GRADARA, CAPITALE DEL MEDIOEVO E DELL’AMORE

Fin dai tempi antichi, crocevia di traffici e genti Gradara durante il medioevo è stata uno dei principali teatri degli scontri tra il Papato e le Casate marchigiane e romagnole. Qui la storia dell’amore tra Paolo e Francesca, uno dei canti più famosi della Divina Commedia.

TURISMO
Monica Riccio
GRADARA, CAPITALE DEL MEDIOEVO E DELL’AMORE

Fin dai tempi antichi, crocevia di traffici e genti Gradara durante il medioevo è stata uno dei principali teatri degli scontri tra il Papato e le Casate marchigiane e romagnole. Qui la storia dell’amore tra Paolo e Francesca, uno dei canti più famosi della Divina Commedia.

Gradara è un comune della provincia di Pesaro-Urbino. È situato nell’entroterra della costa adriatica marchigiana-romagnola, poco distante dal mare e in area collinare, estrema propaggine dell’Appennino. È conosciuto soprattutto per la sua storica Rocca malatestiana, che assieme al suo borgo fortificato ed alla sua cinta muraria costituisce un caratteristico esempio di architettura medievale. Della bella Rocca sono note le vicissitudini strettamente legate al suo castello, soggetto nei secoli al dominio delle famiglie Malatesta, Sforza e Della Rovere, e memorabile palcoscenico della storia d’amore di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, storia resa immortale dai versi del Canto V dell’Inferno di Dante. Gradara è Capitale del Medioevo, dell’Amore e Anima di Francesca e può vantarsi dei prestigiosi riconoscimenti di Paese Bandiera Arancione e di Borgo più Bello d’Italia.

Storia
La Storia di Gradara è legata alla Roccaforte che si erge sul colle (142 m sul livello del mare) al confine tra Marche ed Emilia Romagna in una posizione strategica e con una vista mozzafiato.
È un luogo ricco di storia e memorie, e durante ogni visita si riescono a vivere emozioni uniche e irripetibili: è infatti possibile passeggiare sia all’interno del castello, sia sulle mura merlate, ma anche sul ponte levatoio e nell’elegante cortile. Le sale interne ricordano gli splendori delle potenti famiglie che qui hanno governato: Malatesta, Sforza e Della Rovere.

La costruzione ebbe inizio attorno all’XII secolo per volontà di Pietro e Ridolfo De Grifo che usurparono la zona al comune di Pesaro. Nella prima metà del XIII secolo, Malatesta da Verucchio detto il Centenario, aiutato dal papato, si impossessò della torre dei De Grifo e ne fece il mastio della attuale Rocca. Non è noto il nome del geniale architetto che ne diresse i lavori ma si notano interessantissimi particolari (le tre torri poligonali coperte ed abbassate al livello dei cammini di ronda) che avranno larga attuazione solo nella seconda metà del XV secolo. Ricordiamo inoltre la doppia cinta muraria ed i tre ponti levatoi che resero pressoché inespugnabile la possente Rocca malatestiana.

Il piccolo paese di Gradara è raccolto fra prima e la seconda cinta di mura. Dopo il potere dei Malatesta e la tragedia di Paolo e Francesca che qui si consumò nel settembre 1289, arrivarono gli Sforza. Nel 1494, appena quattordicenne, arriva Lucrezia Borgia, seconda moglie di Giovanni Sforza. La giovinetta, che ci viene sempre descritta come perversa e corrotta era in realtà una gaia fanciulla dai capelli d’oro e dagli occhi azzurri che subiva l’influenza del padre: il terribile Papa, Alessandro VI Borgia.

Il genitore obbligava la giovane figlia a lasciare il precedente marito ed a sposarne di nuovi per i suoi loschi intrighi.
Gli sposi che non volevano lasciare Lucrezia finivano, come sappiamo, per essere avvelenati. Infatti nel 1497, per volere del Papa, fu sciolto il matrimonio con Giovanni Sforza e quest’ultimo ebbe salva la vita perché accettò di firmare un documento in cui ammetteva (falsamente) di essere impotente. Dopo un breve periodo di dominazione del fratello di Lucrezia, Cesare Borgia detto il Valentino, arrivarono i della Rovere.
Era salito al soglio pontificio Giulio II e questi mise a governare Gradara il nipote Francesco Maria II.

