ESTATE, COVID-19 E CLIMATE CHANGE: UN MIX POTENZIALMENTE FATALE PER LA SALUTE DEI RENI

La Società Italiana di Nefrologia (SIN) lancia l’allarme, la malattia renale cronica è sensibile al caldo e all’inquinamento atmosferico. E i primi studi su questi pazienti indicano anche una ridotta risposta anticorpale al vaccino contro il COVID-19. I consigli medici utili per aiutare chi è affetto da questa patologia.

SALUTE
Cristina Nati
ESTATE, COVID-19 E CLIMATE CHANGE: UN MIX POTENZIALMENTE FATALE PER LA SALUTE DEI RENI

La Società Italiana di Nefrologia (SIN) lancia l’allarme, la malattia renale cronica è sensibile al caldo e all’inquinamento atmosferico. E i primi studi su questi pazienti indicano anche una ridotta risposta anticorpale al vaccino contro il COVID-19. I consigli medici utili per aiutare chi è affetto da questa patologia.

Temperature torride, inquinamento atmosferico, cambiamento climatico e malattia da Covid-19. Un insieme di fattori che può diventare un mix esplosivo per chi soffre di malattia renale cronica o che comunque può accelerare lo sviluppo di una condizione di scarsa funzionalità dei reni. E, in particolare, in alcune categorie di soggetti con rischio più elevato di sviluppare malattie renali: come ad esempio persone in sovrappeso, ipertese o diabetiche.

La Malattia renale cronica (MRC) è una delle malattie croniche più diffuse e secondo recenti studi della Società Italiana di Nefrologia, colpisce circa il 7-10% della popolazione ed è, purtroppo, in continua progressione anche a causa dell’invecchiamento generale della popolazione. In Italia, i pazienti al terzo stadio o a uno stadio più grave sono quasi 4,5 milioni e i pazienti in dialisi circa 50.000; altrettanti sono i pazienti portatori di trapianti di rene in follow-up clinico nefrologico. Per questo l’arrivo dell’estate rappresenta una sfida per chi ha una funzionalità renale ridotta: il caldo e l’aumento generale delle temperature, infatti, espongono l’apparato renale a uno sforzo intenso a causa della perdita di liquidi e sale da un lato, con una conseguente riduzione del volume dei liquidi intracorporei e possibile riduzione della pressione arteriosa, fattori che condizionano la quantità di sangue che arriva ai nostri reni.

“Per questi motivi – spiega Piergiorgio Messa, Presidente SIN e Direttore di Unità Operativa Complessa di Nefrologia, Dialisi e Trapianto Renale – Policlinico di Milano e Professore Ordinario di Nefrologia all’Università degli Studi di Milano – è possibile che si osservi un peggioramento della funzione renale qualora non si riesca a compensare adeguatamente questa perdita di liquidi e sali. Tutto ciò è aggravato dalle recenti modificazioni climatiche, caratterizzate da forti e rapidissime escursioni termiche, in grado di mettere a dura prova il sistema circolatorio, neuro-vegetativo e, di conseguenza, la funzione renale. È per questo che il climate change si configura come un fattore di rischio addizionale per la salute dei reni, organi fondamentali nella gestione dei liquidi del nostro organismo. Più esposti, in rapporto alle modificazioni del clima, sono i pazienti con funzionalità renale ridotta a causa di una malattia preesistente o i soggetti con rene unico”.

Inoltre, sono sempre di più le evidenze che suggeriscono come il cambiamento climatico e l’esposizione prolungata al caldo rappresentano fattori di rischio per lo sviluppo di malattia renale cronica, tanto che gli esperti ipotizzano che si possa individuare una forma di nefropatia causata da stress da calore. L’effetto combinato dell’aumento delle temperature e della carenza di acqua sta infatti creando una nuova era di crisi climatico-sanitaria, in cui malattie già note vengono esacerbate e compaiono nuove malattie. Sono particolarmente a rischio le persone che lavorano per tempi prolungati in ambienti particolarmente caldi e umidi. Non solo, con il caldo estivo tende ad aumentare anche l’inquinamento atmosferico, un fattore di rischio che determina molteplici e ben noti effetti negativi sulla salute. Mentre studi precedenti avevano già dimostrato come l’inquinamento atmosferico sia associato a un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, cancro, infezioni e mortalità, vi sono prove emergenti che suggeriscono che possa anche influire negativamente sulla salute dei reni.

Peraltro, i primi dati degli studi in atto sul vaccino contro il Covid-19 in pazienti nefropatici, tra cui quello promosso dalla SIN con l’Istituto Superiore di Sanità e AIFA, sembrerebbero aver messo in evidenza una ridotta risposta anticorpale in queste persone che sono comunque tra le categorie più fragili. “In letteratura – spiega il Presidente SIN – iniziano a comparire casistiche che dimostrano come nei pazienti con malattia renale di vario grado e nei pazienti portatori di trapianto renale, la risposta anticorpale al vaccino contro il Covid-19 sia ridotta rispetto a quanto osservato nella popolazione generale: questi risultati potrebbero presagire una ridotta capacità di protezione vaccinale nei confronti dell’infezione da Covid-19 in queste categorie di pazienti. Gli studi in atto, tra i quali quello promosso dalla SIN in collaborazione con l’ISS e sostenuto da AIFA, darà risposte definitive su questo punto critico, premessa necessaria per poi progettare strategie vaccinali diverse. Ciò, naturalmente, trascende e prescinde dal problema del caldo, ma i nostri pazienti devono continuare, più degli altri, a mantenere il distanziamento e le misure generali di sicurezza (uso della mascherina e igiene delle mani) anche durante l’estate e nonostante la vaccinazione”.

Per tutte queste motivazioni la Società Italiana di Nefrologia fa il punto sulle buone pratiche da adottare per fronteggiare la calura estiva. Poche raccomandazioni per avere un meccanismo di compensazione adeguato, utili sia ai soggetti a rischio sia ai pazienti già affetti da malattia renale. Si tratta comunque di regole valide per tutt*, ma che assumono maggior peso per le popolazioni anziane o per chi presenta un aumentato rischio di sviluppare nefropatie a causa di condizioni quali obesità, sovrappeso e diabete.

  • Re-idratarsi (almeno 1.5 litri di acqua al dì, da aumentare in caso di sudorazione profusa o esposizione a climi caldi e molto ventilati);
  • Reintegrare, seppur moderatamente, la quantità di sale che viene fisiologicamente persa in caso di abbondante sudorazione, a meno che la pressione non sia elevata;
  • Non esporsi al sole nelle ore più calde;
  • Applicare un’importante protezione cutanea;
  • Controllare sistematicamente i valori della pressione arteriosa.