I COMBUSTIBILI FOSSILI TRA PRESENTE E FUTURO

Il tema del cambiamento climatico è attuale e prioritario nelle politiche dell’UE. I combustibili fossili sono tra i responsabili dell’inquinamento atmosferico. Favorire la ricerca di fonti di energia rinnovabile è una necessità più che un’opzione.

AMBIENTE
Pamela Preschern
I COMBUSTIBILI FOSSILI TRA PRESENTE E FUTURO

Il tema del cambiamento climatico è attuale e prioritario nelle politiche dell’UE. I combustibili fossili sono tra i responsabili dell’inquinamento atmosferico. Favorire la ricerca di fonti di energia rinnovabile è una necessità più che un’opzione.

È un dato di fatto: la gran parte delle emissioni antropogeniche con effetti nocivi sull’uomo e sull’ambiente è di origine energetica, tra cui rientrano le fonti fossili. Sono queste a produrre emissioni, in particolare di anidride carbonica (CO2), che figurano tra le cause del cambiamento climatico. La relazione tra emissioni e concentrazione atmosferica di CO2 è evidente così come il rapporto tra quest’ultima e l’aumento della temperatura terrestre, la cosiddetta sensibilità climatica.

Dal 2015 la crescita delle emissioni di anidride carbonica non si è mai arrestata. Seppure si sia registrata una loro lieve riduzione lo scorso anno dovuta alla pandemia e al conseguente rallentamento delle attività economiche e produttive, non ci sono stati miglioramenti per quanto riguarda la concentrazione del gas. Come fare per fermare questo trend e affrontare ciò che ormai non può più definirsi cambiamento, bensì una vera e propria crisi climatica?

Individuata la necessità di una progressiva decarbonizzazione l’UE ha presentato con il Green Deal un piano globale e ambizioso che mira a conseguire la neutralità climatica entro il 2050. con un target intermedio di riduzione delle emissioni di CO2 del 55% entro il 2030. Per raggiungere o perlomeno avvicinarsi all’obiettivo, occorre lavorare su più livelli. Innanzitutto promuovere la riduzione le fonti di energia fossili (quali carbone, petrolio, gas naturale) in diversi settori, aumentando il ricorso a fonti sostenibili di energia (idroelettrica, solare, eolica e biomasse).

Le strategie di decarbonizzazione europee includono, tra le varie, misure di natura fiscale che attraverso la fissazione di un tetto massimo di emissioni e la possibilità di scambiare quote di emissione tra Stati, mirano a limitare la quantità di CO2. E’ così che funziona l’ETS (European Emission Trading System) che prevede l’allocazione di una quantità specifica di quote agli Stati, superate le quali se ne possono comprare altre da paesi virtuosi e a condizioni economiche progressivamente svantaggiose. Lo scopo è offrire un incentivo a investire in innovazione e in alternative energetiche ”pulite”. Altra misura impiegata a livello europeo è la tassa sul carbonio (carbon tax) che, a differenza del sistema ETS, non impone un limite alle quantità di emissioni di CO2, bensì un prezzo che dovrebbe contribuire a sostenere i costi della transizione. Altri provvedimenti riguardano la sostituzione delle fonti fossili con combustibili liquidi di derivazione biologica e gassosi come il biometano (biogas ricavato da scarti e liquami depurato della CO2) e l’idrogeno verde, ottenuto attraverso l’elettrolisi dell’acqua.

Anche noi cittadini nella nostra quotidianità possiamo contribuire alla green economy modificando le abitudini in diversi ambiti: in quello abitativo, ad esempio, attraverso l’uso dei pannelli solari per il riscaldamento; alimentare, riducendo il consumo di carne, per la cui produzione vengono emesse ingenti quantità di metano. Così come nel settore dei trasporti, privilegiando per le brevi distanze la “mobilità dolce”, ovvero l’uso della bicicletta del monopattino o spostandoci a piedi e scegliendo per le lunghe distanze i mezzi pubblici o in condivisione (car sharing). Inoltre possiamo modificare i nostri consumi, aumentando il riciclo e il riuso di materie prime e prodotti finali a beneficio di un’economia circolare.

Partendo dal presupposto che l’energia elettrica da fonti rinnovabili offre rendimenti notevolmente maggiori rispetto a quella ricavata da combustibili fossili, è necessario tenere ben a mente alcune caratteristiche peculiari delle fonti “pulite”. Innanzitutto l’intermittenza, che richiede adeguati mezzi per l’accumulo di energia elettrica e un nuovo modello di distribuzione che sostituisca l’attuale “a stella” con un flusso unidirezionale tra generatore e utente regolare e prevedibile. È quanto sta accadendo con lo sviluppo di reti (le smart grid) che consentono una distribuzione bidirezionale secondo una struttura “a rete” che rende possibile lo stoccaggio dell’energia e la restituzione di questa quando è necessario.

Se gli ostacoli tecnologici sono stati in gran parte superati (eccetto qualche lacuna tuttora permanente nel sistema di accumulo di energia elettrica per il trasporto “pesante”) rimangono resistenze sia di natura economica, che di natura culturale. Eppure la società civile sta dimostrando sensibilità sul tema. Recentemente è stata presentata un’iniziativa dei cittadini europei per vietare la sponsorizzazione dei combustibili fossili, per tutti i tipi di veicoli ad uso privato e per le aziende che li estraggono, producono, distribuiscono e vendono (la Ban Fossil Fuel Advertising and Sponsorships). Alla proposta, giudicata legalmente ammissibile e registrata dall’esecutivo europeo, è seguito l’avvio della raccolta firme: se entro il prossimo anno si raggiungeranno un milione di sottoscrizione da parte di almeno 7 Stati membri, la Commissione europea dovrà decidere se dar seguito o meno all’iniziativa.

Anche le organizzazioni ambientali si sono recentemente espresse contro le fonti fossili. Venti di queste, incluse Legambiente, WWF e Climate Action Network (CAN) Europe si sono opposte all’uso del gas fossile come fonte energetica per facilitare la transizione verso la decarbonizzazione dell’UE. In un Manifesto da loro presentato chiedono l’eliminazione entro il 2035 del gas fossile, responsabile delle emissioni di diossido di carbonio e metano e l’introduzione di un sistema energetico completamente rinnovabile.

Alla proattività del terzo settore, si aggiunge la disponibilità delle istituzioni europee ad accogliere i pareri dei cittadini e dei portatori di interesse. Nei mesi scorsi la Commissione europea ha avviato una consultazione pubblica su un regolamento per facilitare l’accesso al mercato di gas rinnovabili e a basse emissioni di carbonio e che dovrebbe esser adottato entro la fine del 2021.

Si tratta di iniziative che si inseriscono nel contesto del pacchetto di misure previste nell’ambito dei programmi a difesa del clima e della biodiversità del Green Deal, “Fit For 55” per una riduzione del 55% delle emissioni entro il 2030. A cui si aggiungono i negoziati, attualmente in corso, sulle regole del mercato del gas in Europa. È evidente come le politiche energetiche e climatiche siano al centro dell’attenzione dell’UE e della società civile, ora più che mai. E con esse la discussione sui combustibili fossili. Speriamo che l’attenzione e sensibilità di tutti si mantenga alta e che alle idee e suggerimenti avanzate seguano azioni concrete. Compresi l’abbandono di alcune vecchie (e dannose) abitudini e l’adozione di comportamenti virtuosi che dimostrino rispetto e cura della nostra salute e quella del nostro pianeta.