Dopo la morte di Livia Farnese, vedova del Della Rovere, la Rocca venne amministrata dal papato che la concesse in enfiteusi al conte Santinelli, poi agli Omodei di Pesaro, quindi agli Albani ed infine, nella seconda metà del 1700 al marchese Mosca di Pesaro. Egli si occupò amorevolmente della costruzione ed alla sua morte volle essere sepolto nella chiesa parrocchiale di S. Giovanni Battista situata entro la seconda cita di mura.

La Rocca divenne proprietà comunale e questi nel 1877 la cedette al conte Morandi Bonacossi di Lugo. Nel 1920 l’Ing. Umberto Zanvettori di Belluno, ma residente a Roma, la comperò per tre milioni di lire e nelle sue abili mani essa rinacque. Chiamò collaboratori di fama quali gli architetti Ferrari e Giovannoni. Così con un preciso e delicato restauro si collegò a quello compiuto quattro secoli prima da Giovanni Sforza.

Paolo e Francesca
« Amor, ch’a nullo amato amar perdona, mi prese del costui piacer sì forte che, come vedi, ancor non m’abbandona. »
(Divina Commedia, Inferno – Canto V, 100-107)

La vicenda di Paolo e Francesca è molto lacunosa sotto il profilo storico. Poche sono le informazioni biografiche sui protagonisti che però sono sicuramente esistiti. Tantissime invece sono le versioni letterarie da Dante, Boccaccio, Petrarca, Silvio Pellico e D’ Annunzio che hanno arricchito la narrazione con particolari di grande fascino, confondendo storia e leggenda.

La versione di seguito riportata si ispira al mito letterario che individua Gradara come possibile scenario del tragico amore.
“C’era una volta una nobile fanciulla chiamata Francesca… Potremmo iniziare così il nostro racconto, ma non è una favola, bensì una storia vera e drammatica.
Paolo e Francesca sono due personaggi realmente esistiti e non figure romantiche come Giulietta e Romeo nate dalla geniale fantasia di Shakespeare.
Francesca da Polenta era figlia di Guido Minore Signore di Ravenna e Cervia e lì viveva tranquilla e serena la sua fanciullezza, sperando che il padre le trovasse uno sposo gradevole e gentile.

Siamo nel 1275 e Guido da Polenta decise di dare la mano di sua figlia a Giovanni Malatesta (detto Giangiotto Johannes Zoctus – Giovanni zoppo) che lo aveva aiutato a cacciare i Traversari, suoi nemici. Il capostipite, Malatesta da Verucchio detto il Mastin Vecchio o il Centenario, concorda ed il matrimonio è combinato. Per evitare il possibile rifiuto da parte della giovane Francesca i potenti signori di Rimini e Ravenna tramarono l’inganno. Mandarono a Ravenna Paolo il Bello. Francesca accettò con gioia ed il giorno delle nozze, senza dubbio alcuno, pronunciò felice il suo “sì” senza sapere che Paolo la sposava “artificiosamente” per procura ossia a nome e per conto del fratello Giangiotto. Francesca ben presto si rassegnò, ebbe una figlia che chiamò Concordia, come la suocera, cercando di allietare come poteva le sue tristi giornate. Paolo, che aveva possedimenti nei pressi di Gradara, sovente faceva visita alla cognata e forse si rammaricava di essersi prestato all’inganno. Uno dei fratelli, Malatestino dell’Occhio, così chiamato perché aveva un occhio solo “ma da quell’uno vedeva fin troppo bene”, spiando, s’accorse degli incontri segreti tra Paolo e Francesca. Ed eccoci all’epilogo della nostra storia: un giorno del settembre 1289, Paolo passò per una delle sue solite visite e qualcuno (forse Malatestino “quel traditor”) avvisò Giangiotto.

Quest’ultimo che ogni mattina partiva per Pesaro ad espletare la sua carica di Podestà, per far ritorno a tarda sera, finse di partire ma rientrò da un passaggio segreto e… mentre leggevano estasiati la storia di Lancillotto e Ginevra, “come amor li strinse” si diedero un casto bacio (questo è quello che Dante fa dire a Francesca) proprio in quell’istante Giangiotto aprì la porta e li sorprese. Accecato dalla gelosia estrasse la spada, Paolo cercò di salvarsi passando dalla botola che si trovava vicino alla porta ma, si dice, che il vestito gli si impigliò in un chiodo, dovette tornare indietro e, mentre Giangiotto lo stava per passare a fil di spada, Francesca gli si parò dinnanzi per salvarlo ma Giangiotto li finì entrambi.

