GLI ORTI URBANI INQUINANO PIÙ DELLE AZIENDE AGRICOLE

Secondo uno studio pubblicato su Nature Cities si devono rendere più sostenibili queste realtà. Un’attività urbana svolta dal 20-30% dei cittadini a livello globale.

AMBIENTE
Maria Grazia Ardito
GLI ORTI URBANI INQUINANO PIÙ DELLE AZIENDE AGRICOLE

Secondo uno studio pubblicato su Nature Cities si devono rendere più sostenibili queste realtà. Un’attività urbana svolta dal 20-30% dei cittadini a livello globale.

Coltivare la terra sembra essere tornato di moda. Una gran parte del merito di questo ritorno alle origini è una riscoperta dei privilegi di una vita salutare, determinata dal contatto con la natura. Anche e soprattutto in città, dove ormai gli orti urbani sono diventati una realtà consolidata. C’è stato negli ultimi anni un grande impegno dei Comuni e delle Associazioni, in tale direzione che, più di altre doveva aiutare a promuovere uno sviluppo sostenibile e un ambiente sano.

Il paradosso invece è che secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature Cities le verdure di città inquinano più di quelle delle aziende agricole. Gli studiosi hanno comparato le emissioni di gas serra di una zucchina coltivata in un orto urbano con una da agricoltura convenzionale: la prima ha un’impronta di carbonio sei volte superiore alla seconda.

Per impronta di carbonio si intende la misura della quantità di emissioni di gas serra rilasciate da una qualsiasi attività. Il risultato ci indica quindi la frutta e la verdura coltivate in Europa e in America in città, sono più inquinanti.

La ricerca ha coinvolto 73 siti di agricoltura urbana in diversi Paesi del mondo, ed è la più grande mai condotta finora su questo argomento e, ovviamente, getta una nuova luce su questa agricoltura.

orti urbani

Peraltro si tratta di una attività svolta da circa il 20-30% dei cittadini a livello globale e incentivata perché ritenuta un’alternativa sostenibile in grado di ridurre le emissioni di CO2, piuttosto presenti nelle nostre metropoli.

“Per giungere a questa conclusione –  si legge nell’abstract dello studio –  abbiamo confrontato gli alimenti prodotti negli orti urbani con le colture convenzionali, considerando gli impatti all’interno dell’azienda agricola, la lavorazione e il trasporto in città. In media tutte le forme di agricoltura urbana studiate sono a più alta intensità di carbonio rispetto all’agricoltura convenzionale, anche se questa differenza è statisticamente solo per gli orti collettivi e gli orti individuali”, ma molto meno per le fattorie urbane. La causa principale della differenza è data, secondo lo studio, dai materiali utilizzati per la costruzione degli orti, che di solito rimangono poi inattivi per lunghi anni”

La buona notizia è che i modi per decarbonizzare questa pratica esistono. A partire dall’uso di alcune colture, che quando vengono coltivate in città risultano meno inquinanti come ad esempio i pomodori, che di solito vengono coltivati in serre energivore. Ma anche alcuni prodotti particolarmente deperibili come gli asparagi che di solito vengono trasportati in aereo perché si mantenga la loro freschezza.

Ecco perché secondo Hawes, coautore principale della ricerca, “chi fa orti in città può ridurre il proprio impatto climatico scegliendo colture che di solito vengono coltivate in serra o trasportate in aereo, ma anche apportando modifiche nella progettazione e nella gestione dell’orto stesso”.