FOLIGNO: UN VIAGGIO A LU CENTRU DE LU MUNNU

La città umbra che offre itinerari da favola e una storia ricca di emozioni, dal paesaggio alla cultura. Qui fu stampata nel 1472 per la prima volta nel mondo la Divina Commedia e ha avuto pure un vescovo che si chiamava Paperone de Paperoni.

TURISMO
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Roberto Di Meo
FOLIGNO: UN VIAGGIO A LU CENTRU DE LU MUNNU

La città umbra che offre itinerari da favola e una storia ricca di emozioni, dal paesaggio alla cultura. Qui fu stampata nel 1472 per la prima volta nel mondo la Divina Commedia e ha avuto pure un vescovo che si chiamava Paperone de Paperoni.

Viaggio al centro del mondo. Jules Verne non c’entra però. Stiamo parlando di Foligno, splendida città che il Bragazzi definì “la rosa dell’Umbria” dove scorre il fiume Topino che Dante, guarda caso, citò nell’XI canto del Paradiso. Foligno, antica Fulginea di epoca romana, è la terza città della regione che poggia su una ridente vallata protetta dagli Appennini. È nota per le sue industrie del settore aeronautico che primeggiano in campo mondiale. Già, perché prima della Guerra, a Foligno la Macchi aveva la più grande fabbrica italiana di aerei. Durante il periodo bellico costruì velivoli da combattimento tra cui il famoso ‘Gobbo Maledetto’ che fu una spina nel fianco per la Raf. Per questo fu più volte obiettivo di bombardamenti alleati (una medaglia d’argento al valore civile ne fregia il Gonfalone) che rasero al suolo industrie, ferrovie e caserme provocando più di cento morti. Ma la sua storia è ricca di avvenimenti tra cui la prima stampa a caratteri mobili della Divina commedia ad opera di Johannes Numeister discepolo di Gutenberg che nel 1463 venne in Italia stabilendosi a Foligno. Qui con l’aiuto di Giovanni Papa, e nell’abitazione di Emiliano Orfini, stampò il De bello Italico adversus Gothos di Leonardo Bruni, le Epistolae ad familiares di Cicerone e nel 1472 col finanziamento di Evangelista Angelini di Trevi, la famosa Divina Commedia.

Oggi è palazzo Orfini la sede del museo della Stampa perché Foligno, ha avuto un ruolo importante nel settore della carta stampata fin dai suoi albori. Diverse erano infatti le tipografie e ancora oggi c’è ne sono. La più celebre fu il poligrafico dello Stato Salvati che chiuse i battenti negli anni sessanta. Cosa si può vedere a Foligno? Oltre al museo della stampa si possono ammirare i palazzi gentilizi del Seicento, palazzo Trinci, il meraviglioso Oratorio del Crocifisso di epoca barocca, la chiesa della Murena che conserva la Calamita Cosmica una scultura gigantesca di rara bellezza che è stata esportata in varie città italiane ed europee. In piazza una scultura ricorda San Francesco che proprio a Foligno vendette il cavallo e le stoffe del padre per costruire la chiesa di San Damiano. E sempre in versione mistica si può pregare dinanzi e alle spoglie di Santa Angela, la prima mistica francescana. Il Duomo dedicato al patrono San Feliciano è in fase di restauro per i danni provocati dal terremoto del 2016.

Poi c’è il museo di arte contemporanea, l’altopiano di Colfiorito dove la leggenda vuole che ci sia stato il grande accampamento dell’esercito di Annibale prima della battaglia del Trasimeno contro i romani. Leggenda a parte l’altopiano conserva preziose testimonianze della civiltà primordiale dei plestini e un’oasi naturalistica protetta di grande valore ambientale. Prima di arrivare a Colfiorito si può godere di Rasiglia, un sito fantastico dove le acque del Menotre scorrono accanto alle case. Che poi dire delle tradizioni storiche come la Giostra della Quintana, un torneo cavalleresco che risale, con tanto di documentazione storica, al 1613.

Chi sceglie Foligno nella metà di giugno e di settembre può tuffarsi nel Seicento e vivere indimenticabili momenti di vita barocca e assistere ad una gara da brivido. Anche la gastronomia è ricca di sapori. Qui si possono gustare piatti fantastici e dolci meravigliosi tutti cucinati come si dice oggi con prodotti a chilometro zero. Si possono scoprire angoli in cui la tradizione gastronomica si tramanda da generazioni. Qui anche il tartufo è di casa, come di casa sono i salumi, la pasta fresca e la Rocciata dolce o con le erbe di campagna. Il tutto condito con olio delle colline locali e annaffiato da vino di alta qualità. Foligno e i folignati non vi accolgono come forestieri, ma come ospiti. A proposito, un vescovo di Foligno si chiamava Paperone de’ Paperoni. Ma questa è un’altra storia vera che vi racconteremo appena possibile.

ph credits: Stefano Preziotti