È COMINCIATA A MILANO LA PARTITA PIÙ DIFFICILE PER LA TRANSIZIONE CLIMATICA

Momento decisivo al G20 previsto per fine mese. Assieme ai colossi Usa, Cina, India e Unione Europea, saranno i paese in via di sviluppo a capire se saranno supportati.

AMBIENTE
Enzo Millepiedi
È COMINCIATA A MILANO LA PARTITA PIÙ DIFFICILE PER LA TRANSIZIONE CLIMATICA

Momento decisivo al G20 previsto per fine mese. Assieme ai colossi Usa, Cina, India e Unione Europea, saranno i paese in via di sviluppo a capire se saranno supportati.

Si sono conclusi i lavori  della Youth4Climate di Milano per i 400 giovani attivisti di tutto il mondo che, selezionati tra 8700 domande, si sono confrontati e hanno discusso in gruppi di lavoro le quattro linee tematiche della convention.

Linee che hanno formato la struttura della proposta, presentata, subito oggi, alla Pre-COP26 di Milano, all’incontro tra i negoziatori di 51 paesi chiamati a lavorare, dal 30 settembre al 2 ottobre, su proposte specifiche da presentare al negoziato di Glasgow, tra cinquanta giorni. Fino al 2 ottobre si tenterà infatti di sciogliere diversi nodi ancora in sospeso attraverso compromessi validi per tutti.

Ma il momento davvero decisivo sarà a fine ottobre quando si concluderanno i lavori del G20, fondamentali o meglio decisivi sull’esito del negoziato COP26 per il quale si giocherà quella che resta, senza farci illusioni, una partita difficilissima. Perché a Glasgow si dovrà affrontare la chiusura di tutti gli articoli dell’Accordo di Parigi sulla finanza climatica e sui meccanismi di verifica delle azioni di decarbonizzazione di ogni Stato, al fine di verificarne i reali progressi.

Si attende insomma di poter avviare i Nationally determined contributions (NDC) cioè agli impegni che ogni Paese deve assumere secondo quando sottoscritto dai 197 nell’Accordo di Parigi, e che ogni cinque anni devono essere rinnovati aumentando l’ambizione e presentati a tutti i paesi firmatari del Paris Agreement.

Insieme ai colossi Usa, Cina, India e Unione Europea, saranno i Paesi in via di sviluppo a capire se saranno supportati, come chiedono, nella transizione ecologica e cioè nel processo di decarbonizzazione delle loro economie più o meno strutturalmente fragili e per di più fortemente dipendenti dai combustibili fossili.

“Senza impegni politici e impegni finanziari da parte delle nazioni industrializzate, c’è un alto rischio di fallimento della COP26 – ha messo le mani avanti il 20 settembre scorso il segretario generale dell’Onu, António Guterres, al Forum of Major Economies on Energy and Climate.  E’ tornato poi sul richiamo alle nazioni del G20 “responsabili dell’80% delle emissioni globali” per avvertire che “la loro leadership è più necessaria che mai” e che “le saranno le decisioni che prenderanno a determinare se la promessa fatta a Parigi sarà mantenuta o infranta”.

Per dare un’idea delle difficoltà di quella che potrà o no essere la partita della svolta epocale del mondo sul clima basta anche solo rifarsi a due osservazioni fatte dai ragazzi alla Youth4Climate: l’Africa è responsabile solo del 3 per cento del riscaldamento globale ma subisce gli effetti più devastanti; è vero che Cina e India sono tra i primi responsabili di CO2 ma hanno anche una popolazione che, nella proporzione pro quota, hanno una incidenza minore.

Come si può capire neppure un algoritmo miracoloso potrebbe trovare il giusto equilibrio. Occorre che siano la Politica e i Governi a fare al mondo il miracolo più atteso.