GREEN CRIMES, PIÙ FACILE SCOPRIRE I COLPEVOLI

Un approccio multidisciplinare alla scoperta dei crimini verdi, tenendo conto delle nuove direttive approvate dal Parlamento Europeo.

AMBIENTE
Emma Meo
GREEN CRIMES, PIÙ FACILE SCOPRIRE I COLPEVOLI

Un approccio multidisciplinare alla scoperta dei crimini verdi, tenendo conto delle nuove direttive approvate dal Parlamento Europeo.

Dagli anni ’90, la criminologia verde si occupa di studiare i crimini da un punto di vista ambientale, cercando di comprendere quali essi siano, chi li commette e, soprattutto, chi ne è vittima.

Fin dal primo momento non si è potuto fare a meno di riflettere sul capitalismo – il sistema economico i cui insostenibili ritmi di produzione sono dettati da una domanda, influenzata da molteplici fattori, da parte dei compratori – e sulla nostra concezione di “vittima”. Pioniera l’argomentazione anti-specista del sociologo Piers Beirne: la narrazione vigente, per la quale tendiamo a scordare che siamo animali esattamente come gli altri, ci è utile per poter sminuire la sofferenza e l’importanza degli animali non umani in favore di uno stile di vita che ci è comodo, sia a tavola sia per il profitto. Secondo questa volontà di ampliare la categoria, andremo a includere tutti gli animali e gli interi ecosistemi ma persino a definire un nuovo reato, l’<ecocidio>. Recentemente il Parlamento Europeo ha approvato, con quasi 500 voti a favore, una nuova direttiva che riconosce i crimini ambientali, ovvero tutte quelle attività umane portate avanti nonostante la consapevolezza della rovina a cui ci porteranno.

L’azione mirata necessita di una definizione

Reati commessi contro l’ambiente” non può bastare a comprendere la portata e le conseguenze, spesso sul lungo periodo, che certe azioni hanno sugli ecosistemi e sulle specie, animali umani inclusi, in termini di benessere e salute. Il criminologo Nigel South, in “Green Criminology”, suddivide i crimini verdi in primari, quando danneggiano direttamente l’ambiente ed i suoi membri, e in secondari, quando originano dalla violazione di norme che mirano a tutelare l’ambiente, tra i quali possiamo annoverare altresì la violenza contro i gruppi ambientalisti da parte dello Stato, come l’intentare di azioni legali.

crimini verdi
Nei crimini verdi primari sono inclusi l’inquinamento idrico ed atmosferico, l’abuso di animali e la deforestazione. Sono azioni che danneggiano direttamente l’ecosistema e che degradano le risorse planetarie necessarie per la sopravvivenza di tutti gli animali ed i vegetali presenti sulla Terra

Frutto delle ricerche del sociologo Brian Wolf sono le quattro categorie degli “eco-criminali”. Come individui ognuno di noi commette quotidianamente delle azioni che, difficilmente, non rientreranno nella prima o nella seconda tipologia di green crimes: per esempio, danneggiamo l’ambiente in modo diretto con l’abbandono dei rifiuti ma lo facciamo anche indirettamente quando acquistiamo prodotti che contribuiscono all’inquinamento – l’industria del tessile con il “fast fashion”, o moda veloce, è una delle più inquinanti per emissioni di anidride carbonica e per la fabbricazione di scarti che vengono rilasciati, sia a terra che in acqua, in Paesi del mondo lontani dai nostri occhi di clienti privilegiati.

Sicuramente tanti piccoli crimini quotidiani hanno il loro peso nel bilancio dell’inquinamento, ma le maggiori percentuali di eco-criminali riguardano gli Stati per le operazioni militari, la criminalità organizzata che con la corruzione riesce ad ottenere quello che vuole, spesso da governi e funzionari locali, e le imprese private, il cui unico scopo è massimizzare i profitti senza preoccuparsi di quanti cadaveri, prima o poi, lasceranno dietro il loro passaggio.

Montgomery Burns, dalla serie animata “The Simpson”
Molti avranno riconosciuto Montgomery Burns, dalla serie animata “The Simpson”. Il ricco e stereotipato proprietario della centrale nucleare di Springfield non ha remore nell’inquinare le acque con le scorie nucleari o, come vediamo nell’immagine, a collezionare capi d’abbigliamento derivanti da animali non umani, meglio se esotici ed in via d’estinzione.

Come preannunciato, la vittimologia deve subire una rivisitazione: non solo deve includere tutte le forme di vita, ma anche prendere coscienza che l’inquinamento ed il cambiamento climatico non colpiscono tutti e tutte allo stesso modo.

Dagli studi di Gary Potter, di Susan Buckingham e Rakibe Kulcur e di molte altre persone sappiamo che le fasce con il reddito più basso ne subiranno maggiormente gli effetti e, di frequente, questo combacia con l’essere persone razzializzate e donne.

Eco Gender Gap, le donne come caregivers del Pianeta

Numerose ricerche, tra cui quella della Mintel Group – società globale di ricerche di mercato con sede nel Regno Unito –, concludono che le persone più impegnate a rendere le proprie abitudini maggiormente ecosostenibili sono proprio le donne.

Mintel eco gender gap
Come si evince dall’immagine, dati risalenti al 2018 mostrano la disparità tra uomini e donne rispetto al riciclo, all’uso di acqua e del riscaldamento per cercare di sprecare e consumare meno.

I motivi alle spalle sono molteplici: da un lato il ruolo della donna ancora rilegato ai lavori domestici e di cura fa sì che siano esse a fare acquisti nel rispetto dell’ambiente, mentre dall’altro è evidente un sottrarsi, da parte della popolazione maschile, da pratiche necessarie come la raccolta differenziata. Si è venuto a creare un vero e proprio eco gender gap – meno tangibile tra le nuove generazioni che sono massivamente più responsabili da un punto di vista ambientale – da attribuirsi ad una malsana associazione tra ambientalismo e femminilità.

Come scrive Despentes nel suo libro “King Kong Theory”, la femminilità e la mascolinità esistono solamente se in contrapposizione l’una con l’altra, pertanto, sarebbe possibile che un minor numero di uomini assumano comportamenti etici nel quotidiano per timore di perdere la propria mascolinità. Come se questa si potesse dimostrare esclusivamente con la sottomissione dell’ Altro”, che siano altre persone, animali non umani, vegetazione o l’ambiente in generale. Le donne e le persone socializzate tali, invece, è proprio in questo Altro che si identificano, come esplicita De Beauvoir ne “Il secondo sesso”, a causa dell’educazione a loro somministrata e che, per questo, siano più concentrare nel prendersi cura di tutti, fuorché di loro stesse.