluta dall’ONU nelle isole norvegesi Svalbard. Anche in Italia ce ne sono una ventina. Si conservano i semi, in particolare per le piante erbacee, che hanno un ciclo di vita annuale o di pochi anni. Ma per le specie legnose si possono prevedere anche piante vive in campo, e questo è il caso della ‘nostra’ banca a Pistoia”. Il nucleo di partenza di questa preziosa collezione è una vecchia raccolta di conifere e latifoglie che erano le più richieste nei vivai alla fine degli anni ‘80. Poi alla metà degli anni ’90, con lo sviluppo del verde urbano, sono state realizzate le collezioni delle alberature, piante più adatte alla città, ai parchi e ai viali. Alla fine degli anni ’90 sono arrivate le collezioni di arbusti ornamentali, più adatti alla coltivazione in serra. Insomma, le collezioni vengono costantemente ampliate con nuovi ingressi.

Da ultimo si stanno aggiungendo le piante in grado di abbattere l’inquinamento ambientale, che devono avere caratteristiche specifiche. “Per avere un ruolo nell’abbattimento degli inquinanti e delle polveri sottili devono tollerare il compattamento e l’impermeabilizzazione del terreno e la presenza di inquinanti di ogni genere sia nell’aria che nel suolo – spiega Palchetti –  Nella ‘nostra’ banca ci sono ad esempio molte varietà di acero, tiglio, carpino, ma anche platano o bagolaro che hanno mostrato una notevole efficacia nello svolgimento di questa funzione”. E poi ci sono anche quelle più adatte a resistere al cambiamento climatico, racconta il presidente di Gea “Anche tra le piante nostrane ce ne sono di resistenti all’estremizzazione del clima ed alla riduzione delle precipitazioni. Abbiamo ad esempio delle varietà particolari di frassino, di platano, di tiglio o di pioppo, ma anche alcune querce, che nella banca del germoplasma hanno mostrato di tollerare meglio di altre questi cambiamenti climatici”.

La realizzazione di un parco scientifico e biotecnologico è il principale progetto di Gea, società strumentale della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia con il compito di contribuire allo sviluppo della ricerca scientifica e dell’imprenditoria innovativa sul territorio, nel campo dello sviluppo sostenibile. Il parco ma anche una serie di servizi per le scuole, con possibilità di fare didattica in uno spazio attrezzato all’aperto o in un’aula in serra fatta con legno e materiali riciclati, sono a disposizione della comunità. Da alcune settimane è anche partita la start up Gea.Lab che offre servizi altamente tecnologici, “il primo attivato è un laboratorio denominato Function Aid che esegue test certificati di compatibilità di prodotti e sostanze sull’organismo umano, attraverso cellule coltivate – racconta Palchetti – Un servizio che ha tre aspetti rilevanti, su cui puntiamo molto per affermarci anche come struttura che attua progetti di trasferimento tecnologico: in una vasta serie di casi permette di non utilizzare le cavie, consente di processare numeri elevati di sostanze e inoltre è un sistema che abbatte tempi e costi per le aziende che vi ricorrono”.