Dante mette gli sventurati amanti all’inferno perché macchiati di un peccato gravissimo, ma li fa vagare assieme: oltre la pena, che non abbiano anche quella della solitudine eterna. “…io venni men così com’io morisse; e caddi come corpo morto cade”.

Gli sventurati amanti vengono così immortalati da Dante nella Divina Commedia – V canto dell’Inferno. Nel corso dei secoli poeti, musicisti, letterati, pittori e scultori si sono ispirati alla tragedia di Paolo e Francesca (da Pellico a D’Annunzio, da Zandonai a Scheffer, ecc.) ed ancor oggi la loro storia d’amore, avvolta in un alone di mistero, affascina migliaia di persone.

Cosa vedere
Gradara possiede due cinte murarie: la più esterna, scandita da torrioni e torricini quadrati merlati, fornisce un forte impatto scenografico al visitatore ed è tutt’oggi percorribile; la cinta muraria intermedia, quella che separa il borgo dalla Rocca, si raggiunge attraversando la Porta dell’Orologio e percorrendo via Umberto I sulla quale si affacciano basse palazzine con botteghe e luoghi di convivio. L’impianto originario della Rocca risale al XII secolo e furono apportati ampliamenti e modifiche sotto il dominio dei Malatesta e degli Sforza, fino a proseguire nei secoli XVIII e XIX.

Ad oggi la struttura presenta pianta quadrata con un possente torrione poligonale sul lato nord est. Gli interni visitabili tutto l’anno sono arredati con mobili del ‘400 e ‘500 e decorati con pregevoli affreschi, particolare attenzione meritano il camerino di Lucrezia Borgia e la camera di Francesca ma soprattutto le magnifiche opere d’arte rinascimentale esposte, come la pala di terracotta invetriata di Andrea della Robbia e la famosa pala di Giovanni Santi padre di Raffaello.

Attorno al castello si può percorrere la Passeggiata degli Innamorati o i sentieri del Bosco di Paolo e Francesca che cingono la collina, da cui si può ammirare il paesaggio rurale del pesarese, dove si mescolano campi coltivati e la vegetazione tipica della macchia mediterranea grazie ad uno spettacolare scorcio sul mare.

Nel favoloso contesto del Borgo medievale oltre alla Rocca e ai Camminamenti di Ronda, si possono visitare altri luoghi della cultura come il Museo Storico e la sua grotta, Palazzo Rubini Vesin nuovo spazio espositivo per eventi mostre e matrimoni, il Teatro Comunale, il Teatro dell’Aria parco ornitologico e centro di falconeria, infine il percorso di street art  “Oltre le Mura”.

Come arrivare

In Auto
Uscita autostrada A14 Cattolica: SS 16 direzione Pesaro – seguire le indicazioni per Gradara (Gradara Centro, Gradara Castello o Piazza Mancini)
Uscita autostrada A14 Pesaro: SS 16 direzione Rimini – a Colombarone seguire le indicazioni per Gradara (Gradara Centro, Gradara Castello o Piazza Mancini)

In treno
Stazioni ferroviarie più vicine
Stazione di Cattolica, S. Giovanni, Gabicce
da Cattolica FFSS prendere autobus Adriabus linea 130 per Gradara (linea Pesaro-Gabicce-Cattolica-Gradara)
Stazione di Pesaro
collegamento autobus Adriabus n.130 per Gradara  (linea Pesaro-Gabicce-Cattolica-Gradara)

In aereo
Aeroporto Air Riminum “F. Fellini” Rimini Miramare
Aeroporto “Raffaello Sanzio” Ancona Falconara
Aeroporto “G. Marconi” Bologna

Riferimenti
www.comune.gradara.pu.it
www.gradara.org
www.roccadigradara.org
camminiditalia.org/2020/02/22/il-castello-di-gradara-tra-amori-tormentati-e-leggende/