I CITTADINI E IL FUTURO SOSTENIBILE DELL'UE

Nell’ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa un gruppo di cittadini comunitari ha avanzato proposte su cambiamento climatico, ambiente e salute.

AMBIENTE
Pamela Preschern
I CITTADINI E IL FUTURO SOSTENIBILE DELL'UE

Nell’ambito della Conferenza sul Futuro dell’Europa un gruppo di cittadini comunitari ha avanzato proposte su cambiamento climatico, ambiente e salute.

Un forum sovranazionale per elaborare e condividere idee per l’Europa del futuro. Sono i quattro panel tematici della Conferenza sul Futuro dell’Europa, voluta da Emmanuel Macron, presidente della Francia, attualmente alla guida del semestre europeo per rivitalizzare il progetto europeo. Ottocento cittadini europei (duecento per ogni gruppo) estratti a sorte e diversificati per età, genere, condizione sociale chiamati a discutere su questioni di attualità e a formulare specifiche raccomandazioni rivolte alle istituzioni UE.

Il panel tematico su clima, ambiente e salute

Tra i panel che hanno concluso i lavori c’è il terzo, dedicato a cambiamento climatico, ambiente e salute, temi prioritari per la cittadinanza, stando ai recenti sondaggi. L’attività di questo, come degli altri gruppi, si è articolata in tre sessioni: una prima, introduttiva a Strasburgo lo scorso ottobre, seguita da una seconda in modalità virtuale, finalizzata a identificare temi e posizioni prioritari. In quella finale, tenutasi in modalità ibrida (virtuale e in presenza a Natolin/Varsavia) dal 7 al 9 gennaio scorsi i partecipanti hanno definito 51 specifiche raccomandazioni , presentate durante il weekend del 21-23 gennaio scorsi alla Conferenza plenaria composta, oltre che dai cittadini, anche da rappresentanti istituzionali sia nazionali che europei.

Le proposte avanzate in materia di clima e ambiente hanno riguardato nello specifico: l’agricoltura sostenibile, nel rispetto dell’ambiente e del benessere animale; la protezione del suolo, dei mari e dei fiumi dai pesticidi; il miglioramento del trasporto pubblico verso le zone periferiche e rurali; l’economia circolare; un sistema di etichettatura unificato per tutti i prodotti; la creazione di una piattaforma dell’UE sui cambiamenti climatici; un maggior rimboschimento; un migliore accesso a cibi e bevande sani.  Quanto alla salute, le raccomandazioni si sono concentrate su: rafforzamento delle competenze e dei sistemi sanitari dell’UE; parità di accesso all’assistenza sanitaria; maggiori investimenti in ricerca, banche dati comuni e prevenzione sanitaria, in particolare sulla salute mentale.

Il primo esperimento di democrazia partecipativa in UE

Si tratta di temi e relativi sottotemi su cui i cittadini si sono confrontati, avanzando suggerimenti per un’Europa migliore. E che hanno coinvolto donne e uomini in un grande esperimento di democrazia partecipativa e deliberativa, il primo nella storia dell’UE. Un esperimento che non riguarda solo i panel come gruppi di discussione ma anche la piattaforma digitale multilingue, definita “l’hub di tutte le idee”. Un contenitore virtuale su cui finora sono state condivise circa 13.000 idee e registrati oltre 40.000 partecipanti e aperto alle proposte di tutti i cittadini (non solo gli 800 estratti a sorte)

Come per gli altri temi discussi anche sulla lotta contro i cambiamenti climatici e i danni ambientali, chiunque può fornire il proprio contributo scegliendo la modalità che preferisce tra: la condivisione di idee, la partecipazione a eventi organizzati in diversi paesi europei, l’organizzazione di un proprio evento.

