FABBISOGNO ENERGETICO: IN NOME DELL’IDROGENO

A sostenerlo è il rapporto “Fuelling the Fourth Propulsion Revolution” pubblicato alla World Ports Conference di Vancouver, in Canada.

AMBIENTE
Enzo Millepiedi
FABBISOGNO ENERGETICO: IN NOME DELL’IDROGENO

A sostenerlo è il rapporto “Fuelling the Fourth Propulsion Revolution” pubblicato alla World Ports Conference di Vancouver, in Canada.

La guerra nell’Ucraina aggredita dalla Russia, le sanzioni e la conseguente crisi energetica in Europa non ancora dispiegati in tutti i suoi effetti portano a temere una pausa d’arresto sulla pur complicata transizione ecologica. Ma se la politica economica si affanna per parare i colpi, la ricerca non si ferma e indica addirittura vie di accelerazione green confortata da connesse opportunità di sviluppo economico sostenibile.

A sostenerlo è il rapporto mondiale “Fuelling the Fourth Propulsion Revolution” pubblicato proprio ieri l’altro, martedì 17 maggio, alla World Ports Conference di Vancouver, in Canada. Rapporto che si avventura anche in una visione geopolitica non di contrapposizione tra occidente e oriente, come è alla nostra latitudine, ma di cooperazione tra il Nord e il Sud del mondo. E sapete in nome di che cosa?  Del fabbisogno, chiamando in causa lo shipping e la logistica, che verrà dell’idrogeno, il combustibile “pulito e sostenibile”, obiettivo finale della transizione energetico-ecologica.

Commissionato dall’International Chamber of Shipping (ICS) e realizzato dal Professor Stefan Ulreich dell’Università tedesca di Scienze applicate, il report evidenzia innanzitutto l’interesse che muove il mondo sostenendo come il fabbisogno di nuovi green fuels per lo shipping possa rappresentare notevoli opportunità per investitori e governi. Prima considerazione: secondo le stime gli investimenti in infrastrutture verdi sono fondamentali, poiché il trasporto marittimo userà più della metà dei carburanti mondiali a zero emissioni entro il 2050. Seconda considerazione: particolari sono le opportunità per il Sud del mondo in quanto si prevede una riduzione fino al 20% dei costi di produzione dei carburanti a zero emissioni nette in America Latina e in Africa.

I nuovi dati hanno infatti rivelato come lo shipping richiederà l’equivalente dell’intera attuale domanda mondiale di energia rinnovabile per sostituire l’uso di combustibili fossili. Il rapporto mostra poi che per raggiungere l’obiettivo di “net zero” nel settore marittimo entro il 2050, la richiesta di combustibile comporterebbe un aumento di forniture elettriche da fonti rinnovabili fino a 3.000 TWh (Il terawattora è un multiplo del wattora (Wh) ed equivale a 1.000.000.000.000 Wh) che è l’attuale produzione mondiale. Inoltre, per raggiungere lo scenario net zero emission dell’IEA (International Energy Agency) entro il 2050, il mondo avrebbe bisogno di aumentare di 18 volte l’attuale capacità di produzione elettrica da fonti rinnovabili.

Prendendo come esempio il commercio globale di idrogeno, il rapporto ha identificato sostanziali potenziali benefici per i paesi esportatori e importatori, in particolare nel Sud del mondo. Ciò è dovuto ai differenziali sui costi previsti per la produzione di tali combustibili, dagli attuali 72,60 €/MWh a 156,40. La sintesi del Professor Stefan Ulreich è questa: “Per soddisfare l’enorme domanda di combustibili a base di idrogeno nel Nord del mondo, sono, e urgentemente, necessari centri di produzione nei paesi del Sud ma mentre i governi stanno iniziando a rendersi conto della necessità di passare a combustibili come l’idrogeno, finora sembra che sia stata data poca attenzione a come verranno effettivamente trasportati tali combustibili.

Completa il quadro Stuart Neil, Director of Strategy and Communications dell’ICS avvertendo che “la navigazione sarà un fattore chiave per la transizione energetica globale, fornendo soluzioni convenienti e flessibili per trasportare almeno la metà dei combustibili netti a zero emissioni di carbonio scambiati in tutto il mondo. Si parla molto della transizione energetica globale verso carburanti a emissioni zero al di fuori del trasporto marittimo eppure quello che rivela questo rapporto è che c’è un’enorme opportunità per tutti”.

Perché la fascia di costo riflette l’abbondanza di potenziale rinnovabile, come l’energia solare ed eolica, in molti paesi dell’Africa e dell’America Latina, che possono generare l’elettricità necessaria per la produzione di combustibili a idrogeno a costi molto inferiori.E il rapporto ha perfino già identificato i primi paesi che stanno cercando di cogliere queste opportunità di investimento, tra i quali Germania, Algeria e Cile, che hanno già firmato molteplici accordi bilaterali sulla produzione di combustibile a idrogeno, visto come fondamentale per l’alimentazione delle navi.

Il “Fuelling the Fourth Propulsion Revolution” sottolinea per questo motivo l’urgente necessità di una maggiore ricerca e sviluppo nei combustibili verdi e lo sviluppo specifico di infrastrutture di produzione in località geografiche chiave come l’America Latina e l’Africa.Le stime mostrano un potenziale di produzione di oltre 10.000 TWh per combustibili a zero emissioni netti di carbonio nelle regioni costiere di tutto il mondo con lo shipping che “considera gli investimenti in queste aree fondamentali per aiutare i paesi a realizzare i potenziali guadagni previsti negli accordi bilaterali già stipulati”.

Certo ad oggi, permane una carenza di investimenti in tecnologie a emissioni zero e l’IEA evidenzia che il totale degli investimenti delle aziende in ricerca e sviluppo per il settore marittimo è diminuito, da $ 2,7 miliardi nel 2017 a $ 1,6 miliardi nel 2019. Tuttavia, entro il 2050, secondo l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili (IRENA), almeno la metà dei combustibili a zero emissioni nette scambiati a livello globale dovrebbe essere trasportata per mezzo delle navi. La relazione indica che ciò rende il trasporto marittimo un fattore chiave anche per la decarbonizzazione dei settori industriali terrestri.