I MIRTILLI PERICOLOSI

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

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Stefano Grifoni
I MIRTILLI PERICOLOSI

I racconti del prof. Stefano Grifoni: ogni riferimento a fatti e personaggi non è puramente casuale.

Fabrizia e Flavia camminavano nel bosco. Era una giornata bellissima e faceva molto caldo. Talvolta si fermavano all’ombra di qualche albero e poi riprendevano la salita. Insieme cercavano una loro libertà interiore sognando di poter vivere un momento lontano dai rumori della città. “In questo silenzio sento il mio respiro e i battiti del cuore” disse Flavia . “Io sento gli odori della natura e dell’acqua del torrente che scorre sotto di noi” aggiunse Fabrizia. Per loro era un piacere essere lì in mezzo alla natura ospiti di un ambiente pieno di meraviglie da scoprire. “Camminare nel bosco mi rigenera, apre la mia mente mi fa dare il giusto peso alle cose” disse Flavia…“con la consapevolezza che siamo solo una piccola parte di tutto”. Parlavano mentre camminavano vicine l’una all’altra attraverso quella natura che le attirava da quando erano bambine.

Flavia talvolta inciampava e perdeva l’equilibrio. “Ma che scarpe ti sei messa per venire nel bosco?” chiese Fabrizia. “Le prime che ho trovato, ma non vanno bene, sono troppo leggere comunque io ci cammino lo stesso. Quando mi hai chiamato sono scesa subito da te e non ho pensato di cambiarle”. Uno scoiattolo si fermò a guardare Fabrizia. Lei gridò come se avesse visto qualcosa di terribilmente pericoloso. Flavia cominciò a ridere e conoscendo l’avversione per gli insetti e altri animaletti di Fabrizia cominciò a raccontare: “Sai nel bosco ragni e cavallette abitano dentro la corteccia degli alberi, bruchi e lumache nelle foglie degli arbusti, tra le radici degli alberi spesso scava la sua tana la volpe e la talpa”. “Ma che dici Flavia, qui volpi non ce ne sono”. Mentre diceva questo vide in lontananza passare un corpo rossiccio piccolo con una grande coda.

Certo, disse Flavia, in estate il bosco è proprio bello, l’odore delle pigne ancora impregnate di resina e quello delle bacche di ginepro. Fermiamoci qui un attimo. Guarda ci sono i mirtilli …”. Flavia ne colse uno un piò grosso e lo mangiò e poi un altro. Il sapore era gradevole anche se dentro c’erano tanti semini. Ne offrì qualcuno a Fabrizia che non era molto convinta di mangiare quei frutti. Dopo qualche minuto, Flavia cominciò a vedere alcuni animali che le giravano intorno e che le sorridevano. Lo disse a Fabrizia. Anche lei si sentiva strana. “Fabrizia siamo entrati in una fiaba” disse Flavia e mentre parlavano continuarono a mangiare i mirtilli che avevano raccolto fino a quando iniziarono i primi sintomi di un malessere che non riuscivano a decifrare.

“Meglio tornare indietro” disse Fabrizia, “speriamo di ricordarci dove abbiamo lasciato la macchina”. “Tu come ti senti?”, “Molto strana disse Flavia “ho tanta sete, forse un po’ di nausea e mi sembra che la bocca si stia seccando. E tu?”. “Lo stesso è che ho la sensazione come di aver bevuto molto e ho difficoltà a camminare ma per ora ce la faccio. Ho anche molto caldo e mi è iniziato un prurito su una parte del corpo”. Mentre parlavano a malapena raggiunsero la macchina. “Sei diventata tutta rossa e hai due occhi veramente grandi ma che hai fatto? disse Fabrizia guardando l’amica. Dobbiamo andare in ospedale, tu stai davvero male”. Quando arrivarono al pronto soccorso i sintomi si erano aggravati.

Fabrizia che stava un po’ meglio di Flavia disse al medico: “Stavamo passeggiando nel bosco forse ci ha punto un animale o non so cosa sia successo. Io sono allergica quasi a tutto. Mi sento il cuore in gola”. “Forse ha ragione sembra una allergia ha il volto rosso e mi diceva che aveva prurito diffuso su tutto il corpo, ho capito bene?” disse il medico poi si girò verso l’infermiera e le fece preparare cortisonici e antistaminici. Intanto Flavia stava peggiorando, lamentava vertigini e aveva gli occhi come iniettati di sangue e lo sguardo fisso e stupito. La sua pelle si era ricoperta di macchie rosse che ricordavano la scarlattina dei bambini. “Sembrano i sintomi di una violenta allergia, ma non capisco le allucinazioni e tutto il resto” disse il medico. “Prepariamoci a intubare nel caso che si verifichi un arresto respiratorio. Intanto rifletteva: “tutte e due allergiche a cosa? Nello stesso momento? Nel bosco?”. Era molto preoccupato anche perché le due ragazze non stavano meglio dopo le prime cure e anzi forse la terapia aveva peggiorato le condizioni cliniche di Flavia. Quindi, chiese ancora: “Dove siete state e cosa avete fatto da quando vi siete sentite male, cosa avete mangiato?”

Fabrizia ripeteva “Eravamo nel bosco… Flavia mentre delirava: Buoni questi piccoli frutti molto gradevoli ne volete anche voi? Volete assaggiarli? Il medico si girò di scatto: Quali frutti? domandò. Fabrizia rispose: “Dei grossi mirtilli…”. Grossi mirtilli? Il medico si precipitò a vedere sul computer i grossi mirtilli e chiamò subito gli altri medici presenti in Pronto soccorso … “Forse abbiamo due signore affette da intossicazione da belladonna. I frutti che hanno mangiato sono bacche lucide e nere di piccole dimensioni che sembrano mirtilli, ma non lo sono.” Chiamò subito il tossicologo che confermò la diagnosi. Fece preparare agli infermieri la lavanda gastrica e del carbone vegetale e la fisostigmina. Il dottore del pronto soccorso cercò delle immagini sul cellulare e le mostrò a Fabrizia che era sveglia mentre Flavia non rispondeva più. “Sono questi i mirtilli che averte mangiato? Fabrizia fece cenno di si. La terapia ebbe subito grande effetto e le due ragazze lentamente si ripresero.

Tornate alla normalità, iniziarono a guardarsi e a riflettere a voce alta su cosa era successo loro. Se avessero ritardato a raggiungere l’ospedale, le cose potevano andare diversamente e loro essere morte come aveva ripetuto più volte il medico sottolineando che una diagnosi tardiva avrebbe avuto conseguenze disastrose. “Meglio non pensarci” disse Fabrizia. “Che cosa interessante, sensazioni ed emozioni che sembravano essersi addormentate si risvegliano all’improvviso, si risveglia la vita” disse Flavia. Fabrizia le rivolse uno sguardo interrogativo ricordando che era stata proprio lei a porgerle le bacche nel bosco, ma conoscendola sapeva che non lo avrebbe mai ammesso. La ascoltò mentre diceva: “la vita è fatta di emozioni…” Fabrizia a quel punto aggiunse “L’importante è poterle raccontare, non credi?”.