‘Giudizio universale’ il tribunale non decide

La causa intentata dalle Associazioni ambientaliste contro lo Stato italiano per inadempienza nel perseguire obiettivi climatici si conclude con una sentenza di ‘inammissibilità’.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
‘Giudizio universale’ il tribunale non decide

La causa intentata dalle Associazioni ambientaliste contro lo Stato italiano per inadempienza nel perseguire obiettivi climatici si conclude con una sentenza di ‘inammissibilità’.

Il Giudizio Universale si è concluso con un nulla di fatto.

No. Non si tratta di uno degli affreschi più famosi al mondo, conservato nella Cappella Sistina a Roma, del capolavoro pittorico considerato il più grande di tutta la produzione artistica dell’Occidente, ma del nome della campagna che nel 2021 ha lanciato in Italia la prima causa legale climatica.

È il giudizio intestato da associazioni e attivisti climatici contro lo Stato italiano, per l’inadempienza nel perseguire gli obiettivi climatici e di abbassamento delle emissioni, avanzata da A Sud.

Dopo oltre due anni di udienze,  migliaia di pagine di documentazione  e accessi in tribunale, la  conclusione è con un nulla di fatto.

I giudici hanno ritenuto “la causa inammissibile” per difetto di giurisdizione, chiudendo così il primo grado di giudizio.

Le 24 associazioni, oltre 200 attori e  179 cittadini, avevano fatto il ricorso chiedendo ai magistrati di riconoscere l’insufficienza delle politiche climatiche in campo, tra le minacce più serie per il godimento dei diritti fondamentali e, quindi, di imporre allo Stato di rivedere al rialzo gli obiettivi di riduzione delle emissioni.

giudizio universale causa climatica
I ricorrenti speravano di ottenere risposte dal tribunale all’inazione dello Stato nell’affrontare temi urgenti, quali ad esempio la decarbonizzazione,  l’avanzata del surriscaldamento globale e i suoi effetti.

Ma i giudici hanno stabilito che nessuna corte può tutelare i diritti fondamentali minacciati dall’inefficienza delle politiche climatiche.

Grande la delusione per i ricorrenti che si aspettavano “che il tribunale entrasse nel merito del giudizio”, mentre a loro avviso ha scelto di non decidere.

In definitiva, infatti i giudici hanno sentenziato di non avere le competenze per esprimersi in proposito.

Per Marica Di Pierri, portavoce di A Sud “la questione non finisce qui. Impugneremo la sentenza – spiega –  il Tribunale Civile di Roma avrebbe potuto assumere una decisione, come di prassi, nel 2022, ovvero subito dopo la prima udienza.”

Per le Associazioni di fatto, la sentenza  “ha segnato una distanza siderale rispetto ad altri Stati Europei in cui cause analoghe, con analoghi costrutti, basate su simili istituti giuridici di diritto civile, si sono concluse con importanti sentenze di accoglimento”

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