I PESTICIDI NON SPAVENTANO LE VIOLE DI CAMPO

I fiori di campo si adattano all’inquinamento e ai pesticidi, ma alcuni insetti rischiano l’estinzione.

AMBIENTE
Andrea Maddalosso
I PESTICIDI NON SPAVENTANO LE VIOLE DI CAMPO

I fiori di campo si adattano all’inquinamento e ai pesticidi, ma alcuni insetti rischiano l’estinzione.

Negli ultimi anni, tra gli argomenti di dibattito sull’inquinamento non è mancato quello sugli effetti che quest’ultimo ha sullo stato di salute e la produttività di moltissimi insetti all’interno dell’ecosistema, soprattutto impollinatori.

In particolare, uno studio pubblicato sulla rivista New Phytologist ha rilevato come per effetto appunto di utilizzo di pesticidi nelle coltivazioni intensive e dagli effetti negativi prodotti dall’inquinamento elettromagnetico, si sia creato un “circolo vizioso” in cui i fiori tendono a rimpicciolire le loro dimensioni, con conseguenze collaterali sulla produzione di nettare.

Insomma, tra inquinamento elettromagnetico e uso di pesticidi sono due le forme viventi a subirne gli effetti, a una sempre più ridotta presenza di insetti impollinatori, si ha una sempre più crescente riduzione delle dimensioni dei fiori e quindi anche di produzione di nettare risultando dunque ancora meno allettanti per gli insetti che vano a impollinare.

VIOLE

Questo processo potrebbe portare nei decenni ad una rottura totale del legame tra fiori e impollinatori che da decine di milioni di anni ha tenuto in piedi il sistema della biodiversità, frutto proprio del nettare che le piante donano agli insetti così da garantire anche il trasporto del loro polline da un fiore all’altro, consentendo la fecondazione incrociata con altri fiori, e da essa la diversità genetica e dunque l’adattamento e l’evoluzione dei vegetali.

Viole di campo

I dati sulle piccole dimensioni dei fiori sono stati raccolti dai ricercatori dell’Università di Montpellier in particolare dalle viole di campo dalle quali i ricercatori hanno potuto rilevare un fenomeno che comunque avveniva anche decenni fa quando il problema non sussisteva, ossia l’autofecondazione.

In assenza di impollinatori il polline è capace di fecondare l’ovulo dello stesso fiore.

Questo fenomeno ci indica che le piante hanno la capacità di adattarsi comunque alla mancanza di impollinatori ma a scapito tuttavia della diversità genetica.

Oltre al venir meno quantitativamente la biodiversità, il punto critico si sposta allora sulla parte che non riesce ad adattarsi a questo cambiamento e cioè sugli insetti che, vedendosi privati del nettare, la loro sussistenza è messa a dura prova, in un circolo vizioso che si avvia così ad una possibile futura estinzione di alcune specie.