GREEN COMMUNITIES, LO SVILUPPO RINNOVABILE DEL TERRITORIO

Comunità energetiche da fonti rinnovabili e soluzioni green, le esperienze italiane per aiutare il territorio e il Pianeta.

AMBIENTE
Domenico Aloia
GREEN COMMUNITIES, LO SVILUPPO RINNOVABILE DEL TERRITORIO

Comunità energetiche da fonti rinnovabili e soluzioni green, le esperienze italiane per aiutare il territorio e il Pianeta.

Condividere l’energia da fonti rinnovabili, ridurre i costi energetici, far fronte alle incertezze sul piano delle forniture energetiche, contribuire al processo di decarbonizzazione, incentivare la transizione ecologica e valorizzare il patrimonio agro forestale, sono queste le principali prerogative delle Comunità Energetiche da fonti rinnovabili e delle Green Communities. Nel nostro Paese sono già presenti circa 30 esperienze di questo genere, altre sono in fase “progettuale”. Ma è grazie ai fondi del PNRR e a quelli regionali ed europei che si intende dare un nuovo impulso a questo tipo di attività.

Cosa sono le comunità energetiche e l’ordinamento legislativo che le regola

Sotto l’aspetto legislativo le Comunità Energetiche Rinnovabili sono regolate dalla direttiva comunitaria 2018/2001 sulla promozione e l’uso di fonti di energia rinnovabile approvata nel nostro paese con i decreti 168 del 30 dicembre 2019 (decreto mille proroghe) e 199 dell’ 8 novembre 2021.
Direttive comunitarie sulla promozione e l’uso di fonti di energia rinnovabile e sul mercato interno dell’ energia elettrica (2019/944) definiscono rispettivamente cosa si intende per autoconsumo collettivo, Comunità di Energia Rinnovabile e Comunità Energetica dei Cittadini. Per quanto riguarda l’autoconsumo collettivo si tratta di un sistema che fornisce energia elettrica a più utenti soddisfacendo i fabbisogni delle utenze condominiali e di quelle autonome. Siamo in presenza di una comunità energetica rinnovabile nel caso di autonomia tra i membri e prossimità degli impianti di generazione con la possibilità di gestire l’energia da fonti rinnovabili in varie forme. Le Comunità Energetiche dei Cittadini al contrario non si caratterizzano per l’autonomia e la prossimità delle fonti e possono gestire soltanto l’elettricità prodotta non solo da fonti  rinnovabili ma anche fossili. In base alle direttive, sia la Comunità energetica Rinnovabile sia la Comunità Energetica dei Cittadini definiscono un soggetto unico caratterizzato dalla partecipazione volontaria con lo scopo di raggiungere benefici ambientali, economici e sociali per i soci e per il territorio.
La Comunità Energetica dei Cittadini è controllata da membri o soci che: siano persone fisiche, autorità locali,  incluse le amministrazioni comunali, gli enti di ricerca e formazione, del terzo settore e di protezione ambientale nonché le amministrazioni locali. Caratterizzano i partecipanti alle Comunità Energetiche la produzione per l’autoconsumo da fonti rinnovabili di potenza non superiore a 200 kW e l’ubicazione degli utenti nella rete elettrica di bassa tensione, sotto la stessa cabina di media – bassa tensione. L’energia condivisa è pari al minimo, tra l’energia elettrica prodotta ed immessa in rete dagli impianti di comunità e quella prelevata dall’ insieme dei membri associati. Inoltre per i sistemi di accumulo e per far coincidere produzione e consumo sono previste tariffe incentivanti che remunerino l’energia auto consumata. Se l’impianto non sia stato installato prima del 1 marzo 2020 può beneficiare di un incentivo cumulabile con le detrazioni fiscali, pari a : 100 €/mWh per energia condivisa per l’autoconsumo collettivo, quindi per lo stesso edificio o condominio e sempre 110 €/mWh per l’energia condivisa dalle Comunità Energetiche Rinnovabili

I vantaggi derivanti dall’ adesione alla comunità energetica

Risparmio economico per la minore incidenza delle componenti variabili della bolletta. Valorizzazione dell’energia prodotta grazie a scambio sul posto, ritiro dedicato, ecc. Agevolazioni fiscali,  realizzare un impianto fotovoltaico sul tetto di un edificio rientra negli interventi di ristrutturazione. Produzione di energia da fonti rinnovabili locali, quali i microimpianti idroelettrici, il fotovoltaico, le biomasse, il biogas, l’eolico, la cogenerazione e il biometano. Ridotti impatti ambientali, per le minori emissioni di anidride carbonica e gas climalteranti. Dare attuazione alle prerogative della Sharing Economy, adattarsi quindi ad un nuovo modello di distribuzione di beni e servizi, in questo caso dell’energia. Le comunità hanno messo in atto azioni per il risparmio energetico, tramite interventi gestionali, come ad esempio la regolazione dei consumi domestici che tutti noi possiamo attuare e di tipo impiantistico con la riduzione dell’ energia consumata grazie all’ impiego di tecnologie più efficienti.

