È ARRIVATO IL MOMENTO DELLA URBAN HEALTH, FORSE...

La pianificazione urbana scorretta favorisce stili di vita poco sani e accesso limitato ai servizi. Ciò aumenta i rischi per la salute fisica e mentale delle persone. Per cambiare rotta un gruppo di lavoro del Ministero della Salute diffonde un documento sulla strategia di progettazione delle città nota come “Urban Health”.

SALUTE
Antonella Zisa
È ARRIVATO IL MOMENTO DELLA URBAN HEALTH, FORSE...

La pianificazione urbana scorretta favorisce stili di vita poco sani e accesso limitato ai servizi. Ciò aumenta i rischi per la salute fisica e mentale delle persone. Per cambiare rotta un gruppo di lavoro del Ministero della Salute diffonde un documento sulla strategia di progettazione delle città nota come “Urban Health”.

Partiamo da qui: in Italia sono in vigore i nuovi LEA vale a dire i “Livelli Essenziali di Assistenza”, emanati dal Governo italiano con il DPCM 12 gennaio 2017 e introdotti per la prima volta nel 2001. Sono i servizi e le prestazioni che il Servizio Sanitario Nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro il pagamento di un ticket, con le risorse pubbliche raccolte attraverso le tasse. Nell’ambito della “prevenzione collettiva e sanità pubblica” il settore sanitario svolge numerose attività tra cui “la tutela della salute e della sicurezza degli ambienti aperti e confinati”, la quale prevede “la partecipazione e il supporto agli Enti nella pianificazione urbanistica, con particolare attenzione al rapporto tra salute e ambiente urbano”. In sostanza la nuova norma ribadisce gli strumenti che facilitano il coinvolgimento attivo del settore sanitario nella pianificazione delle città.

La partecipazione viene rimarcata nel Piano Nazionale della Prevenzione 2020-2025. Perché l’ambiente urbano oltre a offrire numerose opportunità, può incidere negativamente sugli stili di vita e sui comportamenti delle persone ed esporre a rischi per la salute fisica e mentale. Questa considerazione fa da premessa al “Documento d’indirizzo per la pianificazione urbana in un’ottica di Salute Pubblica” realizzato dal Tavolo di lavoro “Città e Salute (Urban Health)”, istituito presso la Direzione Generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, che ha operato tra maggio 2018 e marzo 2021. Gli stessi autori del documento osservano che la pandemia da COVID-19 sottolinea l’attualità dei contenuti, elaborati “nella sostanza” prima dell’emergenza sanitaria e che riportiamo negli aspetti che riteniamo salienti.

Il gruppo di lavoro invita a intendere la pianificazione delle città come una forma di “prevenzione primaria” a tutti gli effetti. E seguendo la strategia Urban Health (UH) è possibile realizzare ambienti urbani capaci di promuovere la salute, favorendo stili di vita sani e abitudini corrette riducendo così il rischio di obesità, isolamento sociale, patologie mentali. Per promuovere la diffusione della cultura Urban Health gli esperti illustrano nel documento già citato, uno strumento metodologico e operativo basato sulla migliore letteratura scientifica e su casi studio a livello europeo, utile a tutti gli attori coinvolti nella valutazione e attuazione di un piano. Lo strumento nasce dal progetto “Urban Health: buone pratiche per la valutazione di impatto sulla salute degli interventi di riqualificazione e rigenerazione urbana e ambientale”, selezionato dal Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, affidato alla regione Lombardia che ha anche elaborato e validato lo strumento di valutazione.

Nel descrivere lo strumento, in breve, facciamo allo stesso tempo “quattro passi” in una città dove è possibile “invecchiare in salute”. Consiste in un set di 20 indicatori di Urban Health (UH) raggruppati in 7 macroaree tematiche definite come: criteri generali, ambiente, suolo e sottosuolo, sostenibilità e igiene del costruito, sviluppo urbano e sociale, mobilità e trasporti, spazi esterni. Gli indicatori UH permettono di stimare la capacità del piano di controllare possibili fattori di rischio per la popolazione nonché di organizzare l’ambiente in modo da soddisfare i bisogni sociali e migliorare la qualità della vita delle persone. Fermo restando che ogni pianificazione urbanistica deve essere coerente con i piani previsti dalla programmazione nazionale e regionale e rispondere ai requisiti imposti dalla normativa ambientale, lo strumento consente di valutare le strategie volte a ridurre i rischi legati a un ambiente alterato dall’inquinamento di cui è nota l’incidenza negativa sulle patologie respiratorie e cardiovascolari. Per cui il piano interviene sulle emissioni inquinanti in aria dentro e fuori gli edifici, provenienti dal traffico veicolare, dal rumore, dai rifiuti e dall’acqua. A cui va aggiunta la strategia di riduzione del rischio di esposizione a radiazioni ionizzanti e non. Nel merito si pone particolare attenzione ai gruppi di persone fragili e più sensibili. E poi, considerate le caratteristiche del territorio italiano, grande attenzione viene data alla messa in sicurezza delle zone a rischio idrogeologico e sismico, con particolare riguardo agli edifici rilevanti e strategici. Un piano nell’ottica UH prevede azioni virtuose nella gestione dei rifiuti e dei siti contaminati, nelle tecniche costruttive, mira al recupero delle periferie e delle aree dismesse perché va perseguita la politica di ridurre il consumo di suolo.

