EUROPEAN CHIPS ACTS: UN PIANO AMBIZIOSO PER RADDOPPIARE ENTRO IL 2030

Bruxelles vara il nuovo provvedimento destinato ad aumentare la produzione di semiconduttori nel Vecchio Continente per creare un vero e proprio ecosistema e conquistare una bella fetta di mercato.

APPROFONDIMENTO
Thais Palermo
EUROPEAN CHIPS ACTS: UN PIANO AMBIZIOSO PER RADDOPPIARE ENTRO IL 2030

Bruxelles vara il nuovo provvedimento destinato ad aumentare la produzione di semiconduttori nel Vecchio Continente per creare un vero e proprio ecosistema e conquistare una bella fetta di mercato.

Costruire sui punti di forza e risolvere le debolezze irrisolte per sviluppare un florido ecosistema di semiconduttori e una catena di approvvigionamento resiliente, stabilendo misure per preparare, anticipare e rispondere alle future interruzioni della catena di approvvigionamento. Sono queste le premesse – e le promesse – del nuovo European Chips Acts, varato dalla Commissione Europea. Un’opportunità unica, affermano le autorità, per rafforzare la competitività e la resilienza dell’Europa e contribuire a realizzare sia la transizione digitale che quella verde.

Perché il rilancio stesso dei Paesi Ue attraverso l’ambiziosa strategia del Next Generation e il Green Deal europeo verrebbero compromessi se la crisi dei semiconduttori che si è verificata nel 2020 a causa del Covid si dovesse ripetere. Crisi che ha costretto alla chiusura di fabbriche in diversi settori, dalle automotive ai dispositivi sanitari. Nel settore automobilistico, ad esempio, la produzione in alcuni Stati membri è diminuita di un terzo nel 2021, rendendo evidente la pericolosa dipendenza della filiera dei semiconduttori da un numero limitato di attori in un contesto geopolitico complesso.

Se non fosse ancora chiaro perché l’Europa ha bisogno di una legge europea sui semiconduttori, la stessa Commissione lo rende evidente nelle raccomandazioni dell’otto febbraio scorso, ricordando come nell’ultimo anno l’Unione abbia assistito a “perturbazioni senza precedenti dell’approvvigionamento di semiconduttori”, che hanno determinato gravi ritardi e ripercussioni negative su settori economici importanti. L’attuale crisi legata alla carenza di semiconduttori e i suoi effetti a catena rischiano pertanto di avere ripercussioni su settori critici quali la sanità, i trasporti, l’energia, la difesa, la sicurezza e lo spazio, si legge nel documento.

La vicepresidente Ue, Margrethe Vestager, spiega che l’obiettivo è quello di tutelare le forniture europee attraverso il rafforzamento della ricerca, degli impianti e della cooperazione tra i Paesi, per evitare crisi future. La paura della dipendenza da Paesi terzi è grande, e ad oggi si giustifica pienamente. Come afferma lo stesso commissario per il Mercato interno, Thierry Breton, la dipendenza dall’Asia è forte a punto che se Taiwan smettesse di esportare i chip, le fabbriche europee chiuderebbero dopo poche settimane.

L’obiettivo europeo di raddoppiare la sua attuale quota di mercato al 20% nel 2030 richiederà comunque uno sforzo inedito. La produzione attuale dovrà quadruplicare, e per questo saranno necessari non solo ingenti investimenti – più di 43 miliardi di euro già mobilitati tra fondi pubblici e privati, – ma anche nuovi impianti industriali e nuove regole commerciali.

Perché un European Chips Act?

I chip, noti anche come semiconduttori, sono gli elementi costitutivi di tutti i prodotti elettronici. Svolgono un ruolo centrale nelle nostre economie moderne e nella nostra vita quotidiana. Sono alla base della trasformazione digitale e sono essenziali per tutti i settori, come quello automobilistico, delle comunicazioni, dell’elaborazione dati, dello spazio, della difesa, dei dispositivi intelligenti e dei giochi, solo per citarne alcuni. La recente carenza globale di chip ha interrotto le catene di approvvigionamento, causato carenze di prodotti che vanno dalle automobili ai dispositivi medici e, in alcuni casi, ha persino costretto le fabbriche a chiudere.

L’attuale situazione dell’Europa nel mercato dei semiconduttori

L’Europa ha punti di forza e di debolezza nel settore dei semiconduttori, caratterizzato da un’intensa attività di ricerca e sviluppo. L’UE ospita università ed enti di ricerca pionieri nelle tecnologie necessarie alla produzione di alcuni dei semiconduttori più avanzati al mondo. Il continente è anche ben posizionato per quanto riguarda le attrezzature e i materiali necessari per gestire i grandi impianti di produzione, con molte aziende che svolgono un ruolo importante nella catena di approvvigionamento.

Questi punti di forza, tuttavia, non sono stati sufficienti a incrementare la quota di mercato globale della produzione di semiconduttori, che è ancora inferiore al 10%, ed è fortemente dipendente da fornitori di paesi terzi. In caso di grave interruzione della catena di approvvigionamento globale, le riserve europee di semiconduttori in alcuni settori industriali (ad esempio automotive o dispositivi sanitari) potrebbero esaurirsi in poche settimane, bloccando molte industrie. Inoltre, con l’accelerazione e la penetrazione della trasformazione digitale in ogni parte della società, il fabbisogno industriale di chip è destinato ad aumentare.