I funghi, insospettabili predatori

Sono diverse le tecniche attraverso le quali i funghi, come dei cacciatori, intrappolano le loro prede per cibarsene.

AMBIENTE
Emma Meo
I funghi, insospettabili predatori

Sono diverse le tecniche attraverso le quali i funghi, come dei cacciatori, intrappolano le loro prede per cibarsene.

Ci vorrebbero altri mille anni per descrivere l’intero mondo dei funghi” afferma il Royal Botanic Gardens di Kew, in Inghilterra, nel suo report annuale sullo stato di piante e funghi nel mondo. Delle 3 milioni di specie stimate da un punto di vista di biodiversità, infatti, ne sono state classificate solamente 700.000, ognuna con caratteristiche e capacità uniche. Da colori e forme improbabili, i funghi ci accompagnano nella nostra evoluzione ormai da un miliardo di anni. Ebbene sì, uno studio risalente al 2019 colloca i primi microfossili fungini nel Canada Artico durante il Proterozoico, l’eone che raggruppa molte ere geologiche a partire da 2,5 miliardi di anni fa.

Una figura misteriosa il fungo che, nel nostro immaginario, oscilla tra l’essere una necessità – come fu per Perseo, il quale secondo il mito si dissetò con dell’acqua trovata sopra un fungo e fondò la città di Micene – ed un qualcosa di magico associato alla stregoneria. Le sostanze che si possono trovare al suo interno, velenose oppure dalle potenzialità allucinogene, fanno sì che varie popolazioni lo considerassero anche come un accesso al mondo delle divinità.

Il geometrico ma puzzolente Clathrus ruber a sinistra, lo stellato Astraeus hygrometricus a destra.
Il geometrico ma puzzolente Clathrus ruber a sinistra, lo stellato Astraeus hygrometricus a destra.

Il loro utilizzo come risorse alimentari è sempre più frequente, soprattutto per chi cerca delle alternative alla carne animale, ma sono anche al centro di numerose ricerche per applicarli in vari campi d’azione, dalla gestione di insetti – pensiamo, per esempio, alla Beauveria bassiana che ci aiuta a liberarci del vettore della malaria, la zanzara Anopheles, parassitandola – alla scoperta dei nuovi antibiotici, come fu per la Penicillina nel 1928.

Come si nutrono i funghi?

I funghi sono organismi eterotrofi. Ciò significa che non sono in grado di ricavare autonomamente le molecole organiche, utili per il loro nutrimento, a partire dalle molecole inorganiche – come invece fanno gli organismi vegetali che riescono a nutrirsi convertendo l’anidride carbonica catturata dall’atmosfera. Come per il regno animale, quindi, il fungo assorbe nutrienti dall’ambiente esterno – attraverso le sue pareti di chitina per la precisione – e se ne intuisce subito l’importanza nei cicli vitali degli ecosistemi: riuscendo a decomporre praticamente ogni cosa, dalla plastica al cherosene, il fungo ha il compito di rendere la materia nuovamente biodisponibile.

Oltre al saprofitismo e al parassitismo, non è raro trovare i funghi organizzati in delle simbiosi mutualistiche con degli organismi vegetali: si viene a formare una vera e propria rete sotterranea tra il micelio del fungo e le radici delle piante, attraverso la quale avviene lo scambio di nutrienti e di segnali chimici, che dipende anche dalla fauna che abita il terreno.

La Mycena nucicola fotografata da Arne Aronsen.
La Mycena nucicola fotografata da Arne Aronsen.

Tecniche di predazione

Sembra insolito, ma non tutti i funghi aspettano pazientemente che gli organismi muoiano per “cause naturali”. Gran parte del fungo, come abbiamo già detto, si sviluppa sottoterra, un luogo abitato non solo dalle radici delle piante ma anche da minuscoli esseri viventi come i nematodi – dei piccoli vermi di dimensioni variabili che si nutrono di piante e funghi oppure dell’altra fauna del suolo.

Stufi di essere prede, i funghi cambiano modo d’azione e richiedono vendetta.

Alcune specie, come quelle dell’ordine Zoopagales e Arthrobotrys oligospora, usano le proprie ife – le cellule allungate che si trovano sottoterra, a mo’ di radici – per formare dei veri e propri cappi che vanno a bloccare, intrappolare a tutti gli effetti, il verme che sfortunatamente ci passa in mezzo. Tramite interazioni biochimiche a livello molecolare, infatti, il fungo “sente” la presenza del verme e stringe la sua presa sulla preda.

In foto, il fungo commestibile chiamato comunemente “ostrica”, il Pleurotus ostreatus
In foto, il fungo commestibile chiamato comunemente “ostrica”, il Pleurotus ostreatus

A tal scopo vengono formate anche delle vere e proprie zone adesive che non lasciano scampo a chi le transita; a quel punto il nematode, impossibilitato a muoversi, rimane lì a morire per poi essere degradato dal fungo e diventare la sua fonte di cibo.