GLIFOSATO SÌ, GLIFOSATO NO. QUESTO È IL PROBLEMA

L’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche sul banco degli imputati per la mancata revoca dal mercato di questo principio attivo di molti erbicidi.

AMBIENTE
Domenico Aloia
GLIFOSATO SÌ, GLIFOSATO NO. QUESTO È IL PROBLEMA

L’Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche sul banco degli imputati per la mancata revoca dal mercato di questo principio attivo di molti erbicidi.

Glifosato sì o no? Difficile dirimere la questione se il principio attivo di molti erbicidi tra i quali il Roundup del colosso dell’agrochimica Monsanto Bayer, sia effettivamente cancerogeno e quindi necessiti di essere revocato dal mercato oppure no. La richiesta avanzata da più parti di revocare il glifosato si scontra con evidenze scientifiche contrastanti spesso utilizzate più in favore delle industrie agrochimiche che a quelle a tutela della salute umana. Per questo motivo la decisione su una eventuale revoca del principio attivo resta in un limbo in attesa di decisioni certe sul suo futuro che oltrepassino le continue richieste di proroga.

Revisione dei prodotti chimici in agricoltura

I prodotti chimici impiegati in agricoltura sono sottoposti a revisione ogni 5 anni o in seguito a nuove evidenze di carattere medico scientifico che dovessero rivelarne rischi per la salute umana o animale o l’inquinamento dei corpi idrici. Revisione alla quale non si è sottratto il Glyphosate, ma visto il suo largo impiego, l’efficacia di utilizzo e il peso delle stesse aziende dell’agribusiness nella sua commercializzazione e spesso nel commissionare studi in suo favore, non ha mai trovato pareri univoci. Soltanto contrastanti.

Nel 2015 l’International Agency Research on Cancer classifica il Glyphosate come “probabilmentecancerogeno per gli esseri umani, e lo inserisce nella categoria 2A, nella quale rientrano tra gli altri steroidi anabolizzanti, carni rosse, emissioni dei camini a biomasse, ecc. Quindi si parla di probabilità e non di certezza visto che le prove sono sufficientemente valutabili solo negli animali da esperimento ma non direttamente sugli esseri umani, tanto da permetterne la proroga della validità per i successivi cinque anni. Tra gli studi utilizzati dalla IARC quello dell’Agricultural Health Study statunitense che ha raccolto dati sui legami tra l’uso di pesticidi e i fenomeni cancerosi in oltre 50 mila agricoltori. Anche questi dati si sono rivelati deboli dato che il breve periodo di tempo nel quale i pazienti sono stati seguiti non avrebbe permesso la comparsa del cancro.

Ignorati i rischi sulla salute, ECHA sotto accusa

La situazione venutasi a creare ha fatto sì che i dati in grado di provarne la cancerogenicità fossero ignorati inducendo il Comitato dell’ECHA per la valutazione dei rischi a prolungare il rinnovo all’ autorizzazione fino al prossimo 15 dicembre 2022. Inoltre dagli studi è emerso che il Glyphosate non può essere classificato né come mutageno né come nocivo per la riproduzione. Ma l’unico problema riscontrato, comunque non tale da causarne la revoca, è rappresentato da lesioni oculari da contatto e da tossicità per la fauna acquatica.

Una levata di scudi nei confronti dell’ ECHA è stata mossa dalla Healt and Environmental Alliance, coalizione di organizzazioni ambientaliste europee che in un analisi dettagliata ha esaminato gli 11 studi sugli animali promossi dalle stesse aziende produttrici nel 2019 che hanno composto il dossier per il rinnovo dell’ autorizzazione del Glyphosate. I riscontri emersi hanno permesso di valutare il Gliphosate come probabile cancerogeno, e riscontrare lo sviluppo di tumori in 10 casi su 11.

A smentire l’ECHA, anche l’Institute of Cancer Research della Medical University di Vienna secondo la quale dei 35 studi presi ad oggetto solo 2 possono essere considerati affidabili, 15 parzialmente affidabili, e ben 18 inaffidabili. Purtroppo in fase di valutazione del rischio pur avendo riscontrato una elevata incidenza di tumori a carico degli animali esposti all’ erbicida rispetto al gruppo non esposto, il Gruppo di valutazione sul Glyphosate composto da Francia, Paesi Bassi, Svezia e Ungheria e il Comitato di valutazione dei rischi dell’ ECHA hanno deciso di non considerare i dati sulla cancerogenicità, dando la colpa non tanto al Gliphosate quanto a dei fenomeni puramente casuali permettendo così la commercializzazione delle sostanze come se nulla fosse.

Quanto asserito dall’ECHA cozza anche con la volontà espressa dai cittadini europei che già nel 2017 si erano fatti promotori dell’iniziativa “vietare il Glifosato e proteggere le persone e l’ambiente dai pesticidi tossici“. I cittadini chiedevano alla Commissione Europea che fosse vietato il Glifosato in quanto sostanza potenzialmente cancerogena,venisse garantito che la valutazione scientifica dei pesticidi per l’approvazione dell’ Unione Europea si basasse solo studi pubblicati commissionati dalle autorità pubbliche e non dalle industrie agrochimiche, e che fossero fissati obiettivi di riduzione obbligatori per un futuro senza pesticidi in base a quanto previsto dai piani di azione nazionale sull’ uso sostenibile dei pesticidi.

Come si capisce, la questione da dirimere non è delle più facili, soprattutto quando si tratta di salute. Per questo l’EFSA (European Food Safety Authority) alla quale spetta l’ultima parola, cioè la revisione della valutazione del rischio del Glifosato, anche per l’importanza del tema che ha indotto esperti dei singoli stati membri a farsi promotori di oltre 2000 tra valutazioni e commenti, si è riservata di effettuare ulteriori valutazioni per cui non sarà in grado di pronunciarsi fino almeno al luglio 2023.

Per stimare le differenze nella valutazione della cancerogenicità del Gliphosate tra IARC ed EFSA è possibile riferirsi ad un articolo del 2015 pubblicato sul Journal of Epidemiology & Community Health (“Differences in the carcinogenic evaluation of glyphosate between the International Agency for Research on Cancer (IARC) and the European Food Safety Authority (EFSA))