È BOOM DEL GREEN PACKAGING: ENTRO IL 2028 L'OBIETTIVO È + 60%

Alghe marine, fibra di legno, bucce d’avena, funghi, semi di cacao. Sono solo alcuni dei materiali ecosostenibili che già vengono utilizzati per la realizzazione dei packaging alternativi alla plastica. Un mercato sempre più in crescita e che aumenterà a livello globale di 154 miliardi di dollari entro il 2028.

AMBIENTE
Alessio Ramaccioni
È BOOM DEL GREEN PACKAGING: ENTRO IL 2028 L'OBIETTIVO È + 60%

Alghe marine, fibra di legno, bucce d’avena, funghi, semi di cacao. Sono solo alcuni dei materiali ecosostenibili che già vengono utilizzati per la realizzazione dei packaging alternativi alla plastica. Un mercato sempre più in crescita e che aumenterà a livello globale di 154 miliardi di dollari entro il 2028.

Tra gli oggetti di uso comune, quello ritenuto tra più inquinanti e comunque ancora diffuso capillarmente è il “packaging”: si tratta della confezione di tantissimi prodotti – alimentari e non – che tutti i giorni vediamo (e spesso acquistiamo) sugli scaffali di un supermercato, sui banconi di negozi di vendita al dettaglio o negli imballaggi dell’oggettistica più disparata: dal pezzo di ricambio al componente d’arredo, dal farmaco alla scatola di un giocattolo. L’elenco potrebbe andare avanti per pagine e pagine: la plastica la fa ancora da padrona, quando si parla di packaging; e nonostante il fatto che il problema sia ben presente nelle riflessioni di tutti coloro i quali fanno parte delle varie filiere produttive. La sostenibilità ambientale e l’approccio ecologico ormai sono elementi acquisiti in tanti settori della società: politica, economia e finanza, opinione pubblica. Anche perché i soldi del Recovery Fund sono vincolati allo sviluppo di politiche che spingano l’acceleratore in direzione di una riduzione sostanziale delle emissioni inquinanti. Di qualunque tipo esse siano. Ed è in base a tutti questi assunti che possiamo affermare che la dittatura dell’imballaggio di plastica sta per subire un durissimo colpo. Una ricerca recentemente pubblicata da Market Watch, sito internet che fornisce informazioni finanziarie, economiche, analisi e dati di borsa, mostra come il settore del cosiddetto “Green Packaging” stia vivendo una fase di fortissima espansione e sia destinato a correre ancora più veloce nei prossimi anni.

Secondo lo studio, infatti, questo particolare settore di mercato crescerà a livello globale di ben 154 miliardi di dollari entro il 2028 raggiungendo un fatturato superiore a 413 miliardi. Una crescita di circa il 60% rispetto al livello attuale, che significherebbe un calo considerevole del flusso di sostanze plastiche nell’ambiente o quantomeno da smaltire. Un incremento che è registrato anche ora: secondo un’indagine dell’Osservatorio GS1 Italy è emerso, ad esempio proprio nel nostro paese, come la quota dei pack riciclabili al 100% sia aumentata dello 0,6% nel corso del 2020. Una crescita resa possibile da importanti investimenti in ricerca e innovazione da parte di numerose aziende in tutto il mondo che stanno nemmeno troppo lentamente individuando tante soluzioni alternative alla plastica. Ma quali sono i materiali eco-friendly più innovativi utilizzati per i packaging? Packaging World ne elenca alcuni: si passa dalle alghe marine, studiate in India dal National Institute of Ocean Technology, alla miscela prodotta con fibra di legno, nanoclay e lignina dell’Università Aalto di Espoo in Finlandia; dalla carta riciclata agli imballaggi realizzati con il sottoprodotto dei semi di cacao, fino ad arrivare al sacchetto per il pane fatto con le bucce d’avena derivanti dal processo di macinazione del frumento. O, ancora, le compresse di sapone vendute in confezioni pensate per ridurre l’impatto ambientale attraverso il riutilizzo di contenitori ricaricabili; oppure la plastica riciclata raccolta nell’oceano che funge da elemento base nella creazione di spruzzatori igienizzanti.

L’importanza del packaging che non sia più inquinante ma piuttosto ecosostenibile è un tema che, secondo analisi di mercato molto approfondite, sta a cuore particolarmente ai più giovani, i cosiddetti “millenials”: una recente ricerca pubblicata su The Harvard Business Review infatti evidenzia come il 65% dei giovani preferisca acquistare prodotti da brand ed aziende che lavorando a favore di una sempre maggiore sostenibilità ambientale. E ancora, secondo un’indagine pubblicata su Forbes, 9 aziende su 10 sono consapevoli del fatto che i giovani consumatori tendono a criticare in maniera aspra chi non promuove politiche che vadano a tutelare in maniera effettiva l’ambiente. Insomma, il packaging sostenibile crea fiducia nei clienti e migliora la credibilità del marchio, e dunque conviene. Un ciclo virtuoso che parte dal brand, va a creare un valore effettivo di ecosostenibilità, viene percepito dal cittadino – consumatore e si va a chiudere nella realizzazione di un profitto da parte proprio di chi lo ha avviato. Un sistema che, se applicato ad altri comparti di mercato, potrebbe creare l’equilibrio tra sostenibilità ambientale ed economica. La strada verso un mondo diverso, più “green” ed ecofriendly, forse passa proprio da queste pratiche. A partire, ovviamente, dai packaging.