La situazione in Italia e in Europa

Ad oggi si contano 26 esperienze,  per il 26,61 %  al nord, 11,53% al centro, 61,86% al sud e isole. I promotori spaziano da associazioni ambientaliste, fondazioni, singoli comuni o loro unioni, università, consorzi, ecc. Gli obiettivi variano dal contrasto alla povertà energetica; ridurre i costi in bolletta; incrementare le energie rinnovabili, partecipare a progetti dei transizione energetica; favorire la collaborazione tra pubblico e privato ecc. Nella quasi totalità dei casi ad essere condivisi sono impianti fotovoltaici per una potenza di circa 1 Gwh anche se l’auspicio è quello di integrarle con una o più fonti rinnovabili. In cima alla classifica la Germania con 1750, seguita a grande distanza da Danimarca con 700, Paesi Bassi 500, Regno Unito 431, Svezia 200, Francia 70, Belgio e Polonia 34, Spagna 33.

Le risorse finanziarie previste

Investimenti sul fronte delle Comunità Energetiche sono previsti nel PNRR con la missione 2, componente 2, investimento 1.2 promozione rinnovabili per il consumo energetico e l’autoconsumo che stanzia 2,20 miliardi per il miglioramento e l’estensione della  produzione di energia verde delle comunità energetiche. L’obiettivo è sostenere esperienze nate in comuni con meno di 5 mila abitanti nei quali installare 2000 Mw rinnovabili per una produzione di 2500 Gwh all’ anno anche allo scopo di ridurre le emissioni di 1,5 milioni di tonnellate di anidride carbonica all’ anno. Il decreto legislativo 199/2021 in attuazione della misura del PNRR definisce criteri e modalità per la concessione di finanziamento a tasso zero fino al 100% dei costi ammissibili, per lo sviluppo della comunità energetiche, così come definite nell’articolo 31, nei piccoli comuni attraverso la realizzazione di impianti di produzione di FER, anche abbinati a sistemi di accumulo di energia. Le comunità energetiche non camminano da sole ma spesso hanno bisogno di essere inserite nel contesto delle Green Communities.

Cosa si intende per Green Communities

Comunità strutturate per la gestione integrata e certificata del patrimonio forestale delle aree interne, tramite lo scambio dei crediti di carbonio, gestione della biodiversità, certificazione della filiera del legno,  produzione di energia rinnovabile, efficientamento energetico e integrazione di impianti e reti intelligenti, rifiuti zero, sviluppo agricolo sostenibile. A regolarli una apposita strategia nazionale, nata tra il 2015 e il 2016 come collegato ambientale alla finanziaria del dicembre 2015 ed inserita nella Strategia Nazionale per lo Sviluppo Sostenibile al quale il PNRR con lo stanziamento di 135 milioni di € per la creazione di 30 nuove Green Communities, intende dare attuazione.

Saranno Piemonte, Emilia Romagna ed Abruzzo in una prima fase a sperimentare il progetto del PNRR per le Green Communities.

I progetti pilota scelti per i quali  è destinata la cifra totale di 6 milioni di € sono Terre del Monviso, nel territorio del Monviso in provincia di Cuneo, la Montagna del Latte nell’ Appennino reggiano, il parco Sirente Velino in provincia di l’Aquila

Anche in altre regione sono in fase  “progettuale” esperienze di sicuro interesse. È il caso del sud dell’ Umbria, nella zona dell’ alto orvietano, dove si stanno muovendo i primi passi per la costituzione della Green Community dell’ Umbria Etrusca che vede in prima linea i comuni di Allerona, Baschi, Castel Viscardo, Fabro, Ficulle, Parrano, San Venanzo in provincia di Terni

Sempre nella territorio dell’ alto orvietano, nella piccola frazione di San Vito in Monte nel comune di San Venanzo è nato a fine 2021 il primo esempio di Comunità Energetica Rinnovabile della regione Umbria. Dieci utenze tra domestiche e artigianali/commerciali che condividono l’energia prodotta da un impianto fotovoltaico della potenza di 40 Kwp installato sul tetto di un capannone di uno dei soci.

Quelli citati sono soltanto alcuni casi di Comunità Energetiche e Green Communities ma numerosi altri sono pronti ad aggiungersi, anche sulla spinta del PNRR per fornire una possibilità di sviluppo ad aree svantaggiate, come quelle interne e montane anche per garantire una strada contro lo spopolamento.

Per maggiori informazioni sulle comunità energetiche  è possibile consultare l’ Orange Book 2022.