EMOZIONI IN ALTA QUOTA

Nasce la Rete dei Festival Italiani di Musica di Montagna: la musica esce dal proprio tempio e vola sulle montagne dove, insieme al vento, disegna paesaggi mai visti.

TURISMO
Tempo di lettura:7 Minuti
Francesca Tomassini
EMOZIONI IN ALTA QUOTA

Nasce la Rete dei Festival Italiani di Musica di Montagna: la musica esce dal proprio tempio e vola sulle montagne dove, insieme al vento, disegna paesaggi mai visti.

Vicini al cielo, lassù, dove lo sguardo spazia oltre l’orizzonte e l’anima ad ogni passo si fa più leggera, risuonano all’unisono le voci di uomini e natura. Ad accoglierle, raccoglierle e diffonderle, la Rete dei Festival Italiani di Musica di Montagna, nata lo scorso 12 maggio, con l’obiettivo, usando le parole degli stessi fondatori di «portare avanti un percorso all’insegna dell’educazione ambientale attraverso la musica, considerata come un mezzo e non come un fine». Un progetto su scala nazionale a cui hanno aderito diversi festival regionali come I Suoni delle Dolomiti (Trentino), Musica sulle Apuane (Toscana), MusicaStelle Outdoor (Valle d’Aosta), Paesaggi Sonori (Abruzzo), RisorgiMarche (Marche), Suoni Controvento (Umbria), Suoni della Murgia (Puglia) e Time in Jazz (Sardegna), attivi già da diversi anni ognuno sul proprio territorio. Minimo comune denominatore, la modalità organizzativa, si cammina insieme, il paesaggio, vero e proprio elemento fondante inteso non come mero scenario ma come spazio da abitare e, soprattutto, da vivere anima e corpo. Per farlo, ogni volta, musicisti, attori, cabarettisti salgono in quota insieme al proprio pubblico.

Zaino in spalla, buone gambe e la voglia di recuperare quel rapporto ancestrale con la terra, i silenzi, i paesaggi e le voci della natura viva che nella vita frenetica di oggi tutti abbiamo un po’ perso. Un percorso durante il quale la condivisione del tempo, della fatica e delle emozioni da vita ad un’esperienza profonda e sempre diversa. «In questo tipo di eventi –spiega Gianluca Liberali direttore artistico di Suoni Controvento promosso dall’associazione umbra della canzone e della musica d’autore- non è come quando si va ad un concerto, dove arrivi per conto tuo in macchina, assisti e poi te ne vai. Qui ci si ritrova e si sale insieme. Si cammina, spesso per ore, su un sentiero di montagna. I festival più “integralisti” prevedono anche che ogni partecipante porti con sé cibo e una scorta di acqua. Non si tratta di semplici spettacoli, il pubblico è a sua volta protagonista secondo un modello di fruizione culturale che non prevede un rapporto d’uso ma di scambio. Sia fra le persone che con la natura». Un connubio che sta rivelando potenzialità sorprendenti soprattutto in questo tempo quando, alla luce delle restrizioni imposte dalla pandemia da Coronavirus, sempre più persone decidono di rivolgersi ad un’offerta turistica slow, sostenibile ed esperienziale. Pionieri di questo movimento, Suoni delle Dolomiti, che già nel lontano 1995 ha organizzato i primi eventi. «Tutto è nato da un’idea di Paolo Manfrini – racconta Chiara Bassetti direttrice artistica del festival- nell’ambito di un’operazione di marketing territoriale che ha coinvolto l’intera regione Trentino».

Photo Credits : Cuel

Una visione lunga ventisei anni, durante i quali centinaia di eventi sono stati organizzati, migliaia di metri di dislivello percorsi rigorosamente a piedi, innumerevoli strumenti portati a spalla per raggiungere cime e altopiani insieme ad un pubblico sempre più numeroso. «Partecipare ad uno dei festival in montagna –continua Chiara- è una scelta precisa. Non ci capiti per caso. Il pubblico, viene introdotto alle buone pratiche e reso partecipe della propria responsabilità sociale nei confronti dell’ecosistema e dell’ambiente. Spesso si è coinvolti per l’intera giornata ed è mentalmente e fisicamente impegnativo ma molto appagante. Si cammina, molto, a volte, e solo verso sera ci si ferma insieme agli artisti che suonano, recitano, raccontano». Una magia di quelle che prendono vita solo dalla condivisione di momenti unici e irripetibili. Provare per credere, con la stagione alle porte c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dalle Dolomiti alla Murgia, passando per gli Appennini, i vari festival sono pronti ad incantare migliaia di appassionati di musica e di montagna. Con qualche accorgimento in più in fase di prenotazione a causa delle restrizioni anti Covid-19.

La premiere sarà a cura dei Suoni delle Dolomiti il 15 luglio a Passo Lavazè, in val di Fiemme, dove ad aprire la stagione saranno I Solisti Aquilani & Daniele Orlando e poi Natalino Balasso. Dopodiché pausa fino al 23 agosto quando il programma entrerà nel vivo. Daniele Silvestri, Danilo Rea, Neri Marcorè sono solo alcuni degli artisti che saliranno in quota fra le montagne patrimonio Unesco. «Uno degli eventi più significativi –chiude Bassetti- si svolgerà dove la tempesta Vaia ha provocato i maggiori danni. Se guardo le foto del concerto del 2018 e quelle di oggi, sembrano due luoghi, due mondi completamente diversi». Per Suoni Controvento invece si inizia il primo agosto e si sale sul monte Cucco insieme ai Fask, Fast Animals e Slow Kids. Il 22 si va a Forca Canepine con Francesca Michelin mentre il 28, al sito archeologico di Carsulae (Terni) ci sarà Levante. Altri festival stanno ancora mettendo a punto i programmi. Nel frattempo, chiunque voglia provare a raggiungere nuove vette, per gambe e anima, può preparare lo zaino senza dimenticare di prendere il plaid. In montagna, la sera, fa fresco.