Per quanto riguarda il clima e l’ambiente le proposte interessano le seguenti categorie:

  • l’uso efficiente delle risorse in termini di: agricoltura sostenibile; energia pulita; industria sostenibile (con riferimento a metodi di produzione più rispettosi dell’ambiente e una maggiore competitività delle industrie europee); costruzioni sostenibili volte alla riduzione dell’impatto ambientale dell’edilizia), una mobilità sostenibile che promuova mezzi di trasporto eco-friendly;
  • il ripristino della biodiversità attraverso la riduzione dell’inquinamento e la protezione dell’equilibrio dell’ecosistema;
  • una transizione giusta e inclusiva con l’eliminazione graduale dei combustibili fossili e un sostegno a territori (e industrie) ad alta intensità di combustibili fossili e carbonio nella riconversione delle loro economie.
  • Conference on the Future of Europe (CoFoE) – Plenary session

Il nucleare e il gas nella tassonomia europea

Un argomento che ha suscitato ampie divergenze di opinioni nel panel dei cittadini impedendo di raggiungere un accordo è stata l’inclusione del nucleare nel futuro energetico europeo. Alcuni hanno affermato la loro contrarietà all’energia dell’atomo per gli effetti nocivi sull’ambiente, dovuti principalmente al rilascio di scorie radioattive; altri si sono mostrati favorevoli ribadendo l’impatto del carbone sull’ambiente ed esprimendo il timore di un ulteriore aumento dei costi energetici.

Si tratta evidentemente di una materia spinosa che riproduce “in basso” i contrasti presenti “in alto”, ossia tra i paesi: si oppongono al gas e nucleare l’Austria (intenzionata a muovere un’azione legale contro la Commissione col sostegno del Lussemburgo), così come la Danimarca e la Svezia. La Germania, coi Verdi al governo, è tiepidamente contraria al nucleare e favorevole al gas e ha scelto la linea attendista, mentre l’Italia non ha espresso una posizione ufficiale netta pro o contro ma che ha espresso in due referendum a distanza di vent’anni uno dall’altro la sua contrarietà. La Francia è nettamente a favore dell’impiego dell’energia nucleare.

Con il risultato che nelle raccomandazioni ci si è limitati a un generico riferimento agli incentivi per le rinnovabili.

Tra le voci discordanti degli Stati membri e dei cittadini lo scorso 2 febbraio il collegio dei Commissari ha adottato l’atto delegato complementare con cui ha riconosciuto la sostenibilità ambientale di gas naturale e nucleare, inserendoli nella tassonomia europea, seppure a determinate condizioni. Sembra che l’urgenza di ridurre le fonti fossili inquinanti e al tempo stesso di assicurare una maggiore autonomia energetica all’UE abbia spinto l’esecutivo considerare l’inclusione delle due fonti nel mix energetico europeo. Perlomeno in una fase transitoria, in attesa dello sviluppo ulteriore delle rinnovabili. Eppure, secondo alcuni consulenti della stessa Commissione europea, questa soluzione non consentirà il raggiungimento dell’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050.

A breve l’atto delegato passerà ai co-legislatori europei (Parlamento e Consiglio) che dovranno decidere se approvarlo o bocciarlo. Nel caso non emergessero opposizioni formali da parte dei paesi e dell’Eurocamera le nuove regole entreranno in vigore a gennaio 2023. È ancora presto per prevedere tempistiche e risultati, considerate le posizioni contrarie di più schieramenti in seno al Parlamento europeo e agli Stati membri. Quello che è chiaro è che, concluso il lavoro del panel, i cittadini non avranno più voce sulla questione.

Quanti vogliono ancora avanzare proposte e commentare su tematiche prioritarie la cui gestione richiede un approccio sovranazionale possono ancora farlo. attraverso la piattaforma digitale. Nell’auspicio che le conclusioni della Plenaria e la relazione che verrà presentata alle istituzioni UE sull’esito finale della Conferenza tengano conto delle loro posizioni e input. Anche se poi il rilievo che i loro input avranno nelle scelte finali dei decisori politici resta un’incognita.