ECONOMIA CIRCOLARE IN UE: ITALIA PRIMA MA IN FRENATA

Dal Rapporto nazionale sull’economia circolare l’Italia risulta in pole su Francia, Germania, Francia, Polonia e Spagna, ma il primato è in bilico e le altre economie ci tallonano.

AMBIENTE
Maria Carla Ottaiano
ECONOMIA CIRCOLARE IN UE: ITALIA PRIMA MA IN FRENATA

Dal Rapporto nazionale sull’economia circolare l’Italia risulta in pole su Francia, Germania, Francia, Polonia e Spagna, ma il primato è in bilico e le altre economie ci tallonano.

Economia circolare: Italia bene ma non troppo. Nonostante il modello economico basato sulla condivisione, riutilizzo, riparazione, e riciclo dei materiali e prodotti esistenti, ci veda primeggiare in Europa, il nostro tasso di circolarità si è abbassato mentre quello degli altri Paesi Ue è in crescita.

Stando infatti ai dati dell’ultimo Rapporto nazionale sull’economia circolare, realizzato dal Circular Economy Network – l’Italia, nel 2021 (ultimo dato disponibile) vantava un tasso di circolarità del 18,4% su una media europea dell’11,7%, ma nel 2020 quel tasso era al 20,6% e al 19,5% nel 2019.

Una frenata in controtendenza con i tempi che, invece, ci chiedono sempre di più di adottare modelli economici sostenibili che limitino l’accumulo di rifiuti da smaltire e il conseguente inquinamento e inneschino circuiti virtuosi di produzione e consumo dei beni che avrebbero significative ricadute positive anche sullo sfruttamento delle materie prime, sempre più costose, e si costi dei beni prodotti, contenendo al contempo l’inflazione galoppante.

I dati ci dicono infatti che l’adozione di un modello di economia circolare, in contrapposizione a quello lineare, consentirebbe di migliorare le condizioni del Pianeta limitando sia l’estrazione di materiale vergine di oltre un terzo (-34%) che le emissioni di gas serra contenendo l’aumento della temperatura globale entro i 2°C e così salvaguardando l’ecosistema.

Nella classifica complessiva di circolarità delle cinque principali economie dell’Unione Europea (Italia, Germania, Francia, Spagna e Polonia) il nostro è dunque un primato in bilico.

Sette gli indicatori presi in considerazione:

  • tasso di riciclo dei rifiuti;
  • tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo;
  • produttività delle risorse;
  • rapporto fra la produzione dei rifiuti e il consumo di materiali;
  • quota di energia da fonti rinnovabili sul consumo totale lordo di energia;
  • riparazione;
  • consumo di suolo.

L’Italia si conferma al top con 20 punti tallonata da Spagna (19 punti), Francia (17), Germania (12) e Polonia (9).

Nel raffronto con gli altri anni, l’Italia migliora meno della Polonia, che parte da livelli molto bassi di circolarità, e della Spagna che sta correndo più velocemente, mentre tiene lo stesso passo della Francia e va un po’ più veloce della Germania.

Per la produttività delle risorse siamo in pole insieme alla Francia con 3,2 euro generati per ogni kg di materiale consumato e anche nella percentuale di riciclo sul totale dei rifiuti prodotti, speciali e urbani, siamo in testa con il 72%.

Meno invece bene nel Belpaese per quel che riguarda tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo (il rapporto tra l’uso circolare di materia e l’uso complessivo, cioè da materie prime vergini + materie riciclate). Nell’UE nel 2021 questo valore è stato in media dell’11,7%, – 0,1% rispetto al 2020. Per la prima volta l’Italia nel 2021 ha subito un calo, attestandosi al 18,4% (2,2% in meno rispetto all’anno precedente), perdendo il primato tra le cinque principali economie europee, superata dalla Francia, in testa con 1,4 punti % in più.

Quanto alle aziende che svolgono attività di riparazione, nel 2020 in Italia ce n’erano circa 24.000 che ci assicuravano il terzo posto su cinque, dietro alla Francia (35.300 imprese) e alla Spagna (29.100). Negli ultimi dieci anni, però, le nostre aziende sono diminuite: 2.622 in meno rispetto al 2011, quasi il -10%. In calo anche la Polonia, mentre crescono in Spagna, Francia e Germania.

L’Italia insomma si impegna ma i tempi chiedono più decisione e, sebbene gli italiani siano mediamente propensi ad adottare misure che consentano il riciclo delle materie e la riduzione degli scarti e dell’inquinamento, il sentimento generalizzato è quello di una scarsa fiducia nella governance di settore che dovrebbe traghettarci verso quella transizione ecologica, a conti fatti, più teorizzata che praticata.