Proseguendo nella descrizione degli indicatori UH e delle specifiche tematiche, gli autori ci portano nel vivo dell’ambiente urbano in cui meritiamo di vivere, capace di promuovere stili di vita sani e comportamenti corretti. E che infonde sicurezza a ogni tipologia di persone. Entriamo in una città “densa, multifunzionale e compatta” in cui ogni quartiere diventa pienamene vivibile perché è dotato di un sapiente mix di attività, servizi e funzioni (“Mixitè sociale e funzionale”), selezionati in funzione delle carenze esistenti e delle categorie di persone che si vogliono accogliere. Per aumentare la percezione della sicurezza delle persone, la visione UH promuove il prolungamento degli orari della città fino alle 16-18 ore nell’arco della giornata. Ma va anche sottolineato — precisano gli autori —che questa organizzazione contrasta il consumo di suolo e permette di ridurre gli spostamenti, che torna utile in tempi di pandemia. La vivibilità dell’ambiente in cui si risiede dipende anche dalla mobilità. Pertanto la città pianificata con la visione UH prevede l’accesso capillare ad alternative di spostamento tra percorsi ciclo-pedonali, trasporto pubblico e soluzioni a uso collettivo come car-sharing e bike-sharing.

Il sistema infrastrutturale è progettato all’insegna della sicurezza e del comfort (ad es. fermate ben distribuite, dotate di spazi adeguati e di protezioni dagli agenti atmosferici, di informazioni utili…). Questo approccio riduce la dipendenza dall’uso dell’automobile e di conseguenza il traffico, il numero di incidenti e l’inquinamento atmosferico. Gli autori sottolineano pure che la disponibilità del trasporto pubblico permette di accedere più facilmente ai posti di lavoro e ai servizi. A livello di quartiere le strategie di viabilità e spostamento prevedono la tutela delle persone sensibili all’inquinamento atmosferico, acustico e agli incidenti. Le aree parcheggio — dove si verifica il maggior numero di incidenti, osservano gli autori — sono percepite sicure, soprattutto dalle persone anziane, con disabilità e da chi porta i bambini in carrozzina. Perché la progettazione prevede percorsi pedonali e carrabili ben separati, facilmente identificabili e accessibili.

Per invogliare la vita all’aria aperta — compreso un percorso a piedi casa-lavoro o casa-scuola — l’inclusione sociale e il senso di appartenenza al quartiere, l’ambiente urbano all’insegna della Urban Health ha spazi esterni ed interni accoglienti e fruibili in modo equo, sicuro ed autonomo da parte di diverse categorie di persone. Questo è possibile scegliendo gli arredi urbani senza lesinare sulla qualità e sulla costante manutenzione. Il benessere delle persone si ottiene anche con strategie di comunicazione efficaci, che facilitano l’orientamento attraverso diverse modalità di fornire informazioni visive, tattili e sonore. Con l’uso corretto della segnaletica e dei colori e dell’illuminazione diurna e notturna. Le aree verdi — elementi cruciali per la salute mentale delle persone – sono connesse tramite corridoi e percorsi, attrezzate per soddisfare le esigenze degli anziani, dei bambini, degli sportivi e dei cani. Le dimensioni sono adeguate alla densità di abitanti nel quartiere e ospitano un numero coerente di alberi, la cui specie va scelta in funzione delle caratteristiche climatiche ed ecologiche del territorio e della capacità di “innescare salute” nelle persone.

D’accordo, la città pianificata secondo la Urban Health è una sfida. Che dobbiamo prendere molto sul serio, perché gli autori riferiscono che attualmente un abitante su due vive in ambiente urbano e in Italia il 69% della popolazione risiede nelle città. E aggiungono pure che, secondo l’OMS, se riusciamo a rimuovere i fattori di rischio per la salute legati all’ambiente possiamo evitare il 23% di tutti i decessi e fino al 26% dei decessi nei bambini di età inferiore ai 5 anni. La sfida delle città che fanno scoppiare di salute in effetti l’abbiamo colta, assieme ai restanti 192 Paesi Onu, adottando i 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030, che impone di creare “città e comunità sane, sicure, resilienti e sostenibili” (Obiettivo 11). Ma badiamo bene che l’obiettivo citato è connesso con altri. E i dati ufficiali dicono che siamo ancora lontani dal raggiungimento della sostenibilità in ogni dimensione. Il punto non è certo quello di arrestare il fenomeno dell’urbanizzazione, semmai di sostenerlo con una pianificazione urbanistica frutto della cooperazione tra pianificatori e settori coinvolti ossia Sanitario, Ambiente, Trasporti e Infrastrutture, Comuni e Scuole. Come ben chiarito dagli autori, ciascuno partecipa con ruoli e responsabilità specifici e ognuno ha il compito di promuovere la salute nelle città.

Va tuttavia sottolineato che la normativa italiana della pianificazione urbanistica risale al 1942 (Legge 1150/42) ma non ha sortito i suoi effetti, poiché non è mai stato emanato il regolamento attuativo. Nel 2001, in seguito alla riforma del Titolo V della Costituzione, le Regioni hanno legiferato ispirandosi ai suoi principi fondamentali. Quindi, non rimane che porci una domanda, ma come sta il nostro ambiente urbano?