GLI OCEANI E L'INQUINAMENTO ACUSTICO E LUMINOSO

Un progetto di ricerca, coordinato dall’Università di Pisa, Aquaplan, si propone di studiare l’impatto su piante e macroalghe a lungo tempo.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
GLI OCEANI E L'INQUINAMENTO ACUSTICO E LUMINOSO

Un progetto di ricerca, coordinato dall’Università di Pisa, Aquaplan, si propone di studiare l’impatto su piante e macroalghe a lungo tempo.

La vasta distesa dell’Oceano non è così silenziosa come spesso descritta in poesie e canzoni romantiche. Dai canti delle megattere al rombo dei terremoti sottomarini, il mondo marino presenta una sinfonia di suoni. L’acustica subacquea, lo studio del suono nel mare, approfondisce la complessità di come questi suoni viaggiano e interagiscono nella profondità dell’Oceano e, non solo per conoscere le melodie marine, ma soprattutto per rilevare l’impatto dei rumori prodotti dall’uomo sugli ecosistemi acquatici.

Monitorare e proteggere la biodiversità acquatica è quanto si propone il progetto AquaPlan (Aquatic Pollution from Light and Anthropogenic Noise: Management of impacts on Biodiversity, avviato dall’Università di Pisa, con un finanziamento europeo di 2,6 milioni di euro.

La ricerca sarà sviluppata attraverso la collaborazione di 13 patner provenienti da 5 Paesi membri dell’UE (Italia, Spagna, Paesi Bassi, Germania, Irlanda) tre Paesi associati a Horizon Europe (Norvegia, Israele, Regno Unito), e un patner da un Paese terzo (Australia). Fino al 2027 l’Università di Pisa coordinerà il progetto.

OCEANI, INQUINAMENTO ACUSTICO E LUMINOSO

Con l’impatto dell’esplorazione umana e dello sfruttamento degli oceani, è aumentata anche la cacofonia dei suoni antropogenici. Pensiamo solo al ronzio dei motori delle navi, alle trivellazioni subacquee o ai sistemi sonar, questi suoni ormai pervasivi, più di quelli naturali, sono diventati una preoccupazione significativa per gli studiosi.

A quello acustico va aggiunto anche l’inquinamento luminoso determinato dalla luce artificiale proveniente dalle fonti terrestri che invadono gli oceani durante le ore notturne. Luci provenienti dalle città, dagli impianti industriali, dai porti e dalle navi. Secondo gli studiosi luci e rumore disturbano la biodiversità nei bacini idrici dolci e salati.

Aquaplan analizzerà, quindi, le coste rocciose del Devon e della Cornovaglia, in quanto luoghi caratterizzati da livelli contrastanti di inquinamento luminoso e acustico. Le coste toscane e liguri invece saranno oggetto  di ricerca per comprendere l’impatto a lungo termine sulle macroalghe e piante acquatiche come la Poseidonia.

Anche le coste giordane e di Israele verranno analizzate (Eilat e Aqab) per la moltitudine di popolazione e di industrie che  caratterizzano il loro territorio costiero. Nei Paesi Bassi invece la ricerca si incentra sui fiumi e gli estuari, per analizzare il passaggio dei pesci migratori.

Il piano di azione degli scienziati di Aquaplan è quindi molto vasto, perché se pur ormai siamo a conoscenza dell’inquinamento luminoso e acustico nelle acque, ora è tempo di determinare gli effetti di questi fenomeni su larga scala e a lungo tempo.