HAIM SABAN, IL PAPÀ DEI POWER RANGERS (17)
La collaborazione tra Haim Saban e Shuki Levy è considerata una delle partnership musicali più prolifiche della storia della televisione. Insieme hanno realizzato oltre 200 opening themes e circa 4.000 brani
Come due musicisti crearono 200 sigle leggendarie e 4.000 tracce musicali – parte 17
In questa rubrica abbiamo presentato alcuni dei grandi miti dell’animazione giapponese degli anni ’70, ’80, ’90 e 2000. Continueremo la nostra mini-enciclopedia con reportage e approfondimenti dedicati ai titoli ormai entrati nella storia di anime e manga, così come ai loro autori.
Tra le figure che hanno segnato profondamente l’immaginario televisivo di più generazioni spicca Haim Saban, entrato nella storia dell’intrattenimento come l’architetto sonoro dell’infanzia degli anni ’80 e ’90 e, soprattutto, come il papà dei Power Rangers.
Una collaborazione creativa straordinaria
La collaborazione tra Haim Saban e Shuki Levy è considerata una delle partnership musicali più prolifiche della storia della televisione. Insieme trasformarono semplici sigle per programmi destinati ai bambini in veri e propri fenomeni culturali globali, realizzando oltre 200 opening themes e circa 4.000 brani tra colonne sonore, temi strumentali e jingle televisivi.
Il loro rapporto non era soltanto professionale: era una vera fusione di talenti complementari, durata oltre venticinque anni.
Due personalità complementari
Shuki Levy, chitarrista virtuoso formatosi tra Tel Aviv e New York, portava nel duo una grande competenza tecnica e una straordinaria sensibilità per gli arrangiamenti musicali. Haim Saban, invece, contribuiva con melodie semplici ma efficacissime, testi immediati e un forte istinto commerciale, capace di trasformare una sigla in un elemento chiave del successo di una serie.
I due lavoravano spesso per 12–18 ore al giorno negli studi della Scotti Brothers Records di Los Angeles, provando continuamente nuove idee musicali. Secondo alcuni racconti dell’epoca, testavano persino le demo con piccoli gruppi di bambini delle scuole vicine. Il loro principio era semplice: “Se dopo dieci secondi non riescono a cantarla, allora non funziona.”
Una formula quasi matematica
Con il tempo, Saban sviluppò una vera e propria formula compositiva per le sigle televisive. Molte delle loro opening seguivano una struttura molto precisa:
- 8 secondi di intro con riff musicale immediatamente riconoscibile
- 25 secondi di strofa narrativa, che presentava personaggi e contesto della serie
- 30 secondi di ritornello, progettato per restare impresso nella memoria
- 7 secondi finali di outro, con un vero e proprio “logo sonoro”
Questo schema permetteva alle sigle di essere immediatamente riconoscibili e facilmente memorizzabili dal pubblico più giovane.
Innovazioni tecniche negli studi di registrazione
Saban e Levy erano anche molto attenti alla tecnologia musicale. Per la produzione delle loro sigle utilizzavano spesso attrezzature più avanzate rispetto alla media televisiva dell’epoca. Ad esempio, per alcune produzioni degli anni Ottanta come He-Man and the Masters of the Universe, lavorarono con registrazioni multitraccia molto più complesse rispetto agli standard televisivi del periodo. Questo contribuì a creare un suono più ricco e dinamico, che distingueva le loro produzioni da molte altre sigle televisive.
Aneddoti dalle sessioni di registrazione
La loro lunga carriera è ricca di aneddoti curiosi. Per il tema di Inspector Gadget, ad esempio, furono registrate numerose variazioni musicali prima di trovare l’equilibrio perfetto tra ironia e mistero che avrebbe reso il brano immediatamente riconoscibile. Nel caso dei Power Rangers, la celebre sigla “Go Go Power Rangers” – interpretata da Ron Wasserman – divenne uno dei brani più iconici della televisione degli anni Novanta.
Molti musicisti di studio di Hollywood parteciparono alle registrazioni, contribuendo con chitarre elettriche, sintetizzatori e arrangiamenti che avrebbero definito il suono di un’intera generazione televisiva. La collaborazione tra Haim Saban e Shuki Levy dimostra come la musica possa diventare un elemento centrale nella costruzione di un franchise televisivo. Le loro sigle non erano soltanto introduzioni ai programmi: erano parte integrante dell’identità delle serie.
Un modello creativo che avrebbe influenzato profondamente la televisione per ragazzi negli anni successivi.
Continua nella prossima uscita. Per leggere l’intero reportage e gli altri approfondimenti, clicca sui nomi degli autori che hanno firmato questo articolo: troverai tutti i loro contributi

